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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
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Pelo vellus. O se preferite peluria. Tenete a mente questa definizione, che segnala un sistema sensoriale specifico per la sensazione di prurito. In futuro, stando ad una ricerca degli esperti dell'Università del Michigan coordinati da Bo Duan, proprio partendo da questi peli sensibili al tatto ed agendo sulle loro interfacce nervose che decodificano il sintomo portandoci a grattarci potremo trovare nuove strade per la cura delle forme croniche e più difficili di prurito. Lo fa sperare lo studio apparso su Neuron. Al momento, va detto, siamo solo nell'animale da esperimento. Ma la ricerca appare affascinante, tanto che lo stesso Duan, in una nota dell'Università segnala come si tratti di una via che potrebbe giocare un ruolo davvero importante nella genesi del prurito acuto e cronico.
Nei topi gli studiosi hanno identificato non solo le terminazioni questi peli sottili e fini, corti e chiari, collegati ad un gruppo specializzato di cellule nervose sensibili al tatto ad esso collegate. Questi peli assomigliano alla classica peluria umana. La funzione dei neuroni che entrano in gioco in questa nuova via biologica è stata studiata in animali con infiammazione cutanea cronica, scoprendo che nei topi dotati di questi neuroni specializzati si osservava la classica risposta di grattamento Ma quando gli animali erano privi di queste cellule nervose specializzate o comunque le stesse sono state “spente” c'è stata una netta riduzione nel grattamento. “Abbiamo bisogno di una nuova via da colpire se vogliamo trattare il prurito cronico – è il commento di Duan -. E la nostra ricerca suggerisce che questa popolazione di neuroni potrebbe essere un bersaglio in futuro”.
La speranza è quella di poter ripetere anche nell'essere umano queste osservazioni. E seppure non si possa testare il medesimo percorso biologico nell'uomo, ci sono buone possibilità che anche nel nostro organismo si verifichi una reazione simile visto che gli esseri umani possiedono i geni necessari per produrre questi neuroni specializzati sensibili al tatto. Non solo: gli studiosi hanno anche trovato negli animali proteine che trasmettono i segnali di prurito dai peli al midollo spinale attraverso questi neuroni. Quando i neuroni umani coltivati in laboratorio sono stati esposti alle stesse proteine, hanno reagito in modo simile. Di certo c'è che nella vita di ogni giorno la peluria del viso può diventare una fonte di prurito. Volendo fare un test consigliato dallo stesso Duan, si può provare ad arrotolare un angolo di un fazzoletto fino a formare una punta lunga e sottile, per passarla poi delicatamente sui piccoli peli intorno alle labbra. Se toccate leggermente la peluria, potrebbe scatenarsi prurito.
La trasmissione dei segnali meccanici del prurito ci aiuta a capire come mai non ci grattiamo continuamente e anche (questa è la speranza) come in futuro potremmo contrastare questa sensazione quando diventa patologica. Nella ricerca sperimentale si sono stimolati delicatamente i peli vellus degli animali e le cellule nervose responsabili della risposta sono state modificate in modo che potessero essere attivate con la luce blu. La semplice esposizione a una luce blu sui topi ha innescato lo stesso comportamento di grattamento osservato durante la stimolazione meccanica, fornendo una forte prova che questi neuroni producono direttamente la sensazione di prurito. Se è vero che nell'uomo il midollo spinale attraverso specifici circuiti “filtra” quanto avviene per sopprimere i segnali meccanici del prurito che passano quindi solo in specifiche condizioni, un domani forse proprio agendo su queste cellule nervose potremo contrastare meglio le malattie infiammatorie della pelle, offrendo nuove opportunità di cura.