Previdenza complementare e Tfr, le 10 proposte per i giovani
Dalla dote pensione alimentata dai genitori al contributo statale per le nuove partite Iva. Ecco i suggerimenti di Plus24 per aumentare le adesioni
di Vitaliano D'Angerio e Federica Pezzatti
4' di lettura
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Dieci proposte per convincere i giovani ad aderire alla pensione integrativa. Dalla dote previdenziale creata dai genitori fin dalla culla, al contributo dello Stato per i lavoratori autonomi. Una serie di indicazioni, emerse anche dal confronto con esperti di settore, che Plus24 sottopone alla politica. Per avere una fotografia dell’età degli iscritti alla previdenza integrativa si fa riferimento alla relazione della Covip, l’authority di vigilanza dei fondi pensione.
A fine del 2019 la popolazione degli iscritti era pari a 8 milioni e 263 mila. Per quanto riguarda le classi di età, viene spiegato, l’iscrizione si concentra nelle classi centrali (35-54 anni) con il 52,9 per cento; il 29,5% ha più di 55 anni.
Il dato che ci interessa è il seguente: il 17,6% ha meno di 35 anni e, all’interno di tale fascia, gli iscritti con meno di 19 anni sono il 2,2 per cento. Sono proprio queste ultime percentuali a preoccupare. Il tutto stride con le reali esigenze dei ragazzi di oggi che, con buona probabilità, faranno i conti con carriere intermittenti e ritardi nell’inserimento nel mondo lavorativo. Conseguenza? Scoperture di primo pilastro che ormai funziona con il metodo contributivo.
Per aprire da subito un confronto sul tema, abbiamo sottoposto le proposte a politici e associazioni di categoria. In particolare ci sono le prese di posizione di Assofondipensione e Assoprevidenza, che sono d’accordo su alcuni temi - per esempio la “dote” - e invece si spaccano su altri come il raddoppio da 5 a 10mila euro della somma versata in previdenza integrativa e deducibile dal reddito imponibile.
Green e digitale
La vera sfida per i fondi pensione dovrà essere però quella di affrontare finalmente il problema che sta più a cuore ai giovani ovvero il climate change. Lo stanno facendo nel Nord Europa con attività di engagement (confronto) con aziende che emettono CO2; in Italia invece c’è un certo disinteresse sul tema da parte dei fondi pensione.









