Fiscalità

Pressing degli operatori per rivedere le regole sulla deducibilità

Il valore di riferimento di un’auto aziendale è fermo al 1998 con aliquote diverse a seconda dell’utilizzo. Occhi puntati sulla Delega fiscale

di Filomena Greco

L’evento. Nella foto l’ultima edizione di Fleet manager academy, organizzata da Uvet Events Econometrica che si è svolta a Bologna in occasione di Futuremotive

3' di lettura

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La questione fiscale resta un nodo irrisolto per il mondo delle flotte aziendali, ma la possibilità che possa aprirsi una fase di revisione nel quadro della delega fiscale c’è. E gli operatori ci contano anche alla luce del fatto che il settore, nel suo insieme, contribuisce per oltre il 16% del gettito fiscale in Italia, per un totale di 76,3 miliardi di euro all’anno.

Due i temi sul tavolo, una maggiore deducibilità dei costi delle auto aziendali e l’allineamento dell’Iva ai principali paesi europei. Ma se la previsione di una maggiore detraibilità dell’Iva – limitata al 40% fino al 2025 – deve essere vagliata nell’ambito della normativa europea, il riequilibrio della deducibilità dei costi invece è un tema squisitamente politico. E la Delega fiscale sembra guardare a questa possibilità: l’articolo 9 infatti prevede «la semplificazione e la razionalizzazione dei criteri di determinazione del reddito d’impresa, al fine di ridurre gli adempimenti attraverso la revisione della disciplina dei costi parzialmente deducibili».

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Il valore di riferimento di un’auto aziendale non è mai stato aggiornato dal 1998 ed è bloccato a quota 18mila euro con percentuali per la deducibilità, ridotte a partire dal 2012, al 20% per le auto in pool, al 70% per le auto ad uso promiscuo, all’80% per gli agenti di commercio. La proposta di Aniasa e Motus-E, di cui si è discusso anche durante l’ultima edizione di Fleet manager academy, organizzata da Uvet Events Econometrica che si è svolta a Bologna in occasione di Futurmotive, è di portare la deducibilità per le flotte aziendali a 0 emissioni al 100% per tutte le categorie e, contestualmente, di aggiornare i costi di acquisto e noleggio rispettivamente a 25.822 e 5.164 euro. Le auto elettriche inserite nelle flotte aziendali poi rischiano di essere penalizzate rispetto ai modelli alimentati a benzina o diesel, in particolare rispetto ai costi delle ricariche elettriche domestiche, i cui rimborsi sono stati equiparati dalla Agenzia delle Entrate a reddito di lavoro dipendente da assoggettare a tassazione, creando dunque una situazione di svantaggio rispetto alle schede carburante.

«Il principale nodo da sciogliere è quello delle risorse da destinare a questa eventuale misura che vale circa 700 milioni – spiega Pietro Teofilatto responsabile ambito fiscale per Aniasa – per il periodo 2024-2026, ma abbiamo anche spiegato al Mef che l’aumento delle immatricolazioni produrrebbe un beneficio netto per l’Erario di 130 milioni all’anno».

La decisione finale sul tema spetta al Comitato tecnico per la riforma nominato dal viceministro all’Economia Maurizio Leo ed alle tredici commissioni tematiche incaricate ai decreti delegati. La situazione, al momento, è in fase di stallo, dopo un primo scambio di vedute tra gli operatori del settore e il viceministro. Quello che è certo, però, è il fatto che la manovra in fase di discussione non offrirà grandi spunti sul tema. Più probabile invece che la Delega fiscale possa nei prossimi mesi – la scadenza è a luglio 2025 – aprire una fase di discussione che porti a emanare un Decreto legislativo che possa rivedere soglie e valori della deducibilità dei costi per le auto aziendali nell’ambito di una revisione globale della disciplina del reddito di impresa. La convinzione è che la leva fiscale possa orientare le scelte delle aziende e accelerare il processo di decarbonizzazione dei trasporti privati, alla luce del sempre maggiore peso che il noleggio sta assumendo all’interno del mercato dell’auto, con una quota superiore a un terzo delle immatricolazioni se si considera la modalità del Noleggio a lungo termine, con una flotta che tra breve e lungo termine supera nel 2023 il milione e 300mila veicoli. Nel primo semestre dell’anno poi il noleggio assorbe il 63% delle auto a propulsione ibrida ed il 34% di quelle full electric immatricolate sul mercato italiano. Al tema dei carichi fiscali si aggiunge poi la questione degli incentivi auto, che per le vetture acquistate dalle società si fermano al 50% dell’importo previsto invece per i privati. La richiesta degli operatori è di garantire un bonus al 100% almeno per i modelli ibridi ed elettrici.

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