Pubblicità digitale, Rai e Mediaset ai big del web: serve trasparenza
Il Ce.R.T.A. dell’Università Cattolica mette sotto esame le promesse dell’adv online. Cardani (Mfe Advertising): «Il mercato ha bisogno della certezza di metriche terze e indipendenti». Poggi (Rai Pubblicità): «Noi abbiamo qualcosa che gli altri non avranno mai: le nostre audience».
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Un mercato che corre verso i mille miliardi di euro e una domanda: il digital advertising è davvero così preciso, misurabile ed efficiente come ha raccontato di essere?
Chiedilo al Sole
Da qui prende le mosse Lost in Targeting, il volume del Ce.R.T.A., Centro di Ricerca sulla Televisione e gli Audiovisivi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, pubblicato da Link/RTI. La presentazione si è svolta in Cattolina e, dopo i saluti introduttivi di Scaglioni e di Fabio Guarnaccia (direttore Link, Marketing strategico Rti), si è svolta la tavola rotonda con Edoardo Felicori (Region Media Manager Italia Ferrero), Federica Setti (Chief Data Technology Analytics Officer WPP Media), Luca Poggi (Amministratore Delegato Rai Pubblicità) e Matteo Cardani (Chief Marketing Officer Mfe Adv) e conclusioni di Federico di Chio (International Strategic Marketing Svp Mfe).
Nel merito, il contenuto chiave di Lost in Targeting sta nella convinzione che la domanda sulla precisione, misurabilità ed efficienza del digital advertising sia meno teorica di quanto sembri. Anche sulla base dei numeri che mette in evidenza: Alphabet, Meta e Amazon controllano quasi il 70% del mercato pubblicitario digitale, più della metà del traffico internet è generato da bot e il 60% di ogni euro investito nel programmatic advertising si ferma agli intermediari della filiera prima di raggiungere il consumatore.
Il centro di riecrca dell’Università Cattolica muove in questo modo verso il tentativo di capire cosa rimane, alla prova del mercato, delle promesse che ne hanno accompagnato l’ascesa. La ricerca incrocia letteratura scientifica, documenti delle grandi piattaforme e interviste ai protagonisti italiani dell’advertising. E mette sotto pressione tre pilastri: brand, audience e medium.
Il primo corto circuito, a leggere i risultati dello studio, riguarda proprio il targeting. Inseguire il consumatore con crescente precisione significa intercettare una domanda già esistente. Costruire una marca significa invece anche crearla, lavorando nel tempo su notorietà, reputazione e immaginario collettivo. E quando il pubblico viene scomposto in una moltitudine di micro-target, qualcosa rischia di perdersi per strada.








