Protocolli e sportelli declinano le iniziative su ogni territorio
Le esperienze. L’obiettivo è definire e attivare strategie che possano garantire il giusto accesso all’occupazione
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Un Protocollo d’intesa per il collocamento delle persone con disabilità, che vedrà impegnati i Consulenti del lavoro veneziani e Anffas Veneto Aps (Associazione regionale di famiglie e persone con disabilità intellettive e disturbi del neuro sviluppo): è stato siglato a fine luglio, nel corso dell’assemblea annuale degli iscritti dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Venezia tenutasi a Forte Marghera, e viene definito una “pietra miliare per creare una vera società inclusiva”.
L’obiettivo è quello di definire e quindi attivare azioni e strategie che possano garantire alle persone con disabilità di avere il giusto accesso alle opportunità lavorative e di essere reinserite nel mondo del lavoro. Nello specifico, i Consulenti del lavoro, qualora durante lo svolgimento delle proprie attività rilevino all’interno delle aziende posizioni disponibili, potranno rivolgersi ad Anffas per avere nominativi di persone collocabili. Al tempo stesso Anffas si impegnerà nell’accompagnare il soggetto coinvolto nei percorsi didattici educativi e laboratoriali se contemplati nel progetto di inserimento della persona con disabilità (tutoraggio). I due enti potranno altresì sviluppare progetti congiunti e/o partecipare insieme a bandi relativi all’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, sia a livello nazionale che sui territori.
«Questo Protocollo d’intesa rappresenta una pietra miliare per i rapporti tra i Consulenti del Lavoro e le Onlus, in particolare quello legato alle persone con disabilità – spiega il presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Venezia, Luca Scalabrin –. Bisogna smetterla di considerare le persone disabili solo in relazione alla necessità di coprire determinate quote (onere della riserva, ndr), stabilite per legge, ma considerare i ragazzi/e risorse che hanno bisogno di trovare una collocazione all’interno del mondo del lavoro e che hanno molto da offrire. Si tratta dunque di una strategia diversa dalle precedenti – prosegue Scalabrin –, perché in questo caso non si va solo a coprire un obbligo normativo, ma c’è la voglia e la volontà di cambiare il sistema sociale, impostando dei percorsi virtuosi che portino queste persone a lavorare insieme alle aziende, valorizzandole al meglio».
L’idea «è quella di passare da una situazione di mera inclusione sociale, quale quella a cui assistiamo oggigiorno, a un vero e proprio sistema inclusivo, in cui l’inclusione non sia vista come un obbligo, ma come la normalità – conclude la presidente di Anffas, Graziella Lazzari Peroni –. Troppo spesso per includere le persone con disabilità le si allontana dai normali percorsi formativi che vengono svolti, con l’esito che anziché includere le si esclude. Serve invece che si incominci a guardare a queste persone come a tutti gli altri, cioè come a persone che stanno seguendo percorsi formativi che possano portarle a un inserimento nel mondo del lavoro, come fa qualunque altro individuo».
Sempre più spesso le iniziative per contrastare le discriminazioni si svolgono su scala strettamente locale, per poter meglio conoscere e incidere sulla realtà. A Vicenza, rappresentati di associazioni di persone con disabilità, di famiglie ed enti del terzo settore partecipano al Tavolo permanente sulla “Qualità dell’inclusione della persona con disabilità e studio di percorsi di realizzazione dei Progetti di Vita” istituito per «mettere al centro l’ascolto dei bisogni delle persone con disabilità e delle loro famiglie, coinvolgendo anche le istituzioni quali l’Azienda Ulss, la scuola e il mondo del lavoro che saranno invitati a partecipare ai gruppi di lavoro per realizzare eventuali sperimentazioni di progettazione partecipate in specifici ambiti di intervento» ha detto l’assessore alle Politiche sociali Matteo Tosetto, citando ad esempio l’attivazione di sportelli informativi sulla rete dei servizi, iniziative formative, azioni per il tempo libero e percorsi di autonomia abitativa, realmente rispondenti ai bisogni, «un altro passo importante per la costruzione di una comunità inclusiva e responsabile, capace di valorizzare le competenze di tutti, a partire da quelle delle persone direttamente interessate».


