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Qualcomm punta sui data center per l’AI, il titolo vola in Borsa

La società prevede di raggiungere 40 miliardi di dollari di fatturato annuo nelle attività diverse dagli smartphone entro il 2029

di Biagio Simonetta

 REUTERS

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È forse una delle aziende rimaste più nascoste, da quando è esploso il boom dell’AI. Eppure i suoi processori continuano a essere centrali nel mondo mobile, essendo il cuore della maggior parte degli smartphone. Stavolta, però, la spinta è tutta verso l’AI. E più precisamente verso il mercato dei data center.

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Stiamo parlando di Qualcomm, gigante californiano che punta a ricavi annui superiori a 15 miliardi di dollari entro l’anno fiscale 2029. L’obiettivo, annunciato durante l’Investor Day di New York, è stato accolto positivamente dagli investitori, col titolo che ha aperto la seduta col +10%.

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La società prevede inoltre di raggiungere 40 miliardi di dollari di fatturato annuo nelle attività diverse dagli smartphone entro il 2029, raddoppiando il target fissato due anni fa. Di questi, circa 10 miliardi dovrebbero arrivare dal settore automotive, mentre i data center rappresentano la nuova area di espansione su cui il gruppo intende concentrare una parte rilevante degli investimenti.

Per Qualcomm si tratta di un cambio di passo significativo. L’azienda, storicamente identificata con i processori per smartphone (i famosi Snapdragon, punta ora a conquistare spazio nel segmento più redditizio dell’industria dei semiconduttori, quello dell’infrastruttura destinata all’intelligenza artificiale, dove oggi dominano aziende come Nvidia.

Secondo il direttore finanziario Akash Palkhiwala, i ricavi legati ai data center raggiungeranno i 5 miliardi di dollari già entro la fine del prossimo anno fiscale. A sostenere questa crescita contribuirà anche l’accordo annunciato con Meta, che utilizzerà il nuovo processore Dragonfly C1000 (chip che sarà disponibile dal 2028) e le successive generazioni nei propri data center.

Cristiano Amon, ceo dell’azienda californiana, ritiene che la diffusione degli agenti di intelligenza artificiale, modelli specializzati nello svolgimento di compiti specifici, favorisca l’architettura sviluppata da Qualcomm. Secondo il manager, l’esperienza maturata nella progettazione di chip ad alta efficienza energetica per smartphone rappresenta un vantaggio anche nei data center, dove il consumo elettrico è diventato uno dei principali vincoli alla crescita dell’intelligenza artificiale.

Parallelamente, Qualcomm intende ampliare la propria presenza anche nella progettazione personalizzata di chip per i grandi operatori cloud, entrando in concorrenza non solo con Nvidia e Intel, ma anche con un altro gigante come Broadcom, fra i principali protagonisti del mercato dei semiconduttori sviluppati su misura.

Intanto, la crescita dell’AI, alimenta anche nuovi screzi fra Stati Uniti e Cina. E più in particolare, stavolta, fra due big company come Anthropic ha e Alibaba. L’azienda di San Francisco ha accusato il colosso cinese di aver tentato di accedere in modo sistematico al proprio modello Claude attraverso migliaia di account fraudolenti per ottenere dati utili allo sviluppo dei propri sistemi di AI. La vicenda, su cui Alibaba non ha rilasciato commenti, conferma come la sfida tra le aziende non riguardi più soltanto la capacità di progettare chip sempre più potenti, ma anche il controllo dei modelli, dei dati e della proprietà intellettuale che costituiscono il nucleo della nuova corsa all’intelligenza artificiale.

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