Il bando del Mur

Con il Prin da 260 milioni ripartono i fondi nazionali alla ricerca

Il 15% delle risorse riservato ai ricercatori under 40. Entro aprile attesi altri tre bandi per un investimento totale di 409 milioni

di Eugenio Bruno

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In attesa che la partecipazione italiana ai programmi europei migliori, magari in concomitanza con la fine del Pnrr e della sua concorrenza implicita rispetto ai bandi Ue, una buona notizia arriva dal fronte interno. Grazie al bando per i progetti di rilevante interesse nazionale (Prin) da circa 260 milioni, appena emanato con un decreto dal Mur, che avvia - di fatto - il nuovo Piano per la ricerca voluto dalla ministra Anna Maria Bernini per l’utilizzo del “fondone” da 1,2 miliardi istituito con la manovra 2026.

Oltre che ad assicurare risorse stabili a tutti i player dell’innovazione il Piano triennale 2026-2028 si propone di garantire tempi certi per i bandi. E almeno con il primo appuntamento fissato dal cronoprogramma ministeriale dovremmo esserci. Entro il 30 aprile dovrebbero arrivare anche: il neonato Prin Hybrid da 59 milioni di euro, che spinge sulla multidisciplinarità e promuove l’ibridazione delle competenze, incrociando saperi umanistici e nuove tecnologie (tecnologie quantistiche, high performance computing, intelligenza artificiale); i Synergy grant da 50 milioni, che puntano a rafforzare la cooperazione tra comunità scientifica e sistema produttivo nel campo della ricerca applicata; un avviso da 30 milioni per le partnership europee. Se al pacchetto aggiungiamo i 260 milioni del Prin e gli 11 milioni necessari alla valutazione dei due bandi Prin entro fine mese dovrebbero essere movimentati tutti i 409 milioni a disposizione per il primo anno di applicazione del Piano.

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Il bando Prin

In questa sede ci soffermiamo solo sul Prin, che finanzia progetti di ricerca fondamentale di durata triennale, caratterizzati da elevata qualità scientifica e realizzati in forma collaborativa tra università, enti e Afam. Il fine esplicito è favorire la mobilità e l’integrazione delle competenze sul territorio. Favorendo, ad esempio, la costituzione di gruppi di ricerca più ampi rispetto al passato. È previsto, infatti, che i progetti siano sviluppati da partenariati composti da quattro a sei unità di ricerca appartenenti a istituzioni diverse.

I destinatari

Per la prima volta, il bando consente anche di coinvolgere all’interno degli stessi gruppi ricercatori e giovani studiosi non appartenenti all’istituzione capofila, rafforzando così il focus sul progetto e favorendo la circolazione delle professionalità.

Passiamo alle risorse. La dote complessiva ammonta a 259,88 milioni di euro e una quota del 15% (cioè 38,9 milioni) è riservata ai ricercatori under 40. L’età va calcolata alla data di presentazione del bando, con una serie di deroghe codificate per congedi di maternità, paternità e malattie di lunga durata, che allineano l’Italia agli standard europei nelle procedure di selezione. Il finanziamento per ciascun progetto potrà essere compreso tra 1 e 1,2 milioni di euro.

Termini e macro settori

Le proposte possono riguardare tutti i settori di ricerca riconducibili ai tre macrosettori definiti dello European research council (Erc): scienze della vita, a cui sono riservati 90,9 milioni; scienze fisiche e ingegneria che ne hanno a disposizione altrettanti; scienze sociali e umanistiche che si spartiranno invece 77,9 milioni. Per candidarsi via web (all’indirizzo https://prin.mur.gov.it/) c’è tempo dalle 15 del 17 aprile 2026 alla stessa ora del 1° giugno 2026.

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