Prosecco nel mirino dei dazi di Trump: a rischio il secondo mercato mondiale
dalla nostra inviata Micaela Cappellini
3' di lettura
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VERONA - La minaccia dei dazi di Trump sulle importazioni europee arriva come un fulmine a ciel sereno, sui produttori del Prosecco Doc. Da domenica sono presenti in forze al Vinitaly di Verona per festeggiare un 2018 da record, con 2,5 miliardi di fatturato e una crescita del 13,4% a valore rispetto al 2017.
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Nella black list di 14 pagine divulgata dall’amministrazione Usa, al capitolo agroalimentare si parla esplicitamente di “vini frizzanti”: e il Prosecco non solo è uno di questi, ma è anche una delle più significative voci dell’export alimentare italiano negli Stati Uniti.
Stati Uniti secondo mercato mondiale
«Per il Prosecco Doc gli Stati Uniti sono il secondo mercato mondiale: vale 70 milioni di bottiglie all’anno e oltre 370 milioni di euro», calcola il presidente del Consorzio del Prosecco Doc, Stefano Zanette. Considerato che tutto l’export di vino italiano negli Usa ammonta a 1,5 miliardi, stiamo parlando di una denominazione che pesa per oltre un quarto.
Tra i produttori dello stand, nessuno vuole parlare: la notizia di Trump è arrivata nella notte e tutti vogliono prima consultare i loro distributori in America, per valutare bene la portata dell’annuncio. Solo il presidente del più grande dei tre consorzi italiani del Prosecco accetta di farlo: «È indubbio che le minacce di Trump ci preoccupano, per noi quello americano è un mercato importante. Non solo vale il 20% di tutto il nostro export, ma è una piazza che negli ultimi anni ha continuato a crescere in modo importante». Soltanto nel 2018, le vendite americane sono aumentate di oltre il 4%. «Se Trump farà sul serio - aggiunge Zanette - allora saremo obbligati a prendere le nostre contromisure: insieme al resto del mondo agroalimentare italiano e ai principali produttori di vino europei, Francia e Spagna in primo luogo, faremo pressioni a Bruxelles affinché la Ue istituisca i contro-dazi».
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