Prove di indipendenza culturale, l’Africa va in scena
Il Continente cerca di uscire dall’isolamento, si aprono musei e spazi indipendenti per valorizzare la propria storia artistica
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Pensato come centro espositivo, di aggregazione culturale e di formazione, il Museum of West African Art (MOWAA) che avrebbe dovuto aprire l’11 novembre ha subito uno stop a seguito di manifestazioni di protesta. Il museo ospiterà mostre di artisti contemporanei e collezioni storiche, tra cui importanti opere trafugate durante il colonialismo e in via di restituzione, come i famosi “bronzi del Benin”. Ma nel weekend di anteprima ufficiale del museo di Benin City l’inaugurazione è stata interrotta quando un gruppo di manifestanti ha fatto irruzione contestando l’istituzione, a loro giudizio sotto inchiesta, e gridando accuse contro Godwin Obaseki, ex governatore dello Stato di Edo. L’inaugurazione per il momento risulta rinviata.
Il nuovo museo di Benin City, capitale dello stato di Edo, nel sud della Nigeria, inaugura il suo primo edificio, progettato dall’architetto David Adjaye: è un complesso che mira a diventare un hub per la cultura e la creatività, con piani per un centro di ricerca e conservazione per l’archeologia e le varie collezioni, gallerie, una sala da concerto e un hotel. Il costo complessivo sarà di 50 milioni di dollari, il campus completo dovrebbe essere terminato nel 2028.
La mostra inaugurale sarà «Nigeria Imaginary: Homecoming», curata da Aindrea Emelife, una presentazione ampliata di quella esposta al Padiglione nigeriano della Biennale d’Arte di Venezia 2024. Alle opere degli artisti presenti alla 60esima edizione della Biennale: Adeniyi-jones, Ndidi Dike, Onyeka Igwe, Toyin Ojih Odutola, Abraham Onoriode Oghobase, Precious Okoyomon, Fatimah Tuggar e Yinka Shonibare CBE RA, si aggiungeranno quattro nuovi artisti, Kelani Abass, Modupeola Fadugba, Ngozi-Omeje Ezema e Isaac Emokpae, le cui pratiche sono profondamente radicate nelle realtà contemporanee del paese.
Il sistema africano
La dicotomia basata su un sistema dell’arte fondato in gran parte sul lavoro delle gallerie private e l’affermazione di numerosi artisti africani, moderni e contemporanei, a livello internazionale, ha reso sempre più evidente la necessità per le istituzioni culturali africane di lavorare alla creazione dei propri musei d’arte, in un’ottica di ricostruzione della loro storia artistica e la formazione di una propria utenza locale.
Nel 2018 ha aperto a Marrakech MACAAL, Musée d’Art Contemporain Al Madeen. Fortemente voluto da Fondation Alliance e dal suo presidente, Othman Lazraq, Macaal si è posto subito come un museo d’arte africana, scegliendo di abbattere la barriera tra nord e sud dell’Africa. Nella collezione permanente le opere della famiglia Lazraq, poi le acquisizioni e le mostre si sono succedute fino a formare una collezione composta oggi da oltre 2.500 opere di artisti moderni e contemporanei. Alla base di Macaal vi è l’idea di un museo che non lascia fuori nessuno, che parla a tanti e a ciascuno in maniera diversa e personale come un’opera d’arte. Tra gli artisti parte della collezione, Abdoulaye Konaté (range 15.000 – 80.000 euro da Primo Marella Gallery), Hassan Darsi (prezzi su richiesta da Comptoir des Mines), Mohamed Melehi, già top lot da Sotheby’s con «Untitled» pagato 101.000 sterline su una stima massima di 80.000, prezzi su richiesta da Loft Art Gallery). Amina Agueznay, che rappresenterà il Marocco, alla prossima Biennale di Venezia 2026, (prezzo dai 5.800 – 15.000 euro per i lavori di media dimensione, su richiesta per le installazioni da Loft Art Gallery); ma anche le giovani artiste Hiba Baddou (3.000-4.000 euro da Loft Art Gallery) e Aicha Snoussi (range da 10.000 25.000 euro da La La Land Gallery).














