È necessario comprendere meglio i meccanismi di sicurezza da attuare. In teoria l'obiettivo è avere dati sicuri, gestiti a seconda del livello di sensibilità, in pratica tuttavia non si comprende appieno come l'agenzia per la Cybersicurezza realizzerà questi principi. Il progetto Gaia X ha un fine preciso che è quello di realizzare infrastrutture dati trasparenti e sovrane, ovvero offrendo la completa visibilità delle caratteristiche dei servizi offerti e il loro controllo. Non vedo come qualunque cloud nazionale, ovvero che gestisce i nostri dati più preziosi, possa prescindere da offrire tali garanzie, ma per il momento non ho riscontro della loro esistenza nella scelta impostata dal Governo. Nei requisiti della gara o del partenariato secondo me bisognerebbe dunque porre l'accento sul rispetto di tre parole chiave: trasparenza, sovranità e interoperabilità dei dati.
Come potrebbe contribuire Gaia X?
Gaia X ha un obiettivo dichiarato di abilitare la creazione di data-space (spazi dove si possono condividere in modo sicuro dati di diversi attori, privati o pubblici, per creare servizi basati sui dati) attraverso la creazione di una infrastruttura cloud europea sicura, trasparente, interoperabile e sovrana che risponde a regole comuni in tutta Europa. Il layer infrastrutturale di Gaia-X è dunque il progetto più importante, non solo in Europa, per definire concretamente come raggiungere questi elementi di garanzia e dovrebbe essere preso a riferimento. Se il polo strategico nazionale è deputato a raccogliere i dati più importanti del Paese, deve quindi rispondere ai requisiti di trasparenza e sovranità attraverso un modello definito e condiviso da tutti gli attori che lo realizzeranno. Se non quello di Gaia-X, qual è il modello attraverso il quale ottenere queste garanzie? Certamente ne serve uno di riferimento e altrettanto certamente non potrà essere quello di uno specifico fornitore. Sono certo, dunque, che Gaia X possa essere un elemento costituente della soluzione.
Questo vuol dire che al polo strategico non potrebbero contribuire i Big americani?
Assolutamente no, Gaia X sta creando un layer che permette di controllare tutti i servizi che vengono offerti allo stesso modo. È una questione di equità e, di nuovo, di trasparenza. Un fornitore cloud italiano, così come uno americano, possono teoricamente offrire i servizi in chiave Gaia X se decidono di esporli attraverso un formato di descrizione comune. Il secondo elemento necessario è l'apertura alla ispezionabilità delle caratteristiche dichiarate in questo descrittore. I componenti che Gaia-X sta sviluppando permetteranno di leggere le caratteristiche del servizio, verificarne la veridicità e tenerne traccia in un registro immutabile e incorruttibile. Le caratteristiche potranno poi essere riscontrate attraverso delle etichette che dimostrano il livello di conformità senza doversi fidare di dichiarazioni scritte e senza dover ispezionare la tecnologia dall'interno. Ma, anche al di là del progetto Gaia X, ribadisco che è fondamentale fare riferimento a servizi ispezionabili, verificabili secondo un descrittore comune, garantendo l'interoperabilità per qualunque cloud che si possa definire ‘sovrano'. Le tecnologie utilizzabili a quel punto sono tutte senza esclusioni. Tuttavia, al momento, nessuna delle tecnologie Hyperscaler, basate su architetture chiuse e proprietarie, può offrire questo tipo di trasparenza e controllabilità. In conclusione, il polo strategico nazionale si basa fondamentalmente, in questa prima fase che durerà ben cinque anni, sulla scelta di un nuovo layer infrastrutturale, va dunque trovato uno standard, che sia quello di Gaia X o altri che però al momento però non esistono.