Il caso

Leonardo aiuta le imprese a espandere il business con l’analisi evoluta dei dati

Le tecnologie chiave per andare oltre i confini della difesa e dell’aerospazio

di Antonio Larizza

Il supercomputer Davinci-1 di Leonardo, in funzione nella sede di Genova

4' di lettura

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I punti chiave

  • La trasformazione di Leonardo
  • Oltre i confini della difesa

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Per dimensioni, complessità e capacità industriale richiesta, il test più avanzato avviato in Italia che prevede l’uso combinato di supercalcolo e intelligenza artificiale è in corso nel settore della difesa. Si chiama «Michelangelo Dome» ed è condotto da Leonardo.

Sfruttando big data, algoritmi predittivi, grandi modelli linguistici proprietari, reti neurali, intelligenza artificiale generativa, calcolo ad alte prestazioni, sistemi remoti di comando e controllo e sensori intelligenti dislocati su navi, aerei, satelliti e infrastrutture terrestri, la più importante azienda italiana della difesa e dell’aerospazio ha progettato una «cupola di sicurezza» in grado di individuare, tracciare e neutralizzare vecchie e nuove minacce. Dagli attacchi condotti con aerei o missili – inclusi missili ipersonici e sciami di droni – a quelli lanciati via mare o via terra, fino agli attacchi ibridi partiti dal mondo digitale. «Michelangelo Dome» è programmato per anticipare le mosse nemiche, ottimizzare i tempi di risposta e individuare automaticamente le contromisure più efficaci. E accrescere così le capacità difensive europee e dei paesi Nato.

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«Questo progetto – spiega Simone Ungaro, Co-general manager strategy & innovation di Leonardo – costituisce il sistema integrato di difesa aerea che stiamo sviluppando nell’ambito delle soluzioni multidominio. È una sfida che richiede infinite capacità computazionali e di intelligenza artificiale per poter supportare le piattaforme di comando e controllo. Il sistema – Continua Ungaro – deve scambiare in tempo reale enormi quantità di dati, analizzarle e trasformarle in decisioni operative immediate. Per questo stiamo lavorando per portare potenza di calcolo non solo nei nostri data center, ma anche all’interno di sensori, a bordo di navi e aerei, sui satelliti e su ogni sistema di difesa attivo sul campo».

La trasformazione di Leonardo

Sono due le tecnologie chiave che Leonardo ha a disposizione per affrontare questa nuova, complicata sfida industriale. L’intelligenza artificiale e il supercalcolo. L’azienda ha potuto raccogliere la sfida grazie ad altrettante infrastrutture strategiche di cui dispone: il supercomputer Davinci-1 – in grado di eseguire 5 milioni di miliardi di operazioni al secondo – e i Leonardo innovation Labs, hub tecnologici nati per fare ricerca e sviluppo su tecnologie di frontiera. Due leve presenti in Leonardo grazie a un visionario processo di trasformazione aziendale avviato nel 2019 dall’attuale amministratore delegato Roberto Cingolani, che ha cambiato per sempre il volto dell’azienda. Oggi sono 200 i dipendenti dedicati allo sviluppo dell’infrastruttura di supercalcolo. Mentre sono già più di 2mila quelli che accedono al Davinci-1 per simulazioni ingegneristiche, analisi predittive basate sull’IA, studi di immagini satellitari e sviluppo di nuove tecnologie.

Installato a Genova, il supercomputer Davinci-1 sarà presto potenziato. A breve l’azienda inaugurerà il Davinci-2, che avrà 30 petabyte di memoria e 20 Petaflops di potenza di calcolo. La potenza sale a 1,2 Exaflops per operazioni a 8 bit, quelle tipiche delle applicazioni di IA. «Intorno a questo ecosistema che combina potenza di calcolo, risorse cloud e intelligenza artificiale – spiega Ungaro – Leonardo ha sviluppato competenze distintive. Non a caso, partecipiamo alla ristretta cordata di aziende che hanno messo a punto la proposta italiana per l’assegnazione di una delle cinque Gigafactory di IA che l’Ue vuole costruire».

Oltre i confini della difesa

In questo contesto, circa un anno fa è nata la linea di linea di business Leonardo hypercomputing continuum (LHyC). Si tratta, idealmente, del tassello che completa il processo di trasformazione avviato nel 2019. Con questa mossa – con cui Leonardo prevede di ricavare 230 milioni di euro nell’arco del piano industriale 2025-2029 – l’azienda proietta la propria azione oltre i confini della difesa e dell’aerospazio. L’obiettivo è offrire anche a clienti di altri settori – come farmaceutica, scienza del clima, finanza, assicurazioni, sanità, automotive, previsioni meteo – la possibilità di utilizzare il supercalcolo e l’intelligenza artificiale per innovare processi, servizi e prodotti potendo contare sul pieno controllo dei dati, degli algoritmi e dell’infrastruttura di calcolo.

«La sovranità dell’intelligenza artificiale è un aspetto centrale della nostra proposta», spiega Greta Radaelli, Head of advanced cognitive solutions di Leonardo. Quello della sovranità tecnologica è un tema che sta diventando sempre più cruciale, anche al di fuori dei confini della difesa. Tra le imprese cresce la consapevolezza che con gli strumenti di intelligenza artificiale si stia delegando e cedendo controllo su importanti aspetti del business, molto più di quanto non sia già accaduto con l’introduzione del cloud. «Relativamente a questo aspetto cruciale – spiega Radaelli – noi siamo in grado di garantire ai nostri clienti il pieno controllo sulle logiche di funzionamento e sulle risposte fornite dagli algoritmi di IA. I clienti possono conoscere in ogni momento quello che sta facendo la macchina e come sono trattati e gestiti i loro dati».

Portafoglio di servizi sovrano

L’alternativa messa a punto da Leonardo alle “IA black box” offerte sul mercato dalle big tech è articolata su tre livelli. La soluzione più completa è quella denominata “on-premise”. In questo caso Leonardo si propone come un system integrator: progetta, installa e ottimizza un supercomputer direttamente presso la sede del cliente. L’infrastruttura di calcolo viene fornita chiavi in mano, a fronte di un investimento che parte da qualche decina di milioni di euro e cresce a seconda della potenza di calcolo e dei servizi software richiesti.

La modalità “as-a-service” mette invece a disposizione una parte della capacità di supercalcolo del Davinci-1 e presto del Davinci-2 all’interno di un “private computing cloud” dedicato, con infrastrutture ospitate in Italia o in paesi dell’Unione Europea. Gli ambienti cloud sono gestiti da Leonardo con le stesse metodologie con cui opera in ambito militare, quindi i livelli di sicurezza sono conformi agli standard europei e alle linee guida Nato. Le risorse di calcolo vengono allocate on-demand, garantendo flessibilità e costi controllati. Infine, con il servizio “enabling cognitive solutions” Leonardo mette a disposizione dei clienti un team specializzato per lo sviluppo di modelli di intelligenza artificiale da applicare ai dati aziendali per migliorare i processi decisionali e strategici.

L’obiettivo è permettere alle aziende di trasformarsi, così come ha fatto Leonardo, sfruttando il binomio supercalcolo e intelligenza artificiale. Ma anche fare in modo che le competenze uniche maturate nel settore della difesa abbiano ricadute positive in contesti civili, generando valore e portando progresso in altri ambiti della società. Come già accaduto in passato.

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