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Porsche, utili in picchiata e fatturato in calo: pesano dazi e strategia elettrica, ma nel 2026 si aspetta la ripresa

La casa di Zuffenhausen registra utili in picchiata: da 5,64 miliardi di euro a 413 milioni di euro, ma il nuovo ceo v ostenta fiducia

di Mario Cianflone

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C’è un dettaglio che spicca nella coreografia della conferenza di bilancio 2026 di Porsche: la pervasiva presenza della mitica 911, la madre di tutte le Porsche, quella che a dispetto della strategia di all-in sull’elettrico, rivelatesi decisamente poco aderente alla realtà dei mercati, sta tenendo in piedi la casa di Zuffenhausen.

L’esercizio finanziario 2025 è stato segnato da un picchiata di utili e fatturato. I ricavi delle vendite del Gruppo sono scesi a 36,27 miliardi di euro nel 2025 (2024 sono stati 40,08 miliardi di euro). E qui la tenuta si chiama 911.

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L’utile operativo è passato da 5,64 miliardi di euro a 413 milioni di euro. Le ragioni di questo calo sono state, secondo una nota della casa tedesca “spese straordinarie per circa 3,9 miliardi di euro. Queste consistono nel riallineamento della strategia di prodotto e nel ridimensionamento dell’azienda (circa 2,4 miliardi di euro), spese aggiuntive derivanti dalle attività legate alle batterie (circa 700 milioni di euro) e dazi statunitensi (circa 700 milioni di euro)”.

Alla base del crollo di oltre il 90% dell’utile operativo di Porsche ci sono costi straordinari per circa 3,9 miliardi di euro legati alla ricalibratura della strategia di prodotto per 2,4 miliardi. A questi si aggiungono extracosti per 700 milioni per l’elettrificazione della gamma e altrettanti per i dazi Usa. “Secondo il direttore finanziario Jochen Breckner ”le sfide globali e il riallineamento dell’azienda hanno impattato sui conti del 2025”. “Nel 2026 - prosegue - le nostre misure di ricalibratura continueranno ad avere effetti una-tantum sui risultati nell’ordine del miliardo di euro”. Un “fardello”, secondo il manager, che il gruppo è disposto ad accettare per “assicurarsi margini adeguati agli standard di Porsche nel medio termine e aumentare la resilienza nel lungo termine”.

Tutto vero, ma in queste parole c’è altro: il passaggio al full electric della best seller Macan ha creato un’emorragia nelle vendite. E già con la Taycan agli ioni di litio le cose non sono andate bene. È noto che Porsche stia procedendo a rivedere la Macan per farla ritornare termica/ibrida e puntare a un rialzo delle vendite. E dunque l’esporre la 911 alla conferenza annuale dà proprio il sapore della volontà di tornare alle radici. infatti Nel settembre del 2025 Porsche ha presentato la 911 Turbo S con una tecnologia ibrida che la fa diventare la “911 più potente di sempre”. In novembre Stoccarda ha lanciato la Cayenne 100% elettrica, che “completa l’offerta” nel noto Suv sportivo a combustione interna e ibrido, sottolineando “l’impegno costante di Porsche a garantire un mix di motorizzazioni”. Per l’anno in corso la casa prevede di presentare “nuove emozionanti versioni” per “ispirare i clienti e i fan globali” del marchio.

“Stiamo usando le sfide attuali come un’opportunità per agire in modo ancora più deciso”, ha dichiarato Michael Leiters, che dal 1° gennaio ha preso il timone succedendo al capo di Volkswagen, Oliver Blume. Il nuovo numero uno della casa ha delineato una strategia tesa a recuperare la situazione. infatti Leiters e la sua squadra rivedranno la composizione della gamma, puntando alla crescita nei segmenti ad alto margine nel tentativo di recuperare le perdite di un turbolento 2025, segnato soprattutto da errori strategici sull’elettrico. “Riposizioneremo Porsche - ha dichiarato Leiters alla sua prima apparizione pubblica -. Renderemo l’azienda più snella, veloce e i prodotti ancora più desiderabili».

“Da quando mi sono insediato - prosegue - la nostra squadra di comando ha analizzato sistematicamente la situazione e ha avviato una serie di misure iniziali mirate”. Tra queste “la costante applicazione del nostro principio secondo cui il valore conta più del volume, specialmente nel difficile mercato cinese” e “l’aumento di produzione orientato alla qualità della Cayenne 100% elettrica”. “snelliremo la nostra struttura manageriale, ridurremo le gerarchie e taglieremo la burocrazia”, aggiunge sottolineando che “abbiamo già iniziato a concentrarci con maggior forza sulla nostra attività principale”. “Stiamo usando le attuali sfide - conclude il manager - come un’opportunità per agire con ancor maggiore decisione”.

Porsche si aspetta una certa ripresa quest’anno, mentre cerca di rialzarsi dopo un molto difficile 2025 segnato da profit warning, aumento dei costi anche a causa dei dazi (porsche produce solo in Germania, orgogliosamente) e a un cambio al vertice. La casa ha previsto un rendimento operativo sulle vendite del Gruppo compreso tra il 5,5% e il 7,5% per il 2026, dopo il crollo all’1,1% registrato nel 2025.

Il flusso di cassa netto è stato di 1,51 miliardi di euro (2024: 3,73 miliardi di euro). Il margine del flusso di cassa netto dell’Automotive risultante, pari al 4,7% (2024: 10,2%), è rientrato nell’intervallo rettificato. La quota di veicoli elettrici a batteria (quota BEV automotive) è stata del 22,2% (2024: 12,7%), superando così l’intervallo originariamente previsto. Le consegne ai clienti sono diminuite nell’esercizio finanziario 2025. Complessivamente, la casa di auto sportive ha consegnato 279.449 veicoli, il 10,1% in meno rispetto all’anno precedente (2024: 310.718 veicoli). Nonostante le condizioni difficili, Porsche vanta una solida posizione finanziaria. L’elevata liquidità netta e un bilancio sano conferiscono all’azienda flessibilità e resilienza.

 

Sia il margine del 2025 che l’intervallo previsto per il 2026 sono risultati inferiori alle attese degli analisti. L’azienda ha tagliato il dividendo proposto per l’anno passato a 1,00 euro (1,16 dollari) per azione ordinaria e 1,01 euro per azione privilegiata, dopo che gli utili sono stati colpiti dagli oneri derivanti dall’interruzione del lancio dell’elettrico a causa della debole domanda e da circa 700 milioni di euro di costi per i dazi.

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