Preservare la complessità: la funzione del mecenatismo contemporaneo
Quelle che esprimono la fragilità del Vietnam sono le sue opere preferite, perché collezionare è una forma di responsabilità condivisa: Quỳnh Nguyễn racconta perché la sua Fondazione sostiene la creatività temporanea ed effimera, altrimenti difficile da conservare.
di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo
6' di lettura
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Apprendista instancabile, madre e mecenate dell’arte: così si definisce Quỳnh Nguyên, figura prestigiosa nel panorama vietnamita, che oggi vive e lavora a Ho Chi Minh City. Il suo percorso professionale è iniziato nel settore dei profumi e delle fragranze e in quello dell’educazione, ma l’arte è sempre stata un punto fermo nella sua vita. Nel 2018 ha dato vita alla Nguyễn Art Foundation (Naf), nata dal desiderio di offrire nuove opportunità e piattaforme alla comunità artistica vietnamita. Ci siamo conosciute grazie al comune ruolo di patroness di Cimam, il Comitato Internazionale per i Musei e le Collezioni d’Arte Moderna, di cui le nostre istituzioni fanno parte, e ci unisce la convinzione che la collaborazione tra istituzioni sia essenziale per il sostegno e lo sviluppo dell’arte contemporanea. Non vedo l’ora di ritrovarla alla conferenza annuale di Cimam, che si terrà quest’anno a Torino a fine novembre: sarà l’occasione ideale per approfondire il dialogo e l’intreccio tra idee, pratiche e visioni sul futuro dell’arte.
QUAL È STATA LA TUA PRIMA ACQUISIZIONE? E L’ULTIMA?
La mia prima acquisizione è stata il mio ritratto realizzato da Bùi Quang Ngọc, appartenente alla prima generazione di allievi della Vietnam University of Fine Arts, conosciuta anche come École des Beaux-Arts de l’Indochine, fondata dai francesi nel 1925. Quella generazione è spesso chiamata Classe della Resistenza o Classe Tô Ngọc Vân, dal nome del celebre artista di guerra che fu anche il primo preside della scuola dopo la sua ricostituzione a fine conflitto. Bùi mi ritrasse mentre ero ancora all’università, ed è stato per me un momento di svolta, un passaggio: da soggetto di un dipinto a persona desiderosa di comprendere e sostenere l’arte. La nostra acquisizione più recente è Pierced di Tuân Andrew Nguyễn, un’installazione immersiva fatta di tende di perline di bambù che fungono da superfici dipinte, che gli spettatori sono invitati ad attraversare e toccare. L’opera trasforma la celebre fotografia ad alta velocità Bullet through Apple di Harold Eugene Edgerton in un materiale tangibile sospeso – letteralmente – nel tempo e nello spazio, in attesa dell’interazione umana. Per me, quest’opera riflette l’indagine continua di Nguyễn sulla memoria storica e materiale, e sui modi in cui essa viene conservata, percepita e trasmessa.
QUANDO E COME HAI INIZIATO A COLLEZIONARE ARTE?
Ho iniziato in modo intuitivo e personale, grazie ad amicizie e incontri con artisti che mi hanno offerto nuovi modi di vedere. Col tempo, sono diventata più consapevole, soprattutto quando ho iniziato a riconoscere la fragilità dell’infrastruttura artistica vietnamita. Per me collezionare non significa accumulare, ma prendersi cura delle pratiche artistiche, preservare le storie e offrire forme di solidarietà agli artisti che mi emozionano.












