L’accordo di luglio
A luglio la presentazione era stata fatta dal presidente di Lega Coop Attilio Dadda, che invitava le coop a partecipare. «L’appello che come mondo della cooperazione avanziamo è che bisogna allargare la base dei sottoscrittori e chiediamo a tutte le associazioni di categoria di fare con noi la scelta di rendere operativo questo protocollo, di renderlo realtà perché quello che ci è utile è raggiungere risultati concreti, trasmettere una cultura della legalità e della sostenibilità – aveva commentato Dadda - Non è un protocollo legato alla tradizione. È un protocollo innovativo e per noi è importante esserci con la totalità della cooperazione senza la distinzione di sigle della cooperazione, tenendo presente che il tema è delle stesse imprese, il tema è dei consorzi, il tema delle finte imprese, delle finte srl, il tema ormai è che tutti siamo parte di piano di contrasto alla illegalità, ma soprattutto di aumento della qualità della vita e del lavoro dell’impresa e del ritorno verso la nostra comunità».
La piattaforma di filiera
Il protocollo si basa appunto sull’istituzione della “Piattaforma di filiera” ad uso degli operatori del settore, che serve a censire tanto le imprese quanto i dati di dettaglio sulla manodopera impiegata. «La profilazione all’interno della Piattaforma avverrà su base di adesione volontaria delle imprese della filiera, le quali dovranno altresì impegnarsi a mantenere costantemente aggiornati i dati immessi», così la nota ufficiale.
Più precisamente, i dati da immettere riguardano struttura aziendale, capitalizzazione minima, frequenza delle modifiche dell’assetto societario e gestionale, regolarità fiscale e contributiva, adozione del Modello 231 e di un Organismo di vigilanza, iscrizione ad associazioni di categoria, regolarità dei lavoratori e dei rapporti di lavoro, modello industriale della commessa e visibilità su accordi di secondo livello. Ma questa banca dati, come detto, è solo agli inizi, perché per ora è stata alimentata in minima parte.