Pubblico e privato insieme ridanno smalto alle biblioteche
Ha aperto la strada la Capitolare di Verona con un piano ambizioso di ampliamento e rinnovamento
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Le sinergie con enti pubblici e soggetti privati restituiscono all’antico splendore e alla piena fruibilità lo straordinario patrimonio delle biblioteche ecclesiastiche. Pioniera, in Veneto, è stata la Capitolare di Verona, che nel settembre 2023, con l’ampliamento degli spazi museali e l’installazione di tecnologie digitali, ha avviato un ambizioso progetto di trasformazione e rinnovamento per accrescere l’offerta culturale, sotto la guida della Fondazione Biblioteca Capitolare i cui soci fondatori sono il Capitolo dei Canonici della Cattedrale di Verona e la famiglia Bauli.
In meno di un anno la dead line di 12mila ingressi è stata ampiamente raggiunta, con l’incremento significativo di ingressi autonomi, le richieste di visite private e scolastiche, gli eventi e tour tematici organizzati, che hanno suscitato un crescente interesse per uno dei luoghi simbolo della trasmissione del sapere nei secoli. «Per far fronte a numeri, abbiamo aumentato l’organico, passando da tre a cinque dipendenti e riceviamo continue richieste di tirocini universitari da parte di studenti e studentesse interessati a un’esperienza con noi», rivela monsignor Bruno Fasani, presidente della Fondazione. «Ci siamo dotati, nel frattempo, di un sistema di biglietteria automatizzato, lo stesso utilizzato da tutti i principali luoghi di cultura italiane – aggiunge - e abbiamo attivato la partnership con l’associazione Chiese Vive», che dal 1994 si occupa in prevalenza di tutela, valorizzazione e salvaguardia di beni ecclesiastici della diocesi di Verona. Per sostenere le proprie attività, la Capitolare partecipa a bandi regionali, nazionali e internazionali, conta sul mecenatismo d’impresa e sul contributo di fondazioni private, della Regione e di enti del territorio.
«Entro il 2025 svilupperemo un’ulteriore sezione al piano terra, riservata ai manoscritti e ai libri e una parte dedicata agli oggetti artistici del museo canonicale», prosegue Fasani. Il progetto preliminare, affidato allo Studio De Vita & Schultze Architetti di Firenze, consentirà alla Fondazione di ampliare l’offerta ai visitatori, con un percorso autonomo di 1040 metri quadrati che si snoda su diversi livelli e che avrà come fulcro il salone monumentale al primo piano. In parallelo, prosegue l’idea di creare un hub culturale come polo di eccellenza internazionale in piazza Duomo, finalizzato allo studio dei manoscritti custoditi e terminale per tutte le università italiane e straniere intenzionate ad investire nella ricerca in questo ambito.
Da un cantiere in progress si passa a un restauro praticamente ultimato. Si sono infatti conclusi, a Venezia, i lavori avviati nel 2021 per il recupero architettonico della basilica della Salute e il restauro complessivo dell’antica biblioteca del Seminario, realizzati in sinergia tra quest’ultimo soggetto, il ministero dei Beni culturali e il Comune di Venezia. Sono serviti tre anni di impegno, 12mila metri quadri di ponteggio, 20 tecnici restauratori. Il restauro da 3,5 milioni è stato condotto con 400mila euro di fondi propri del Seminario, derivanti da donazioni e soprattutto dal grande telo pubblicitario che copriva il cantiere.
Recuperate le facciate della basilica, opera di Baldassarre Longhena, il portone centrale, gli infissi, i due campanili e la maestosa biblioteca, da oltre 30mila testi, «che non comprendono solo le Vite dei Santi e le Bibbie, ma anche testi scientifici e matematici, di viaggio, la grande letteratura italiana e straniera o l’intera opera di Lutero. Si tratta del polo culturale e di fede della città», sostiene monsignor Fabrizio Favaro, rettore del Seminario e della basilica della Salute. «Sarà uno spazio culturale, ma soprattutto spirituale, aperto a tutti, non solo ai credenti», aggiunge don Gianmatteo Caputo delegato patriarcale per i Beni culturali ecclesiastici.


