Priorità salute: boom di risorse per farmaci e telemedicina
Dal 26 maggio il regolamento sui dispositivi medicali: autorizzazioni più complesse
a cura di Valeria Uva
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«Il Pnrr può essere un’occasione da cogliere per le nostre Pmi del farmaco per valorizzare i tanti beni immateriali che non sanno neanche di possedere e noi possiamo aiutarle a farli emergere». Laura Orlando, managing partner di Herbert Smith Freehills, ha appena assistito, lato finance, proprietà intellettuale e contrattualistica, AchilleS Vaccines, la biotech senese che, in pool con altre realtà della ricerca, sta sviluppando gli anticorpi monoclonali anti Covid e conosce a fondo il mondo farmaceutico italiano. Anche perché lo assiste tra l’altro nel contenzioso cross border «che spesso nasce al lancio di farmaci innovativi». E spiega: «Molte aziende del farmaceutico non sono consapevoli di avere un tesoro nascosto: il know how, le banche dati, ad esempio sono tutti valori non tangibili, che devono essere valorizzati, tutelandoli con contratti blindati e accordi di non disclosure e portandoli in bilancio, per sfruttare gli incentivi fiscali del patent box».
Un lavoro che anche grazie alle risorse del Pnrr per ricerca e sviluppo gli avvocati specializzati nel Life science vedono in crescita.
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Il piano nazionale di resistenza e resilienza destina alle diverse voci della missione “Salute” 15,6 miliardi di euro, che sfiorano i 18 miliardi se si aggiungono i 2,9 dal Fondo complementare. Da ristrutturare dopo la pandemia c’è anche tutto il settore delle cure domiciliari e sul territorio, compresa la telemedicina. Già in questi mesi i team dell’health care hanno lavorato molto su vari progetti di assistenza sanitaria a distanza: «Non solo per la consegna di farmaci e dispositivi medici a domicilio - spiega Elisa Stefanini, counsel di Life Science in Portolano Cavallo - abbiamo fornito supporto allo sviluppo di piattaforme online, curando, ad esempio, la privacy policy e la contrattualistica».
Lo sviluppo delle consegne a domicilio porterà sempre di più le aziende a rivedere tutte le policy: «Occorre evitare che il servizio di recapito a domicilio possa essere percepito come una sollecitazione al paziente all’utilizzo di un determinato farmaco o dispositivo» aggiunge Roberto Cursano, partner di Baker McKenzie. Ma a cambiare è tutta l’interazione con la classe medica: «Prima della pandemia nel predisporre i modelli organizzativi ex decreto legislativo 231 per le imprese farmaceutiche l’attenzione si concentrava, tra l’altro, sulle spese di viaggio e soggiorno per congressi scientifici e formazione in presenza - ricorda Cursano - da sempre considerate aree “sensibili”. Ora che questi oneri sono ridotti, anche le policy vanno aggiornate» .

