Portovesme, un piano da 400 milioni per estrarre litio
In Sardegna progetto di Glencore che punta sull’economia circolare. Saranno anche estratti nickel, rame, acqua, manganese e cobalto
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Dal piombo al bismuto, e all’orizzonte il litio. Il nuovo corso del gruppo Glencore in Sardegna, attraverso la controllata Portovesme srl, viaggia all’insegna dell’economia circolare e guarda ai materiali critici. E all’economia circolare. Due i binari su cui si svolge questo cammino: da una parte c’è la fonderia di San Gavino e dall’altra lo stabilimento di Portovesme.
«Nella fonderia di San Gavino, che tra l’altro è ripartita a piena capacità dall’ottobre 2024, è iniziata l’attività per il secondo test sulla produzione del Bismuto puro (dalla raffinazione del piombo) - dice l’amministratore delegato della Portovesme srl Davide Garofalo -. Anche perché i risultati delle sperimentazioni passate (con tenori prima al 40 e poi all’85% hanno dato esiti più che soddisfacenti. Abbiamo installato un impianto in piccola scala che per la sperimentazione del caso». L’obiettivo è valorizzare un prodotto che si ottiene dalla raffinazione del piombo, che ha, seppure in un mercato di nicchia, un valore importante con impieghi che vanno dalla medicina all’aerospazio. L’altro binario riguarda il polo di Portovesme dove a dicembre è stata fermata la linea zinco per via degli alti costi dell’energia.
«Il nodo energia per la produzione zinco è uno dei fattori dominanti, escludendo la materia ai prezzi storici pre-Covid contava per il 32% dei costi operativi - argomenta Garofalo -. Con i prezzi attuali dell’energia siamo saliti al 65 per cento dei costi. Si tratta di un impatto notevolissimo sui costi ed un fattore che non siamo in grado di passare ai clienti finali a causa della natura globale del mercato dello zinco». Non solo: «Noi abbiamo poi l’handicap legato all’insularità e non possiamo utilizzare strumenti compensativi come l’interconnector virtuale o la super interrompibilità - aggiunge -. Le aziende che operano nella penisola possono accedere all’interconnector virtuale, che dà la possibilità di acquistare parte della loro necessità di energia in Germania con una spesa ridotta del 40% rispetto ai prezzi italiani. Da noi l’impennata dei prezzi ha determinato una spesa extra di 60 milioni di euro nel 2022. In situazioni normali, rispetto alle altre zone d’Italia, noi spendiamo a parità di energia consumata, circa 15-20 milioni di euro in più. Non avendo gas siamo costretti a usare altri combustibili con prezzo maggiore».
L’occasione per Portovesme, dove comunque «la linea zinco non è stata fermata per delocalizzare», arriva dal litio, e dal progetto che vale circa 400 milioni di euro e non deve fare i conti con i costi energetici. Il progetto prevede l’estrazione dalla black mass (ottenuta dalla triturazione e lavorazione delle batterie esauste) di litio, nickel, rame, acqua, manganese e cobalto. Attualmente l’azienda sta predisponendo l’aggiornamento del progetto (già presentato alla Commissione europea) per avviare il percorso autorizzativo.
Lo studio di fattibilità, se approvato, dovrebbe concludersi entro il 2027 ed eventualmente dare il via alla fase di realizzazione. Quanto al mercato di riferimento, «sarà quello dell’automotive che in Europa è oggi appannaggio della Cina che fornisce le batterie e riceve indietro la black mass». «Il progetto una volta a regime - conclude Garofalo - avrebbe la possibilità di processare dalle 50 alle 70 mila tonnellate anno di black mass. La produzione prevede con l’impianto a regime, di raffinare metalli critici strategici per batterie di veicoli elettrici equivalente a circa 600mila veicoli all’anno. Se pensiamo che l’Italia nel 2024 ha immatricolato circa 60 mila veicoli elettrici, lo stabilimento sarà in grado di svolgere un ruolo importante per garantire le esigenze europee».


