Praga: leggerezza, seduzione e profondità di “Liliom”
In prima nazionale il Balletto Nazionale Ceco presenta una delle ultime e rarissime opere del coreografo John Neumeier
di Vito Lentini
2' di lettura
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Risale al 2011 il peculiare lavoro coreografico “Liliom” che John Neumeier dedica all’omonima pièce di Ferenc Molnár del 1909 e al noto musical “Carousel” firmato nel 1945 a Broadway da Richard Rodgers e Oscar Hammerstein. Due riferimenti che definiscono i cardini della creazione del coreografo statunitense presentata adesso per la prima volta a Praga dal Balletto Nazionale Ceco diretto da Filip Barankiewicz che da tempo è impegnato nella riscoperta di creazioni meno note del teatro di danza novecentesco.
Un’opportunità di prim’ordine per la storica troupe fondata nel 1883 e che oggi abbraccia un titolo impegnativo capace di “raccontare una storia davvero toccante, un racconto di amore, dolore e speranza” osserva Barankiewicz. Brama, debolezza e redenzione attraversano, in effetti, questo adattamento coreografico che riporta la memoria in un immaginario parco di divertimenti statunitense al tempo della Grande depressione: qui il dramma esistenziale di Liliom - imbonitore da luna park - e la giovane Julie avvinghiati in una relazione funestata da frustrazioni, aneliti, baratri, fantasticherie e autentiche redenzioni.
“Liliom” e la troupe ceca
A modulare le virili seduzioni del protagonista con un disinvolto acting style è Giovanni Rotolo che con questo lavoro guadagna tempra, magnetismo e sensibilità di rilievo, al suo fianco Alina Nanu restituisce con eleganza e raffinatezza i vulnerabili aneliti di Julie, tra loro spicca il piglio del giovanissimo figlio Louis affidato a Javier Wong. Una creazione che riconferma la proverbiale attenzione di Nuemeier per la definizione delle profondità psicologiche di ogni personaggio ricorrendo ad un eterogeneo vocabolario coreografico e non dimenticando di sottolineare, vieppiù, plurimi e reiterati piani di immanenza e trascendenza: è questo il caso, per esempio, del personaggio noto come Balloon Man impegnato ad abbracciare la tormentata anima del protagonista dopo la sua morte e qui restituito con la luminosa purezza di John Powers.
Raffinatezze emotive e contrasti netti in un lungo lavoro che gode, inoltre, di una ricca partitura firmata dal compositore, direttore d’orchestra e pianista francese Michel Legrand abile nel tratteggiare un irresistibile dialogo tra l’orchestra dell’Opera di Stato e la Top Big Band collocata sul palcoscenico. “Liliom” arricchisce, così, il repertorio di una compagnia in piena maturità e che sperimenta ancora una volta l’ineludibile opportunità di incontrare personaggi che impongono ad ogni interprete la necessità di “incarnare le contraddizioni e le complessità della vita”, come sottolinea Barankiewicz riferendosi al pregio delle opere di Neumeier, coreografo che per oltre cinquant’anni ha legato il suo nome, in quanto Artistic Director e Chief Choreographer, a quello dell’Hamburg Ballet.
Lo spettacolo sarà ancora in scena fino al 22 novembre in alternanza con “Shéhérazade” nella versione coreografica di Mauro Bigonzetti e il triple bill “Beyond Vibrations” ma, prima di Natale, i ballettomani italiani accorrano a Torino: la compagnia praghese riporterà in scena per dieci recite al Teatro Regio la versione di John Cranko di “Romeo e Giulietta”.











