Milano Cortina 2026

Pronta per la vittoria: Dorothea Wierer si prepara alla sua ultima Olimpiade

Per la biatleta italiana la gara si fa a due velocità, che coinvolgono corpo e mente: rapida e tenace nello sci di fondo, concentrata e precisa nel tiro a segno.

di Paco Guarnaccia

Nata a Brunico nel 1990, Dorothea Wierer è una plurimedagliata campionessa di biathlon e friend of the brand di Omega. ©ANSA/ANDREA SOLERO

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Dorothea Wierer si sta preparando a vivere quella che sarà la sua ultima Olimpiade. Infatti, i prossimi Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026, che partiranno ufficialmente con la cerimonia di inaugurazione fissata per il 6 febbraio, saranno il teatro perfetto per chiudere una carriera in cui la biatleta italiana ha scritto la storia. Tra i suoi trionfi ci sono stati tre mondiali individuali (più uno a squadre), due Coppa del Mondo e il vanto di poter essere ricordata anche come una dei tre atleti capaci di conquistare una vittoria in tutte le specialità del biathlon. Alle Olimpiadi Italiane che termineranno il 22 febbraio, Wierer sarà una dei friend of the brand di Omega, l’official timekeeper dell’evento.

Come ti sei preparata per le Olimpiadi?

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La preparazione è la stessa di ogni altra stagione invernale. L’unica differenza è che l’obiettivo è tentare di arrivare al top della forma prima dei giochi, in modo da avere più possibilità di competere ai massimi livelli.

Hai vinto parecchio ai mondiali, ma ti manca ancora l’oro olimpico: che sensazioni hai per la prossima edizione, la tua “last dance”?

Ogni Olimpiade è diversa dalle altre. Si svolgono ogni quattro anni e io per prima credo di essere cambiata abbastanza nel frattempo. L’età gioca un aspetto fondamentale dal punto di vista della preparazione, della resilienza e soprattutto della capacità di riprendere energie velocemente. La sensazione che ho al momento è di affrontare i prossimi Giochi Olimpici con la stessa dedizione e caparbietà con le quali ho affrontato le tre edizioni precedenti. Non ho aspettative particolari, se non quella di essere in forma per esprimere al meglio le mie capacità e sperare di raggiungere una medaglia.

Nella storia del biathlon, solo tu e altri due atleti avete vinto in tutte le specialità: qual è la più difficile?

Ognuna ha le sue caratteristiche specifiche e molto dipende dall’atleta e dalla sua propensione verso una piuttosto che l’altra. In gara spesso ci sono dei fattori esterni allo sport, come il meteo, che possono incidere in modo rilevante: per questo non saprei dire quale sia la più difficile, perché in realtà lo sono tutte, ognuna per un motivo diverso.

Il biathlon non è uno sport così immediato da praticare: come ti sei avvicinata a questa disciplina?

In Alto Adige dove sono nata e cresciuta si pratica già da decenni con una lunghissima tradizione. Non a caso diversi campioni provengono dalla zona di Rasun e Anterselva. Per me è stato abbastanza automatico avvicinarmici, anche perché c’erano le strutture per poterlo praticare.

Vedendo il tuo sport, uno spettatore resta affascinato dal fatto che dopo la fatica della sciata voi riusciate a mantenere la freddezza per il tiro a segno. Come si allena questo passaggio? È una questione di talento o di determinazione?

Il biathlon è uno sport veramente unico che non può essere paragonato ad altri. Sicuramente il talento e la determinazione aiutano molto, ma anche l’aspetto mentale gioca un ruolo importante, soprattutto quando si deve trovare il massimo della concentrazione per cercare di estraniarsi da tutto nel tiro a segno.

Che cos’è per te la vittoria? 

È il raggiungimento di un obiettivo per il quale mi sono allenata per anni: è sempre un motivo di grandissima soddisfazione. Ma la gioia della vittoria spesso si esaurisce velocemente, perché il calendario delle gare è talmente denso che potrei vincere oggi e domani non salire neanche sul podio. Un discorso a parte sono i grandi eventi come i Mondiali e i Giochi Olimpici dove salire sul podio ha un significato unico che rimane nella memoria.

La più importante?

Probabilmente quella ai Mondiali del 2020 ad Anterselva, in Alto Adige, davanti al pubblico di casa: ho vinto l’oro in due specialità.

 Quali sono le tue passioni al di fuori della tua professione?

Lo sport mi ha assorbito quasi totalmente in questi ultimi vent’anni, ma mi piacciono il mondo della moda e del design: di recente ho scoperto quanto sia stimolante dedicarsi all’arredo della casa facendo ricerche nell’ambito dell’interior design.

Che cosa vorresti fare una volta chiuso questo capitolo sportivo?

Vorrei dedicarmi di più alla mia famiglia, ma se parliamo di un nuovo capitolo lavorativo, sto ragionando su più fronti, sia nell’ambito sportivo, sia nella formazione e nello studio. Ma anche sulla possibilità di collaborare con delle aziende che operano nel mondo dello sport. Ho diverse idee.

Il cronografo Speedmaster First Omega in Space, con cassa di 39,7 mm di diametro e bracciale in acciaio Movimento

A proposito di aziende con cui hai un legame, sei una dei friend of the brand di Omega, l’official timekeeper delle Olimpiadi. Esserlo e indossare i suoi orologi per me sono anche il raggiungimento di un risultato. Ma non solo dal punto di vista dei risultati sportivi, ma anche della persona che sono. Per questo ne sono molto orgogliosa perché il legame con Omega è profondo, autentico e lo vivo quotidianamente. E poi, lo scandire del tempo fa parte della nostra vita.

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