Global South

Prove di indipendenza culturale, l’Africa va in scena

Il Continente cerca di uscire dall’isolamento, si aprono musei e spazi indipendenti per valorizzare la propria storia artistica

di Riccarda Mandrini

Museum of West African Art, Binin City, inaugura l’11 novembre 2015

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Pensato come centro espositivo, di aggregazione culturale e di formazione, il Museum of West African Art (MOWAA) che avrebbe dovuto aprire l’11 novembre ha subito uno stop a seguito di manifestazioni di protesta. Il museo ospiterà mostre di artisti contemporanei e collezioni storiche, tra cui importanti opere trafugate durante il colonialismo e in via di restituzione, come i famosi “bronzi del Benin”. Ma nel weekend di anteprima ufficiale del museo di Benin City l’inaugurazione è stata interrotta quando un gruppo di manifestanti ha fatto irruzione contestando l’istituzione, a loro giudizio sotto inchiesta, e gridando accuse contro Godwin Obaseki, ex governatore dello Stato di Edo. L’inaugurazione per il momento risulta rinviata.

Il nuovo museo di Benin City, capitale dello stato di Edo, nel sud della Nigeria, inaugura il suo primo edificio, progettato dall’architetto David Adjaye: è un complesso che mira a diventare un hub per la cultura e la creatività, con piani per un centro di ricerca e conservazione per l’archeologia e le varie collezioni, gallerie, una sala da concerto e un hotel. Il costo complessivo sarà di 50 milioni di dollari, il campus completo dovrebbe essere terminato nel 2028.

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Amina Agueznay, Bestiaire - Variation #4, 2024. (Courtesy of Loft Art Gallery)

La mostra inaugurale sarà «Nigeria Imaginary: Homecoming», curata da Aindrea Emelife, una presentazione ampliata di quella esposta al Padiglione nigeriano della Biennale d’Arte di Venezia 2024. Alle opere degli artisti presenti alla 60esima edizione della Biennale: Adeniyi-jones, Ndidi Dike, Onyeka Igwe, Toyin Ojih Odutola, Abraham Onoriode Oghobase, Precious Okoyomon, Fatimah Tuggar e Yinka Shonibare CBE RA, si aggiungeranno quattro nuovi artisti, Kelani Abass, Modupeola Fadugba, Ngozi-Omeje Ezema e Isaac Emokpae, le cui pratiche sono profondamente radicate nelle realtà contemporanee del paese.

Amina Agueznay, Bestiaire - Variation #5, 2024. (Courtesy of Loft Art Gallery)

Il sistema africano

La dicotomia basata su un sistema dell’arte fondato in gran parte sul lavoro delle gallerie private e l’affermazione di numerosi artisti africani, moderni e contemporanei, a livello internazionale, ha reso sempre più evidente la necessità per le istituzioni culturali africane di lavorare alla creazione dei propri musei d’arte, in un’ottica di ricostruzione della loro storia artistica e la formazione di una propria utenza locale.

a Marrakech MACAAL, Musée d’Art Contemporain Al Madeen

Nel 2018 ha aperto a Marrakech MACAAL, Musée d’Art Contemporain Al Madeen. Fortemente voluto da Fondation Alliance e dal suo presidente, Othman Lazraq, Macaal si è posto subito come un museo d’arte africana, scegliendo di abbattere la barriera tra nord e sud dell’Africa. Nella collezione permanente le opere della famiglia Lazraq, poi le acquisizioni e le mostre si sono succedute fino a formare una collezione composta oggi da oltre 2.500 opere di artisti moderni e contemporanei. Alla base di Macaal vi è l’idea di un museo che non lascia fuori nessuno, che parla a tanti e a ciascuno in maniera diversa e personale come un’opera d’arte. Tra gli artisti parte della collezione, Abdoulaye Konaté (range 15.000 – 80.000 euro da Primo Marella Gallery), Hassan Darsi (prezzi su richiesta da Comptoir des Mines), Mohamed Melehi, già top lot da Sotheby’s con «Untitled» pagato 101.000 sterline su una stima massima di 80.000, prezzi su richiesta da Loft Art Gallery). Amina Agueznay, che rappresenterà il Marocco, alla prossima Biennale di Venezia 2026, (prezzo dai 5.800 – 15.000 euro per i lavori di media dimensione, su richiesta per le installazioni da Loft Art Gallery); ma anche le giovani artiste Hiba Baddou (3.000-4.000 euro da Loft Art Gallery) e Aicha Snoussi (range da 10.000 25.000 euro da La La Land Gallery).

Spazi indipendenti

Amina Agueznay, Mujah #2, 2025. (Courtesy of Loft Art Gallery)

Offrire opportunità e conoscenza sono concetti fondamentali nell’ambito del milieu dell’arte contemporanea in Africa che alcuni artisti hanno voluto declinare alla propria maniera, organizzando spazi dedicati all’arte e alla cultura nei loro paesi d’origine. Emblematico esempio è Savanna Centre for Contemporary Art e Red Clay Studio, a Tamale in Ghana, fondati da Ibrahim Mahama. Artista affermato, Mahama maturò l’idea di lavorare ad un progetto autofinanziato per la comunità di Tamale, la sua città. Savanna Centre for Contemporary Art e Red Clay Studio sono due luoghi di studio e di lavoro, immaginati come spazi di condivisione per vivere l’arte come forma di pensiero e attitudine di vita, per ogni persona al di là dell’età o della provenienza. Naturalmente nel frattempo Mahama è diventato uno degli artisti più ricercati al mondo e i suoi valori sono in ascesa: le fotografie hanno un range tra 15.000-100.000 euro, i lavori su tela tra 80.000-180.000 euro e le installazioni da 200.000 a 600.000 euro (da A Palazzo Gallery).

Affermato a livello internazionale, anche l’artista del Madagascar Joel Andrianomerisoa (con Funds Yavarhoussen) ha creato nel 2020 ad Antananarivo Hakanto Contemporary, uno spazio a supporto degli artisti, dove lavorare e confrontarsi e dove in assenza di musei, le persone possono conoscere se non l’arte internazionale, l’arte contemporanea del proprio paese. I prezzi per Andrianomerisoa vanno da 5.000 euro per le opere di piccole, a 10-30.000 euro per i lavori di media dimensione e a partire dai 70.000 euro per le grandi Installazioni (Primo Marella Gallery).

Hakanto contemporary ad Antananarivo, capitale del Madacascar

“Conoscere la propria storia, la propria cultura è un valore per la gente” ne è fortemente convinta Sonia Lawson, direttrice del centro culturale Palais de Lomé a Lomé in Togo. Aperto nel 2020 dopo il restauro dell’ex palazzo coloniale, Lawson ha voluto declinare il programma del museo con una serie di mostre fotografiche e d’arte per raccontare alla gente la propria storia artistica e sociale. “La maggior parte del nostro pubblico ha meno di 35 anni. I giovani ventenni sono tantissimi. Con le nostre mostre stiamo formando una nuova generazione di utenti mettendoli in dialogo con la loro cultura, storica, moderna e contemporanea. Non abbiamo ancora una collezione permanente - riflette Lawson, - ma ci arriveremo”.

L’arte africana nei musei africani

A Cape Town l’Iziko South African National Gallery è ospitato nel pregevole palazzo coloniale dell’ex Company’s Garden. Iziko vanta una collezione di oltre 5.000 opere ed è il solo museo in Sud Africa che possiede una collezione di lavori di artisti moderni sudafricani di colore. Maestri che hanno contribuito a scrivere una parte della storia dell’arte del loro paese, ma che ancora oggi non hanno una galleria. Le loro opere sono disponibili attraverso le aste. Tra i più noti Gerard Sekoto (1913 – 1993), che dopo la presentazione delle sue tele a «Paris Noir» al Centre Pompidou quest’anno, vanta performances in salita. «Artist’s Brother» è stato venduto a 406.000 sterline da Bonhams a Londra, lo scorso marzo. Nel maggio 2025 a Cape Town, «Walking Figures», 1974, proveniente da una collezione privata francese è passato di mano a 808.000 Zar (circa 40.400 euro), più di tre volte il prezzo battuto pochi mesi prima. Peter Clarke (1929-2024), poeta e artista, tra i top lot, «Desire», una mamma con il suo bambino, pagato 115.000 dollari nel 2013, da Welz&Co. Sydney Kumalo (1935-1988), pittore e scultore, nel 2021 toccò il suo record mondiale di 3.750.000 Zar (189.000 euro), con il bronzo «Saint Francis», David Koloane (1938-2023), la tela astratta «Wedding Dance», 1986, ha raggiunto il giugno scorso, 176.000 Zar (poco più di 8.800 euro).

Ingresso del Zeitz Mocaa, Museum of Contemporary African Art di Cape Town

Già ben noto, ospitato in un silos completamente restaurato, lo Zeitz Mocaa, Museum of Contemporary African Art di Cape Town espone mostre di artisti dell’Africa sub-sahariana: è una collezione di arte contemporanea di livello mondiale proveniente dall’Africa e dalla sua diaspora. Oltre 300 le opere della collezione, tra cui i grandi nomi come Abdullaye Konaté, El Anatsui, Willam Kentridge, Ghada Amer (prezzi su riserva), e artisti mid-career, quali Gonçalo Mubunda (range 5.000-30.000 euro, da Lis10), Dan Halter (3.000-26.000 euro) e Sethembile Msezana (4.000-26.000 euro, entrambi Osart Gallery).

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