Previdenza integrativa

Previdenza integrativa, modifiche in vista per i benefici fiscali della Rita

Il Governo potrebbe varare delle novità sulle condizioni per l’accesso alla rendita integrativa temporanea anticipata

di Vitaliano D'Angerio

Palazzo Chigi

2' di lettura

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Rendita integrativa temporanea anticipata meglio conosciuta con la sigla Rita. È il meccanismo introdotto nel 2018 dal legislatore italiano per consentire a chi ha perso il lavoro, ed è vicino alla pensione, di ricevere quanto ha versato al fondo complementare a condizioni fiscali di favore. Un ponte previdenziale per coloro che hanno non più di 5 anni alla maturazione dell’età per la pensione di vecchiaia (accessibile quindi da 62 anni) e per gli inoccupati da più di 24 mesi. Grazie alla Rita, chi incassa periodicamente queste somme, paga di imposte tra il 15 e il 9%, e non l’aliquota ordinaria Irpef, anche sulle somme versate ante primo gennaio 2007, data in cui è diventata operativa la riforma dei fondi pensione.

La circolare Covip

Quattro anni fa, però, il 17 settembre, è avvenuto un allargamento della platea degli aventi diritto. Una circolare della Covip, l’authority di vigilanza dei fondi pensione, ritenne che la Rita potesse «essere erogata anche qualora il beneficiario percepisca, al momento dell’istanza o nel corso di erogazione della Rita, pensioni di primo pilastro anticipate o di anzianità». Ecco perché, dal 2020 in poi, si è verificata un’impennata delle richieste di Rita per gli iscritti ai fondi pensione preesistenti: dai 433 del 2019, si passò ai 788 dell’anno dopo, con una progressione continua fino ai 1.685 del 2023.

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I benefici fiscali

Il motivo dell’aumento di richieste è legato appunto alla convenienza fiscale: gli iscritti ai fondi pensione preesistenti sono fra coloro che hanno delle posizioni (montanti) patrimoniali robuste nella previdenza integrativa e hanno tutto l’interesse ad incassarle sotto forma di Rita che, come detto, estende il beneficio anche prima del gennaio 2007. Per tutti gli altri casi, il trattamento fiscale di favore infatti viene applicato soltanto per le prestazioni erogate dal 2007 in poi.

Le possibili modifiche

La platea della Rita potrebbe però ridursi in modo drastico. Da aprile circola l’indiscrezione di una modifica del meccanismo da parte del Governo, che vorrebbe riconoscere la rendita in questione con esclusivo riferimento alle cessazioni del rapporto di lavoro intervenute dal primo gennaio 2025 per cause diverse dal pensionamento di ogni tipologia: stop dunque al ponte previdenziale e ai benefici fiscali annessi. Non è ancora chiaro però in quale provvedimento sarà inserita tale modifica che, a detta di alcuni esperti, dovrebbe essere prevista in una riforma complessiva della previdenza integrativa. Se e come verrà modificata la Rita lo sapremo nelle prossime settimane/mesi.

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