Previdenza

Professioni sanitarie: ai medici le pensioni più ricche, in coda biologi e psicologi

I trattamenti medi variano ampiamente a seconda della cassa previdenziale di riferimento, l’Enpam ha attivato un sistema di calcolo più favorevole

di Claudio Testuzza

5' di lettura

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Negli ultimi dieci anni, le pensioni italiane hanno subito una significativa erosione del loro potere d’acquisto. La perdita maggiore riguarda gli anni 2023 e 2024 in cui l’inflazione era molto alta ed il metodo di rivalutazione più severo, non per fasce ma per importi complessivi. Il punto più grave è che non si tratta di una perdita circoscrita ai due anni, ma di una sottrazione di reddito pensionistico permanente nel tempo.

In particolare le pensioni dei professionisti erano e sono rimaste fra le più basse. I trattamenti pensionistici medi dei professionisti variano ampiamente a seconda della cassa previdenziale di riferimento, della tipologia di professione e del reddito percepito durante la carriera lavorativa. Non esiste un importo medio unico per tutti i professionisti, ma si possono individuare alcuni elementi di differenze significative con la costatazione che le pensioni dei professionisti erano e sono rimaste fra le più basse.

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Così le pensioni medie annue lorde per gli ingegneri ammontano a 30.300 euro, per gli architetti 19.617 euro, per i geometri a 18.000, per i veterinari a 10.000, per i farmacisti a 7.500, per i biologi 4.300 e per gli psicologi 3.400.

Su questo fronte ha posto una valida resistenza la Cassa previdenziale dei medici , Enpam, favorendo il recupero inflazionistico basato sul 75 % fino a 4 volte il minimo Inps ed il 50% sul restante importo, e attivando un sistema di calcolo previdenziale più favorevole del secco sistema contributivo adoperato dalle altre Casse privatizzate.

L’Enpam usa un calcolo più favorevole

L’Enpam applica due metodi di calcolo : il contributivo indiretto a valorizzazione immediata (Civi), più favorevole, ed anche, in alcuni e limitati casi, quota A , il calcolo si basa sui contributi versati nel tempo, rivalutati e moltiplicati per un coefficiente di trasformazione che varia in base all’età del pensionamento. Per chi ha iniziato a versare dopo il 1996, il calcolo è interamente contributivo. Per chi ha iniziato a versare prima, si utilizza un sistema misto, con una parte retributiva e una parte contributiva.

Il funzionamento del Civi, invece, si basa facendo una ricostruzione a partire dai contributi presenti nell’estratto conto contributivo del sanitario.

La pensione viene determinata sulla base dei redditi dell’intera carriera professionale.

Medici di medicina generale

I medici di medicina generale sono attualmente oltre 66mila. I pensionati ordinari che ricevono la pensione prevalente dalla gestione dei medici di medicina generale sono oltre 37.140 e percepiscono pensioni per l’importo totale di 1.599.712.608 euro ( il 56 % dell’importo totale delle prestazioni) con trattamenti medi di 50.500 euro lordi annui.

Fra loro ci sono medici di famiglia, pediatri di libera scelta, ma anche addetti alla continuità assistenziale e all’emergenza territoriale convenzionata e alcuni ex 118 passati alla dipendenza. Il flusso dei contributi arriva direttamente dalle aziende sanitarie che li detraggono alla fonte.

Specialisti ambulatoriali

La gestione accoglie anche specialisti ambulatoriali e addetti alla medicina dei servizi che sono passati a un rapporto di dipendenza mantenendo la posizione previdenziale presso l’Enpam. Oggi tutti, convenzionati e dipendenti, hanno le stesse aliquote contributive. Ma la gestione storicamente ha assicurato prelievi contributivi lungimiranti, che permettono ai pensionati di oggi di beneficiare di assegni adeguati. I medici specialisti ambulatoriali sono attualmente oltre 14.700. Il numero dei pensionati ordinari per l’anno 2024 è pari a 14.821 ed il relativo importo erogato è pari ad € 363.826.878 che corrisponde al 12% dell’importo totale delle pensioni ordinarie di tutte le gestioni Enpam. L’importo medio annuo delle nuove pensioni ordinarie a carico della gestione è pari a circa € 44.800 .

Specialisti esterni: ad personam e ad esaurimento

I medici specialisti esterni ad personam sono attualmente 474, i medici convenzionati esterni INPS sono pari a 749. Le società professionali ex art.1, comma 39, L. 243/2004, che hanno dichiarato un fatturato nel 2024 sono 1.894 ed i beneficiari della contribuzione sono 14.606.

Il numero dei pensionati ordinari per l’anno 2024 è pari a 2.191 e il relativo importo erogato è pari ad € 34.765.964 che corrisponde all’ 1% dell’importo totale delle pensioni ordinarie di tutte le gestioni Enpam.

I nuovi specialisti esterni, che esercitano la professione venendo pagati non più direttamente dal Servizio sanitario nazionale ma da strutture accreditate, ricevono invece dal 2004 un contributo del 2% sul fatturato dei committenti. Inoltre, nel 2024 è stato incassato il contributo del 4% a carico degli iscritti che beneficiano della suddetta contribuzione del 2%.

Quota B : la media bassa che inganna

I medici liberi professionisti sono attualmente circa 217.000. Il numero dei pensionati ordinari per l’anno 2024 è pari a 66.987 e il relativo importo erogato è pari ad € 394.876.450 che corrisponde al 14% dell’importo totale delle pensioni ordinarie di tutte le gestioni Enpam. L’importo medio annuo delle nuove pensioni ordinarie a carico della gestione è pari a circa € 19.000 (sono stati esclusi tutti i trattamenti pensionistici di importo inferiore ad € 500 mensili). Il libero professionista che prendere 19mila euro all’anno di pensione, potrebbe essere un deluso avendo nella Quota B la propria fonte di pensione principale. Tuttavia si tratta di un dato falsato da vari fattori. Il primo è che una contribuzione proporzionale sui redditi da libera professione esiste in Enpam solo dal 1990 (per gli odontoiatri addirittura dal 1995), Inoltre le aliquote contributive sono sempre state variegate e inizialmente molto contenute.

Si pensi che nei primi anni l’aliquota intera era del 12,5 per cento, e solo fino a un tetto di reddito limitato, mentre il contributo ridotto era del 2 per cento per coloro che avessero un’altra posizione previdenziale. Le pensioni medie del passato non sono quindi predittive rispetto a quelle future, in tendenziale aumento.

Quota A : per pochissimi rappresenta la pensione principale

Gli iscritti alla gestione Quota A sono 365.318 di cui 7.695 studenti dal V anno di corso di Laurea. Il numero dei pensionati ordinari per l’anno 2024 è pari a 128.936 e il relativo importo erogato è pari ad € 483.152.773 che corrisponde al 17% dell’importo totale delle pensioni ordinarie di tutte le gestioni Enpam.

L’importo medio annuo delle nuove pensioni ordinarie a carico della gestione è pari a circa 4.000 euro. Pensione, in questo caso, davvero modesta. Modesta così come modesti, però, sono stati i contributi annui, soprattutto nel passato, che hanno costituito un “montante” ( il totale dei contributi versati ) a cui le percentuali utilizzate ( le stesse usate dall’Inps ) determinano trattamenti bassi. Tuttavia osservando gli anni di nascita si nota che su questi 15 mila pensionati con pensione prevalente di Quota A, solamente 74 hanno più di 70 anni d’età. Quasi tutti gli altri sono invece sanitari che hanno cominciato a percepire questa prima pensione Enpam in attesa di maturare i requisiti per riceverne un’altra più cospicua dall’Enpam o dall’Inps.

Tendenzialmente si tratta dei liberi professionisti di un tempo che non hanno versato altra contribuzione (si ricordi che prima del 1990 la Quota B non esisteva) o che hanno approfittato della possibilità di ritirare gli altri contributi versati ad altre gestioni dell’Enpam, rinunciando alle relative pensioni che sarebbero loro spettate. Il percepire una pensione dell’Enpam, in questo caso, di piccolo importo, che, comunque, corrisponde sempre, in proporzione, ad una somma più elevata rispetto a quanto versato, in generale non corrisponde a situazioni di disagio. La prova è offerta dal numero di pensionati ordinari che beneficiano dell’integrazione al minimo Inps: sono 258 su 140 mila, cioè meno dello 0,25 per cento.

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