L'assenza di ogni stolida univocità in Andretta, che anzi perseguiva una molteplicità brillante e non vessatoria ma ultra amicale verso il diverso, era sia una cifra personale e politica sia una cifra pedagogica e culturale. “L'eredità accademica – afferma Alberto Quadrio Curzio, anch'egli allievo diretto di Andreatta – è fondata su una ispirazione multi-specialistica. Lui, che aveva studiato alla scuola keynesiana e post keynesiana di Cambridge, alla facoltà di Scienze Politiche di Bologna chiamò e diede spazio a giovani economisti dalla più diversa impostazione: io mi occupavo di analisi economica, Romano di politica industriale, Giorgio Basevi di economia internazionale”. Questa attrazione per il diverso – soprattutto se di luccicante intelligenza – lo segnava in tutti i campi: “Non ho mai visto una persona – ricorda Prodi – che cercasse e valorizzasse così tanto il differente da sé, disinteressandosi completamente se poi il beneficiato gli si rivoltava contro. Quando io glielo facevo notare, lui replicava: “Sì, però è così brillante””.
Il multi-specialismo, l'analisi, la politica economica, anche la storia economica. E il ruolo di sviluppo dell'università: “Oltre alla facoltà di scienze politiche a Bologna, ha fondato l'università di Trento e l'università della Calabria”, ha ricordato il rettore Flavio Deflorian.
L'incontro, che ha restituito l'identità di un uomo complesso, anche buffo (“durante la campagna elettorale del 1992, prima di rispondere ad una domanda si mise la pipa in tasca, che però era rimasta accesa, e quindi quasi gli andarono a fuoco i pantaloni”, ha detto Alberto Faustini, direttore dell'Adige e dell'Alto Adige). E, anche, capace di operare con velocità e solidità nei frangenti più complessi e pericolosi della vicenda politica e umana.
“Quando lavoravo in Finmeccanica, un nostro dirigente di Ansaldo venne arrestato in Pakistan con l'accusa di tangenti. I pachistani stavano andando giù pesantissimo con lui durante gli interrogatori. Per noi era un grande problema, perché quell'accusa avrebbe compromesso una serie di commesse sul mercato asiatico. Andai a parlare a Roma con Andreatta. In quel momento, era ministro della Difesa. Lui, dopo avermi ascoltato, mi rispose: “Oibò”. Poi si mise subito in azione. L'esercito, per un'altra vicenda, doveva recuperare la salma di un militare in Afganistan. Organizzammo una seconda tappa in Pakistan. Mentre sulla pista del'aeroporto l'areo faceva il pieno, il nostro dirigente si intrufolò sull'aereo salvandosi”, racconta Alberto Forchielli. Che, poi, alla fine, chiudendo il cerchio di tutta questa storia rivela un particolare inedito e divertente: “L'aereo con cui salvammo il dirigente di Ansaldo era quello del presidente del Consiglio, che in quel momento si chiamava Romano Prodi”. Il quale – ridendo, in un bell'incontro organizzato in memoria del maestro di tanti – dice: “Io vi assicuro che non ne sapevo nulla…..”.