Arte

Prevenzione fisica e coperture assicurative contro il rischio climatico

I maggiori disastri hanno fatto crescere i premi. Obbligo solo per i privati in Italia

di Giuditta Giardini

3' di lettura

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Il cambiamento climatico sta avendo un impatto sempre più tangibile anche sul mercato dell’arte. Eventi meteorologici estremi, come alluvioni, incendi e uragani, rappresentano una minaccia concreta per la conservazione delle opere. Nel settore privato, per proteggere i propri investimenti, i collezionisti stanno adottando misure sempre più articolate, che combinano prevenzione fisica e copertura assicurativa. Una prima linea di difesa consiste nello spostamento delle opere in luoghi più sicuri. Molti collezionisti ricorrono a depositi che offrono elevati standard di sicurezza: stoccaggio sotterraneo, sistemi HVAC avanzati, controllo dell’umidità e continuità operativa anche in caso di blackout. Parallelamente, cresce l’attenzione alla protezione in situ: nelle abitazioni private, nelle stanze che ospitano opere fragili, si installano vetri antiurto, mentre le sculture all’aperto vengono temporaneamente trasferite all’interno in caso di maltempo. L’uso di generatori di riserva e la pianificazione di evacuazioni con percorsi e accessi predefiniti completano le strategie.

Accanto alla protezione fisica, l’assicurazione rappresenta una forma essenziale di mitigazione del rischio. Le polizze “all-risk” coprono tutti i danni non espressamente esclusi, sia per opere custodite in luoghi fissi che in transito. A queste si aggiungono polizze per la casa o per la proprietà personale, che richiedono per beni di maggior valore una valutazione specifica e dettagliata. Nel contesto espositivo, invece, le polizze “da parete a parete” proteggono le opere d’arte dal momento in cui vengono prelevate fino al loro rientro, compreso il trasporto e il periodo di esposizione.

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Musei e gallerie possono inoltre stipulare coperture per l’annullamento di eventi, utili in caso di cancellazioni dovute a eventi climatici estremi. I collezionisti possono essere inseriti in queste polizze come assicurati aggiuntivi. Le coperture includono, a seconda dei casi, la responsabilità generale, quella professionale per conservatori e operatori del settore, e quella per amministratori e dirigenti, in caso di negligenza o violazioni di doveri fiduciari.

Crescono protezioni e i premi

Negli ultimi anni, tre fattori hanno contribuito all’aumento dei premi assicurativi nel settore dell’arte: l’incremento del valore delle opere, la crescita dei rischi legati al clima e la maggiore domanda di coperture. Allo stesso tempo, molte compagnie stanno limitando l’estensione delle polizze: vengono introdotte franchigie fino al 5–10% del valore assicurato, soprattutto in aree ad alto rischio, e aumentano le esclusioni per danni da incendi, alluvioni o terremoti. Alcune compagnie, infine, rifiutano nuove coperture per immobili situati in regioni particolarmente esposte, come California e Florida. Durante l’incendio del gennaio 2025, in California, la Getty Villa a Los Angeles è riuscita a proteggere la sua collezione grazie a solidi protocolli di emergenza e a un’attenta progettazione architettonica. L’alto rischio di disastri naturali della zona di Los Angeles ha spinto i suoi musei a sviluppare sistemi avanzati di protezione contro incendi, terremoti e fumo. Il Getty Center e la Getty Villa, costruiti con materiali ignifughi e dotati di cisterne e sistemi antincendio, hanno evitato danni nonostante la vicinanza delle fiamme. Anche altri musei come il Norton Simon Museum hanno rafforzato i sistemi di filtraggio per proteggere le opere dal fumo tossico. Sul fronte sismico, nuovi edifici come il Lucas Museum e le David Geffen Galleries del LACMA sono dotati di isolatori antisismici, mentre al Getty ogni opera è fissata per resistere alle scosse.

Il caso Italia

In Italia, la Legge di Bilancio 2024 (art. 1, commi 101–111) ha introdotto un obbligo assicurativo per le imprese, incluse quelle attive nel mercato dell’arte, volto a tutelare beni immobili, impianti e macchinari dai danni causati da eventi calamitosi come terremoti, alluvioni, frane e inondazioni. Il termine inizialmente previsto per la stipula delle polizze è stato prorogato dal Decreto-Legge n. 39/2025: le medie imprese dovranno conformarsi entro il 1° ottobre 2025, mentre piccole e micro imprese avranno tempo fino al 1° gennaio 2026. Parallelamente, si registra un crescente interesse per le polizze parametriche, strumenti assicurativi innovativi che si attivano automaticamente al verificarsi di condizioni predefinite (come il superamento di soglie specifiche di pioggia o vento) senza necessità di una valutazione post-evento dei danni. Questi meccanismi semplificano e velocizzano il risarcimento.

La garanzia dello Stato protegge i musei pubblici

Per il settore pubblico, il tema del rischio climatico è stato trattato durante il recente convegno «Cultural Heritage Protection in the Face of Climate Change», svoltosi il 16 maggio presso l’Università Cattolica. La partecipazione della Protezione Civile e del MiC ha posto l’accento sull’importanza dell’intervento delle comunità sia in fase preventiva che nella risposta all’emergenza. Nei comuni, come riportato da Stefano Verri dell’Ufficio Cultura di Senigallia: «tutte le collezioni e gli immobili del comune sono coperti da una polizza all risk, mentre sono accese polizze ad hoc per mostre temporanee in cui è inserita la protezione da rischi come terremoti, atti sovversivi, o – specie nel caso di Senigallia – alluvioni ed esondazioni». Questo è stato confermato dalla Dirigente del Museo Francesco Baracca Lugo. I musei statali, invece, non hanno alcuna polizza contro i disastri naturali, contando sulla garanzia dello Stato.

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