Processi più telematici per l’effetto lockdown
Maggiori i benefici nell'ambito civile dove l'informatizzazione era già in fase avanzata. Difficoltà nel tributario ma soprattutto nel penale
di Valentina Maglione e Bianca Lucia Mazzei
3' di lettura
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La pandemia ha spinto il ricorso alla telematica in tutti gli ambiti giudiziari. Gli esiti sono stati però diversi e sono dipesi sia dal grado di informatizzazione esistente pre-Covid, sia dalle caratteristiche processuali.
Nel settore civile il processo telematico è una realtà consolidata e il ricorso a udienze per note scritte previsto dai decreti emergenziali ha consentito, nei fatti, al sistema giudiziario un’attività “quasi” normale e di evitare la crescita dell’arretrato. Anche la giustizia tributaria è partita un passo avanti, con il canale telematico obbligatorio dal 2019; ma i difensori (avvocati e commercialisti) si sono schierati contro la trattazione documentale, per far prevalere le videoudienze. L’uso della telematica è stato invece più difficile nel penale, caratterizzato dall’oralità del processo.
«Nel civile il processo telematico ci sta consentendo di seguire procedimenti in diverse parti d’Italia», dice l’avvocato Monica Mandico, dello studio Mandico&Partners di cui fanno parte sia avvocati che commercialisti (sedi a Napoli, Roma e Milano). «È vero che si perde il rapporto diretto con il giudice ma i nostri sono procedimenti prevalentemente documentali - continua Mandico -. Abbiamo usato molto le udienze figurate in cui il giudice fissa l’orario e il giorno ma poi invita a presentare le note scritte di trattazione. È stato un percorso ideale: senza avremmo avuto grandi difficoltà». Lo studio Mandico & Partners punta molto sull’informatizzazione: «Non abbiamo fascicoli cartacei, la pratica viene subito digitalizzata e stiamo anche implementando l’intelligenza artificiale in relazione alla predittività delle sentenze».
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Il processo tributario telematico «ci ha agevolati nel deposito di atti e documenti», conferma Francesco Cotrufo, fondatore e managing partner dello studio Cotrufo & Partners, specializzato in consulenza legale-tributaria, con sede principale ad Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, e uffici nel capoluogo, a Roma, Catania e Lucera (Foggia). «Ma il Ptt ha alcune criticità che abbiamo individuato. Ad esempio, mentre il sistema telematico usato nel processo civile e del lavoro invia una Pec, con allegato, quando il difensore di controparte deposita un atto, il Ptt no: dobbiamo quindi monitorare costantemente i fascicoli accedendo al Sigit. Inoltre, per ciascun invio è possibile inserire al massimo 50 file, con una dimensione massima complessiva non superiore a 50 Mb. Essendo il processo tributario di tipo documentale, i difensori sono spesso costretti a depositare la documentazione con più invii». Per Cotrufo «è importante unificare le piattaforme dei processi telematici, anche per semplificare la gestione da parte delle segreterie». Quanto alle udienze nel periodo emergenziale, «si sono tenute perlopiù da remoto: questo ci ha permesso, con i limiti delle udienze a distanza, di garantire la difesa ai nostri assistiti».


