Quanto valgono le promesse mancate di Apple sull’Ai?
di Alessandro Longo
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Se c’è una chance per l’Italia di rientrare - dopo 40 anni - nella partita del nucleare, quella chance va giocata adesso e va giocata a livello di sistema (Stato, aziende, enti di ricerca) ma anche a livello europeo, perché non esiste un unico Paese, a oggi, che abbia tutte le competenze, le tecnologie e le risorse necessarie per affrontare una sfida così complessa, costosa e con effetti sul lungo periodo.
Perché oggi lo ha spiegato Nicola Rossi, Head of Innovation di Enel e membro del cda della nenonata Nuclitalia, la società controllata da Enel e partecipata da Ansaldo Energia e Leonardo per valutare ed eventualmente adottare o sviluppare tecnologie avanzate e opportunità di mercato nel settore del nuovo nucleare, intervenendo al panel «Quale nucleare e a quali condizioni» organizzato al Festival dell’Economia di Trento.
«Oggi perché le tecnologie esistenti, in via di sperimentazione e allo studio a livello globale permettono di avere un nucleare diverso da quello del passato», ha spiegato Rossi, riferendosi in particolare ai cosiddetti Small Modular Reactors (SMR), che hanno una potenza da 100 a 3-400 Megawatt contro una potenza fino a 1.600 Megawatt degli impianti attuali, su cui la ricerca è già a livello avanzato e di cui esistono alcuni prototipi nel mondo, in particolare in Cina e Russia.
Proprio la fase ancora sperimentale e prototipale di queste tecnologie consentirebbe all’Italia, ovviamente all’interno di un più ampio sistema integrato europeo, di inserirsi nella partita.
Oggi, inoltre, perché lo scenario è mutato - ha aggiunto Rossi: : «Nei prossimi anni assisteremo a un forte aumento dei consumi elettrici, che arriveranno a raddoppiare nel 2050, soprattutto per sostenere lo sviluppo della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale». Il nucleare non è un’alternativa alle rinnovabili ma, aggiunge Rossi, un «abilitatore, perché le complementa e risolve alcune criticità come l’intermittenza». È un pezzo della ricerca e parte di un sistema finlizzato alla decarbonizzazione nel 2050 e fondato su un mix energetico di cui il nucleare potrebbe rappresentare il 10-20%.