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Premio IGCAT, la Sicilia va a riprendersi la sua leadership agroalimentare nel mondo

di Silvia Marzialetti

2' di lettura

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Trentasei produzioni a marchio Dop, trentuno produzioni enologiche Doc e Docg, 269 prodotti agroalimentari tradizionali e 59 prodotti con il marchio Qs (“qualità sicura garantita”): l’agricoltura rappresenta il fiore all’occhiello della Sicilia e spesso conquista primati, come i 427 mila ettari vocati a biologico (la più vasta estensione a bio del Paese) e le 6735 imprese agricole condotte da under 35.

L’Isola rappresenta anche il primo presidio italiano insignito del riconoscimento “Regione europea della gastronomia 2025”: titolo assegnato dall’IGCAT (International Institute of Gastronomy, Culture, Arts and Tourism) per valorizzarne il tesoro enogastronomico, culturale e naturale nel panorama internazionale. Un riconoscimento che la Regione intende cavalcare, per consolidare il proprio status di destinazione enogastronomica di prim’ordine, attraverso una serie di attività.

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Dal 2 maggio al 19 ottobre venti comuni delle province isolane ospiteranno una serie di appuntamenti coast to coast, in sinergia con la ristorazione, l’hotellerie, e con i consorzi di tutela DOP e IGP. Si comincerà a Corleone, a seguire Castelvetrano, Piraino, Castellammare del Golfo, Nicosia, Agrigento, Piazza Armerina, Serradifalco, Caltagirone, Aci Bonaccorsi, Scicli, Galati Mamertino, Gioiosa Marea, Modica, Gela, Pachino, Randazzo, Menfi, Palazzolo Acreide, Cefalù. Un calendario di incontri e racconti, a tu per tu con il patrimonio identitario di un’isola felice.

Al di là dell’aspetto ludico, il riconoscimento IGCAT rappresenta un trampolino di “rilancio” importante. Come ricordato dal ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, in occasione di SolarExpo «la Sicilia è un luogo straordinario ed è ora che vada a riprendersi la sua leadership».

Col volano IGCAT, la Regione intende migliorare l’immagine della Sicilia come destinazione enogastronomica, aumentandone l’attrattività a livello internazionale; sviluppare una forte strategia di marketing territoriale attorno a marchi forti: in una parola accrescere la brand identity della gastronomia locale.

Il rafforzamento delle azioni a tutela dei prodotti delle imprese agroalimentari siciliane favorirà la propensione all’export e all’internazionalizzazione, la creazione di nuovi posti di lavoro nel settore turistico enogastronomico, fungendo anche da argine contro lo spopolamento rurale.

Fondamentali anche la chiave della sostenibilità e della formazione: si punta a incrementare la produzione alimentare sostenibile, valorizzando i network tra le comunità scientifiche, le organizzazioni e le industrie; promuovere azioni di resilienza ai cambiamenti climatici nel mondo agroalimentare e stimolare la sensibilità del consumatore sul rapporto tra resilienza ai cambiamenti climatici e consumo.

Anche le attività educative saranno implementare per una maggiore consapevolezza del valore della gastronomia e dell’agroalimentare. E poi c’è un ultimo aspetto, meno percepibile, più etereo, ma non meno importante: tramandare le più antiche tradizioni gastronomiche siciliane alle generazioni future

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