Progetto da 450 milioni per la chimica verde
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Si riparte con la chimica verde e il progetto di rilancio dell’industria nella Sardegna nord occidentale. Il punto di partenza del nuovo corso, comunque lungo e articolato e in parte da costruire, che arriva a distanza di oltre dieci anni dalle ultime attività, è la firma del protocollo ai primi di marzo tra la presidente della Regione, Alessandra Todde, tutte le istituzioni (Comuni di Sassari, Porto Torres e Alghero, Provincia di Sassari) e le parti sociali (Confindustria Centro nord Sardegna, Consorzio industriale provinciale di Sassari, Cgil, Cisl, Uil) coinvolte nel progetto che puntava alla “riconversione industriale dello stabilimento chimico di Porto Torres”.
L’obiettivo del programma è quello «di fare dell’area industriale di Sassari e Porto Torres» una delle “sedi di sviluppo dell’economia green e circolare sulla quale si basa il rilancio del Paese”. «Abbiamo riattivato il tavolo con i vertici dell’Eni e chiesto a Palazzo Chigi di rimettere in piedi il tavolo istituzionale - dice Emanuele Cani, assessore regionale dell’Industria -. Stiamo ripartendo perché abbiamo rimesso in marcia una macchina ferma da anni». Un nuovo corso che dovrebbe viaggiare lungo la linea tratteggiata nel 2011 con la firma del protocollo che prevedeva la riconversione dello storico polo industriale petrolchimico di Porto Torres e la sua conversione anche grazie a una iniezione di investimenti per 730 milioni di e un pacchetto di assunzioni.
Il piano condiviso punta alla produzione di “polimeri, additivi e lubrificanti bio (bioplastiche e biofiller) su scala industriale con produzioni di 100-120 mila tonnellate anno”. La “nuova fase” prevede “investimenti in qualità e valore equivalenti a quelli indicati nel 2011”. Il progetto, come sottolineano dalla Regione, punta a “risposte connesse alla filiera agricola” con “il coinvolgimento diretto della Regione Sardegna, anche per il tramite delle agenzie Agris, Laore, Argea e del rapporto con le università di Sassari e Cagliari” con “lo sviluppo del Centro Ricerche a Porto Torres”. «Oggi sono operativi solo due impianti - chiariscono ancora dall’assessorato -: P01 per la produzione di monomeri bio da olio di girasole con 40 addetti impiegati e P02 per lubrificanti bio da acido pelargonico con 27 addetti. Il piano di impostazione degli impianti e delle produzioni prevede investimenti per 450 milioni con 217 addetti diretti e 80 nell’indotto». Per l’esponente dell’esecutivo la produzione di plastica biodegradabile «è un tema centrale nelle politiche ambientali e industriali, soprattutto in un contesto in cui le microplastiche contaminano anche il cibo che consumiamo». Per la presidente della Regione Alessandra Todde si deve garantire «che la produzione sia possibile, scalabile e sostenibile, con costi competitivi.Abbiamo l’opportunità di cambiare approccio, risolvere definitivamente la questione energetica e creare un quadro produttivo stabile e certo. Abbiamo ricevuto disponibilità da Eni e Versalis per un incontro a breve. Chiederemo quindi al Governo di spiegare la propria strategia industriale per questo territorio, perché non possiamo più essere semplici spettatori in attesa di investimenti dall’alto. Per questo arriveremo al tavolo con una posizione condivisa da Regione e tutti gli attori interessati, istituzionali, sindacali e datoriali”». L’obiettivo, come aggiunge l’assessore Cani, è quello di passare dall’attuale produzione «a una che viaggi su scala industriale, dando prospettiva e futuro non solo al territorio ma al sistema produttivo regionale». A guardare positivamente l’accordo anche le organizzazioni sindacali. Per la Filctem Cgil di Sassari e quella regionale, con la firma «si apre uno spiraglio importante sulle prospettive della chimica verde a Porto Torres con l’impegno della Regione di rimettere al centro dell’attenzione l’attuazione del protocollo siglato sotto l’egida del Governo nazionale nel 2011».


