Nuove regole Ue

Prove di trasparenza per gli slogan verdi

Due direttive europee con nuove regole su dichiarazioni ed etichette green contro la sostenibilità di facciata. Bagnato (studio legale Ontier): «Il Pacchetto Omnibus potrebbe avere un impatto indiretto e indebolire la portata delle misure». Balzan (Arb Sb): «La strategia del silenzio sui temi Esg è pericolosa. Dalla trasparenza un vantaggio indiscusso»

di Chiara Bussi

4' di lettura

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Mettere in bella mostra le pratiche sostenibili o nasconderle per paura di essere tacciati di greenwashing, optando per il silenzio verde (o greenhushing)? Contro il dilemma che attanaglia sempre più spesso le imprese sta prendendo forma una terza via basata su dichiarazioni ambientali non solo di facciata, comprovate e dimostrabili alla luce di un nuovo quadro di regole, in parte ancora definizione, provenienti da Bruxelles. Gli esperti in tematiche Esg concordano: una maggiore trasparenza si accompagna non solo a una migliore reputazione, ma anche (e soprattutto) a un vantaggio competitivo. Eppure il Pacchetto Omnibus proposto dalla Commissione Ue il 26 febbraio potrebbe avere un impatto indiretto su queste misure, rallentandone il cammino e gli effetti.

Greenwashing e greenclaims

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La stretta Ue sulla sostenibilità di facciata è arrivata in due tempi. In primo luogo con la cosiddetta direttiva greenwashing (2024/825), già approvata: i Paesi Ue dovranno recepirla entro il 27 marzo del prossimo anno e troverà applicazione a partire dal 27 settembre 2026. In secondo luogo con un’altra direttiva, quella sui green claims, ancora in discussione. Il provvedimento ha ricevuto il via libera dell’Europarlamento in prima lettura il 12 marzo 2024, l’ok del Consiglio il 17 giugno e ora è al rush finale: a gennaio sono partiti i negoziati tra le due istituzioni. «I due provvedimenti – sottolinea Natalia Bagnato, head of Esg compliance dello studio legale internazionale Ontier – hanno un obiettivo comune: garantire dichiarazioni ambientali affidabili e verificabili che contribuiscono a fare chiarezza su un ambito finora scivoloso. Il primo fissa una serie di regole che il produttore deve rispettare nei confronti del consumatore per evitare di incorrere nella comunicazione scorretta e ingannevole, con etichettature generiche o marchi di sostenibilità non basati su certificazioni». Con le nuove regole l’etichettatura dei prodotti sarà più chiara e affidabile. Qualche esempio? Stop a indicazioni ambientali generiche come rispettoso dell’ambiente, verde, naturale, biodegradabile, a impatto climatico zero o eco, se non supportate da prove. Sarà regolamentato anche l’uso dei marchi di sostenibilità cresciuti a dismisura nel corso degli anni. Saranno autorizzati solo quelli basati su sistemi di certificazione approvati o creati da autorità pubbliche.

«Il secondo provvedimento (sui green claims) - sottolinea Bagnato - è una lex specialis, una direttiva ad hoc su un terreno già coperto ma che rafforza il divieto di asserzioni verdi di cui non è provata una fondatezza». Se l’impianto verrà confermato dai negoziati tra Consiglio ed Europarlamento le aziende non potranno dunque più esibire simboli o marchi ambientali che non siano frutto di una certificazione. Le imprese dovranno tener conto di criteri chiari e delle più recenti prove scientifiche per attestare ex ante le proprie asserzioni e i propri marchi. Gli slogan e i marchi ambientali dovranno essere chiari e di facile comprensione e fare un riferimento specifico alle caratteristiche che contemplano (come la durabilità, la riciclabilità o la circolarità). «Un passaggio chiave - afferma Bagnato - sarà la certificazione di conformità, rilasciata da un organismo terzo e indipendente riguardante l’attendibilità delle asserzioni ambientali».

Non solo. I sistemi di etichettatura ambientale En Iso 14024 di tipo I saranno esentati da verifica, se riconosciuti ufficialmente negli Stati membri e conformi alle nuove norme. Il riconoscimento da parte di uno Stato membro sarebbe sufficiente per l’intero mercato Ue. «Questo – spiega Bagnato – è un aspetto molto significativo che riconosce l’importanza delle certificazioni e ridurrà gli oneri per le imprese».

Gli Stati Membri dovranno designare un’Autorità di vigilanza competente che assicurerà la corretta applicazione delle norme. Sono previste sanzioni sotto forma di multe, confische dei proventi percepiti dalla vendita dei prodotti interessati, fino all’esclusione temporanea dalle procedure di appalto pubblico. L’importo massimo dovrà essere pari al 4% del fatturato annuo. «Queste norme – dice Bagnato – non devono incutere timore: il rispetto delle nuove regole va visto proprio come una garanzia per chi la sostenibilità la fa davvero. Sarà un’opportunità dal punto di vista della reputazione e della competitività. Un’etichettatura o un marchio certificato non rappresenterà più un vanto da esibire ma un preciso impegno che potrà fare la differenza sul mercato, all’interno della propria catena di fornitura e con i propri competitor».

I rischi dal pacchetto Omnibus 

Eppure si intravede qualche ombra all’orizzonte. «Le due direttive - chiarisce Bagnato - non rientrano nel perimetro del Pacchetto Omnibus. Tuttavia se il testo proposto dalla Commissione Ue dovesse essere approvato così com’è ci potrebbero essere ricadute. Riducendo il numero di imprese obbligate a fornire dati di impatto ambientale nell’ambito della riforma della rendicontazione di sostenibilità (Csrd) potrebbero venire a mancare solide basi per costruire dichiarazioni ed etichette ambientali a prova di greenwashing con il rischio di indebolire la trasparenza e la qualità delle informazioni per i consumatori».

La corretta comunicazione Esg

In attesa di ulteriori sviluppi, per le imprese scegliere la strategia del silenzio sugli aspetti legati alla sostenibilità si rileverebbe una tendenza pericolosa perché, come fa notare Ada Rosa Balzan, founder e Ceo di Arb Sb «soffoca la condivisione delle conoscenze e, limitando la diffusione delle migliori pratiche e delle soluzioni più innovative, ostacola il progresso e la collaborazione a livello di settore, in quanto le organizzazioni non riescono a imparare dai successi, dalle sfide e dagli sforzi in tema di sostenibilità messi in campo dai competitor». Per contrastare il dilagare del greenhushing Arb Sb - che affianca imprese e organizzazioni in tutte le fasi del processo della sostenibilità - ha elaborato la regole delle dieci C su cui dovrebbe basarsi una corretta comunicazione Esg. Tra le credenziali spicca la competenza. «Le aziende - spiega Balzan - devono avere adeguate competenze interne con conoscenze sui temi della sostenibilità per fare una corretta comunicazione, e la consapevolezza che devono esserci basi scientifiche solide e riconosciute quando si comunica un aspetto Esg, meglio se presente anche una certificazione che rafforza il messaggio di quanto si sta comunicando». Cruciale è anche la concretezza: significa comunicare solo azioni concrete che l’azienda ha intrapreso con chiarezza di linguaggio, semplice e accessibile a tutti. «In questo modo - conclude Balzan - si diventa promotori della diffusione della cultura della sostenibilità verso tutti gli stakeholder». La trasparenza nelle comunicazioni in ambito Esg «rappresenta infatti, per le aziende, un enorme e indiscusso vantaggio competitivo, quando queste sono supportate da dati e metodologie solide e riconosciute».

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