Lo studio

Privazione materiale infantile: oltre un bambino su 10 in Europa ne è colpito

È quanto emerge al rapporto Eurostat. SI tratta degli under 18 che non hanno almeno 3 degli articoli o beni necessari per una vita accettabile

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore) e Lena Kyriakidi (EfSyn, Grecia)

6' di lettura

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Nei paesi dell’Ue, nel 2024, il 13,6% dei bambini di età inferiore ai 16 anni ha dovuto fare i conti con la privazione materiale: non ha ricevuto almeno 3 dei 17 articoli – beni o servizi – considerati necessari o desiderabili dalle persone per «un tenore di vita accettabile». Si tratta di elementi che fanno parte della quotidianità e che spaziano dall’abbigliamento all’alimentazione sino ad altri fattori come i servizi e la socializzazione.

Dai vestiti al cibo, quello che manca

Nel caso dei bambini si tratta della possibilità di avere dei vestiti nuovi (non di seconda mano), due paia di scarpe aderenti (un paio per tutte le stagioni). E poi libri a casa adatti all’età, attrezzature per il tempo libero e giochi al coperto. Non meno importante l’alimentazione, con un pasto con carne, pollo o pesce o un equivalente vegetariano almeno una volta al giorno così come frutta e verdura. Per una crescita serena ci sono poi le celebrazioni in occasioni speciali o la possibilità di invitare gli amichetti a mangiare di tanto in tanto, così come quella di una vacanza lontano da casa una volta all’anno. A questi elementi si sommano poi quelli che riguardano le famiglie, come la sostituzione dei mobili usurati, la possibilità di far fronte a pagamenti arretrati, o ancora avere una casa «adeguatamente» riscaldata o ancora un’auto per uso familiare. Non ininfluente la connessione a internet.

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Privazioni per 13 bambini su 100

In questo quadro, secondo quanto ricostruito dal rapporto Eurostat, 13,6 bambini su 100 hanno dovuto fare i conti con diverse privazioni presenti negli elenchi.

I tassi più alti sono stati registrati in Grecia (33,6%), Romania (31,8%) e Bulgaria (30,4%). Al contrario, i tassi più bassi sono stati registrati in Croazia (2,7%), Slovenia (3,8%) e Svezia (5,6%).

L’Italia si posiziona a metà classifica, con una percentuale del 14,9%, e leggermente sopra la media europea.

«Quello che leggiamo è il segno che qualche cosa non funziona. Dal 2021 sottolineiamo i problemi che riguardano proprio questa fascia d’età e le loro famiglie - dice Michele Carrus, presidente di Federconsumatori, l’organizzazione che si occupa della difesa dei diritti dei consumatori e delle persone - atti come e l’abolizione del reddito di cittadinanza o altre politiche come i condoni non aiutano di certo, dato che a pagare le conseguenze sono le famiglie più povere e, a ruota, i bambini».

Fondamentale l’educazione dei genitori

Uno degli elementi che ha un impatto sulla privazione materiale dei bambini, come emerge dal rapporto Eurostat, è l’educazione dei genitori. «Solo il 5,6% dei bambini i cui genitori avevano un’istruzione terziaria ha affrontato la privazione materiale, rispetto al 39,1% dei bambini i cui genitori avevano al massimo un’istruzione secondaria inferiore - si legge nel rapporto -. Le percentuali più alte di figli di genitori con un’istruzione inferiore che hanno dovuto affrontare la privazione materiale sono state registrate in Slovacchia (88,6%), Bulgaria (84,1%) e Grecia (77,2%). Al contrario, i tassi più bassi sono stati registrati in Polonia (9,1%), Lussemburgo (9,2%) e Svezia (12,2%)».

Tra le famiglie in cui i genitori hanno avuto un’istruzione terziaria, i più alti tassi di privazione materiale infantile sono stati registrati in Grecia (17,6%), Spagna (11,6%) e Bulgaria (8,1%). I tassi più bassi sono stati invece registrati in Slovenia (0,6%), Croazia (0,7%) e Repubblica Ceca (0,8%).

Per il presidente della Federconsumatori c’è un fattore che non deve essere sottovalutato, e riguarda l’intero scenario. «Ci sono sei milioni di italiani che rinunciano a curarsi - aggiunge - e numerose famiglie con bambini o adolescenti che devono fare i conti con questa situazione spaventosa». Carrus individua anche un altro elemento che «deve essere monitorato e non può essere sottovalutato». Gli adulti di domani

Anche perché i bambini di oggi saranno gli adulti di domani. «Questi bambini vivono in un contesto che condiziona - aggiunge - e si rischia che, una volta cresciuti, possano alimentare quel mercato del lavoro irregolare. Inoltre, quando la sofferenza non trova una soluzione dà luogo a rabbia e malcontento che, nella minore delle ipotesi produce disaffezione e sfiducia nello Stato e nelle Istituzioni». Da qui anche una proposta: «Servirebbe una politica di Welfare in cui si seguono dei progetti che non cambiano di volta in volta come le maggioranze che si alternano al Governo. È necessario creare percorsi di accompagnamento e supporto proprio nelle situazioni più critiche e disagiate».

Marco Rossi Doria, presidente dell’impresa sociale Con i bambini, organizzazione non profit operante dal 2016, oltre all’aspetto negativo vede però anche elementi di positività. Quella che si potrebbe definire la «speranza» perché non tutto è perduto.

«Ci sono chiari e scuri, e abbiamo anche molte cose buone - dice -. Ci sono delle scuole che non funzionano ma molte altre che fanno un gran bene. Abbiamo comunità educandi che mettono assieme genitori, insegnanti, assistenti sociali, parrocchie e terso settore». Ossia una rete capace di mettere in piedi strumenti e iniziative capaci di coinvolgere e sostenere sia i bambini sia le famiglie. «Con la nostra organizzazione raggiungiamo 650 mila ragazzini in povertà assieme alle famiglie - argomenta - inoltre con i nostri progetti ci sono 10 mila attori coinvolti tra pubblici e privati, 900 partenariati. Le crisi ci sono e vengono affrontate».

La Spagna tra disuguaglianze territoriali e fragilità sistemiche

In Spagna, secondo i dati del 2024 dell’Istituto Nazionale di Statistica (INE), quasi un bambino su tre — circa il 27% — risulta a rischio di povertà o esclusione sociale. Si tratta di uno dei tassi più alti dell’Europa occidentale, con 2,7 milioni di minori coinvolti. Di questi, il 13,7% vive in condizioni di povertà severa. La povertà infantile spagnola si manifesta non solo nell’insufficienza di reddito, ma anche nella mancanza di beni essenziali come pasti adeguati, riscaldamento domestico efficiente, materiali scolastici, abbigliamento consono alle stagioni e opportunità di svago o vacanze.

Il rapporto della Plataforma de Infancia mostra un aumento di 1,7 punti percentuali rispetto all’anno precedente, con oltre 116.000 nuovi minori colpiti. Colpisce il fatto che più della metà dei bambini e adolescenti, precisamente il 54,9%, dichiari di avere difficoltà ad arrivare a fine mese. Nelle zone rurali, pur con una presenza numerica inferiore, i tassi relativi di povertà sono ancora più elevati e toccano il 34,7%. Esistono, inoltre, forti disparità regionali: l’Andalusia registra il tasso più alto con il 44,4%, seguita da Murcia e dalle Isole Canarie, mentre la Galizia presenta un dato sensibilmente inferiore (16%). In otto comunità autonome, tra cui La Rioja, la situazione è peggiorata nell’ultimo anno, in alcuni casi con incrementi a doppia cifra, mentre in altre, come la Galizia e le Baleari, si sono registrati miglioramenti significativi.

Determinati fattori aumentano sensibilmente il rischio di povertà infantile. I bambini con genitori stranieri sono tra i più esposti, con un tasso di rischio del 67,9%. Le famiglie monoparentali, in particolare quelle guidate da madri sole, sono colpite in modo sproporzionato, con una quota che supera il 50%. Anche la dimensione familiare incide: il rischio sfiora il 49% nelle famiglie con tre figli e supera il 65% in quelle con più di tre. Tutti questi elementi indicano una situazione profondamente radicata e strutturale, che richiede risposte politiche articolate e stabili.

Il caso della Grecia: una crisi cronica che colpisce l’infanzia

In Grecia, la percentuale di bambini colpiti da deprivazione materiale è più che doppia rispetto alla media europea, con un dato che raggiunge il 33,6%. Questa situazione è il risultato di un progressivo indebolimento del potere d’acquisto delle famiglie, legato a un’inflazione persistente e a un aumento generale del costo della vita, in particolare per beni essenziali come alimenti, energia e abitazioni. Nonostante una crescita nominale dei salari, l’impatto reale degli stipendi greci continua a diminuire. Secondo il rapporto 2025 dell’Istituto del Lavoro del GSEE, la Grecia è tra i Paesi europei con la più bassa variazione positiva del reddito familiare lordo, lontana dalla media dell’Unione.

Il peggioramento delle condizioni di vita riguarda soprattutto le famiglie con figli, che risultano più penalizzate rispetto alla media della popolazione. Il rapporto della Rete Greca Antipovertà, redatto con la collaborazione accademica dell’Università di Atene, mette in evidenza una crescente difficoltà nel coprire spese che dovrebbero essere garantite dal settore pubblico, come l’accesso a servizi sanitari — in particolare odontoiatrici — o alla scuola dell’infanzia. L’offerta pubblica di asili nido è insufficiente a soddisfare la domanda, il che spinge molte famiglie verso il settore privato, con conseguenti spese aggiuntive. Anche nel campo della salute pediatrica le famiglie devono sostenere direttamente molti costi, poiché le agevolazioni statali coprono solo in parte le necessità più frequenti.

Le testimonianze raccolte dalla rete parlano di famiglie costrette a ridurre l’acquisto di alimenti fondamentali come la carne, a rinunciare a uscite e attività extrascolastiche, e persino a risparmiare su beni minimi come ventilatori o repellenti contro le zanzare. In questo contesto, molti bambini sviluppano un senso di ansia associato alla propria condizione economica, percependo come lussi beni e attività che dovrebbero essere parte della normalità.

Per far fronte a questa emergenza, la rete propone un cambiamento profondo nelle politiche pubbliche, partendo da un sistema fiscale più equo che non gravi in maniera sproporzionata sulle famiglie più povere. L’indicizzazione automatica di salari e pensioni, un maggiore controllo dei prezzi sui beni essenziali, l’accesso garantito a elettricità a prezzi accessibili e un aumento della spesa sociale in settori chiave come sanità, educazione prescolare e edilizia popolare vengono considerati strumenti indispensabili per arrestare la spirale della povertà e ripristinare un minimo di equità sociale.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

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