Prevenire l’infortunio è meglio che curare: ecco il vademecum per uno sport «sicuro»
Dagli sportivi della domenica ai grandi campioni: i suggerimenti degli esperti per allenarsi in modo appropriato e praticare l’attività fisica nel rispetto di tempi e di eventuali traumi pregressi senza incappare in gravi conseguenze
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Il detto “prevenire è meglio che curare” è un principio fondamentale per la salute e la sicurezza ed è sempre valido anche in ambito sportivo per non incorrere in infortuni. Ma l’infortunio è per sua natura qualcosa che non possiamo prevedere: è un incidente improvviso e la possibilità che si verifichi è maggiore in alcune discipline sportive più che in altre. E allora come giocare d’anticipo per evitarlo? Come fare la giusta prevenzione, adattata all’età e al livello di agonismo che mettiamo nella nostra attività sportiva? Sono temi cruciali perché malgrado lo sport sia un alleato-chiave per la prevenzione, in alcuni casi può trasformarsi in un ingrediente della nostra vita prezioso ma “da maneggiare con cura”.
Se ne è parlato nel corso del panel “Prevenire (l’infortunio) è meglio che curare”, nell’ambito dell’evento “Destinazione Salute 2025”che il Gruppo San Donato ha organizzato in collaborazione con il Gruppo 24 Ore domenica 29 giugno a Milano. Protagonisti, insieme al pubblico coinvolto nel dibattito, due super esperti nel campo della traumatologia dello sport e della chirurgia: Riccardo Accetta, Responsabile Unità operativa di Traumatologia dell’Irccs Ospedale Galeazzi - Sant’Ambrogio e Professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia dell’Università di Milano; e Roberto Pozzoni, Responsabile Unità operativa di Traumatologia dello Sport e Chirurgia Artroscopica (C.T.S.) dell’Irccs Ospedale Galeazzi - Sant’Ambrogio.
Primo: non improvvisare
La prevenzione nella pratica dell’attività sportiva è d’obbligo ma non tutti la mettono in atto. Molto spesso ci si approccia a un’attività sportiva senza una corretta preparazione e questo è uno dei principali fattori di rischio. Purtroppo spesso le scorciatoie si pagano: raggiungere il massimo della performance nel minor tempo possibile senza una corretta coordinazione e senza preparare il gesto tecnico va a discapito del raggiungimento dell’obiettivo. Bisogna invece arrivare al target che ci si è prefissati con gradualità: prepararsi, avere una buona coordinazione neuromuscolare, allenarsi al gesto tecnico-sportivo.
Per esempio può capitare a tutti, dopo l’inverno, di sentirsi addosso parecchi chili di troppo e di cimentarsi nella corsa nel tentativo di perdere peso. Un atteggiamento che per gli esperti è assolutamente sbagliato. «Innanzitutto - spiega Roberto Pozzoni - perché se sei in sovrappeso la muscolatura dev’essere adeguata a sorreggere il peso corporeo, poi perché senza una tecnica si corre in maniera scoordinata. E tutto questo può causare infortuni, dalla distorsione della caviglia alla caduta a terra perché non essendo ben coordinati non si ha un corretto appoggio plantare sul terreno di corsa». Quindi, quale ricetta dare? L’approccio dovrà essere sempre graduale: sarebbe corretto prepararsi con un potenziamento muscolare in palestra all’allenamento outdoor, cercando di coordinare il movimento e di raggiungere l’obiettivo man mano e senza fretta. E in definitiva occorre cimentarsi in un contesto in cui funzionino sia la prevenzione passiva che quella attiva. La prima data dall’uso di materiali, dai campi di gioco, dalle barriere architettoniche che dovrebbero essere eliminate. Mentre quella attiva è data dalla capacità di ciascuno di usare un determinato tipo di materiali o dalla preparazione che si ha nell’affrontare l’attività scelta.


