Puglia, boom di esportazioni di pasta e oliodel barese
In crescita del 29,5% nel periodo gennaio-settembre 2024 rispetto allo stesso periodo del 2023. Altalenante l’ortofrutta
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Export di olio e pasta del barese sugli scudi nei primi 9 mesi del 2024, in crescita del 29,5% rispetto allo stesso periodo del 2023. L’agroalimentare si conferma così il principale motore dell’export pugliese, secondo i dati dell’analisi periodica del Research Department di Intesa Sanpaolo. A differenza dell’ortofrutta dall’andamento altalenante (stabile nel primo trimestre, calo nel secondo del 7,3% e forte rimbalzo nel terzo dell’11,8%), l’export di olio e pasta del barese ha registrato un trend costante. Tra gennaio e settembre 2024 l’export ha raggiunto, in valore, i 395 milioni di euro, 90 in più rispetto allo stesso periodo del 2023. Disaggregando il dato emerge che la variazione tendenziale è stata un crescendo: dal 25,8% del primo trimestre al 26,3% del secondo al 36,8% del terzo. A trainare è stato soprattutto l’export di olio certificato Evo Dop e Igp, 100% italiano, bio come conferma Riccardo Cassetta, alla guida dell’oleificio Levante di Andria, città cuore della produzione olivicola del barese. Il gruppo, sorto nel 1902, ha incrementato del 40%, in tutto il 2024, la parte estera del fatturato, in valore quasi 90 milioni dei 220 complessivi.«La crescita ha riguardato soprattutto l’olio Evo certificato e bio destinato in particolare a Germania, Australia e Usa - spiega Cassetta, vice presidente nazionale di Federalimentare. E puntiamo a rafforzarci in Asia, Giappone, Canada, e siamo capofila di un progetto della Filiera olivicola olearia italiana (Fooi) per l’export nel triennio 25-27». Il successo dell’olio barese sui mercati esteri è frutto soprattutto del forte interesse verso il prodotto certificato 100% italiano che, secondo Ismea, ormai rappresenta quasi 4 bottiglie su 10 tra quelle prodotte. A Bitonto, l’altro polo produttivo di olio di eccellenza del barese, Agridè ha incrementato del 20%, in volumi e valore, l’export ottenuto l’anno scorso. Il gruppo - fondato nel 1997 da Carmine Desantis, e oggi uno dei maggiori del comparto, con un fatturato che nel 2024 ha raggiunto i 100 milioni, +12% rispetto al 2023 - punta molto sull’export. Fino a raggiungere, da ultimo, anche la Corea del Sud, dove - spiega Giovanni Desantis, direttore commerciale della società «cerchiamo di inserirci nei canali di Gdo come prodotto 100% italiano, differenziandoci e non sovrapponendoci ai competitor già presenti». Oggi il gruppo è presente in 15 paesi e fuori dell’Italia ottiene il 20% del fatturato totale. Dietro questi risultati vi è la performance dell’olio Evo, categoria superiore, frutto dell’impegno di una filiera, quella olivicola, presente su oltre 370mila ettari, con 5 oli extravergine Dop, 1 Igp Olio di Puglia, la più grande fabbrica green del Mezzogiorno d’Italia, con 60 milioni di ulivi, il 40% della superficie del Sud, quasi il 32% nazionale e l’8% comunitaria ed un valore di un miliardo. «Non bisogna però abbassare la guardia contro import selvaggio e speculazioni» avverte il presidente di Coldiretti Puglia Alfonso Cavallo. Le performance sono in crescita anche per la pasta: nello stesso periodo l’export è infatti aumentato del 9 per cento. Ha fatto meglio della media del report di Intesa Sanpaolo il pastificio Granoro di Corato, città dei molini, con il 12% in più ottenuto sulla platea dei 180 mercati esteri serviti, con i risultati migliori in Corea, Brasile, Albania, paesi arabi, Usa, Sud Africa, Germania. La parte estera di fatturato - 100 milioni nel 2024 - è esattamente la metà. «La competizione all’estero – spiega Marina Mastromauro, ad di Granoro – è molto forte. La pasta si produce un po’ ovunque e noi ci affermiamo per la qualità della materia prima, per l’innovazione di prodotto, per la sostenibilità dei processi produttivi». Tra i competitor vi è soprattutto la Turchia che ottimizza la filiera con grano duro di buona qualità e minori costi di energia, di manodopera e di materia prima.

