Il dossier

Pordenone capitale della cultura nel segno della rigenerazione

di Valentina Saini

Eredità. Gli interventi su Pordenone disegnano una città in evoluzione pensata per il prossimo decennio (in foto l’ex Convento San Francesco)

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Un’opportunità unica per dare nuova vita al patrimonio edilizio inutilizzato, potenziare l’offerta turistica e alimentare lo sviluppo di quella formativa, anche universitaria. È questo che rappresenta per Pordenone la nomina a capitale italiana della Cultura 2027, traguardo sul quale hanno tenuto gli occhi puntati a lungo l’amministrazione comunale e decine di attori socioeconomici, comuni, associazioni, professionisti e volontari. Immaginando una città in trasformazione da qui ai prossimi dieci anni e interpretando la cultura come una leva per attivare una pluralità di circoli virtuosi. «Sin dal primo giorno abbiamo pensato a una candidatura che lasciasse un’eredità» dice a il Sole 24 Ore NordEst il vicesindaco reggente Alberto Parigi. «Un’eredità sarà sicuramente quella della rigenerazione urbana, la restituzione alla collettività spazi e aree oggi inutilizzate o sottoutilizzate. L’altra sarà quella della straordinaria coesione sociale, di tutto il territorio, che si è attivata per la preparazione di questa candidatura».

Rigenerazione urbana

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Sono molti i progetti di rigenerazione urbana di Pordenone capitale della Cultura. Negozi e laboratori sfitti trasformati in spazi per ospitare artisti itineranti; chiese, rifugi e luoghi della memoria inaccessibili da anni riaperti al pubblico; l’elegante Villa Cattaneo, chiusa da tempo, trasformata in uno spazio polifunzionale per i giovani, con ambienti per la sperimentazione delle nuove tecnologie nella produzione musicale e laboratori di composizione e creazione pensati per la collettività. Spicca anche il progetto per la Casa del Mutilato, edificio emblematico che il Comune acquisterà dall’Anmig grazie ai fondi assegnati dal Ministero della Cultura (un milione di euro) per trasformarla in un museo interattivo e immersivo sulla grande industrializzazione del NordEst nel Novecento. E poi quello per l’Area ex Tomadini, un pastificio dismesso che si vuole trasformare nell’Ecomuseo del fiume Noncello, un centro multifunzionale per la conservazione dell’ecosistema fluviale, con attività educative su sostenibilità e biodiversità. L’idea è che gli spazi che saranno rimessi a nuovo, restino disponibili alla collettività anche dopo il 2027.

Attrazione di fondi

Il budget complessivo dedicato è di 5 milioni di euro per il triennio 2025/2027, di cui il 12% circa sarà investito nei primi due anni, per i lavori di preparazione. E da adesso Pordenone punterà decisamente sulla nomina a capitale della Cultura per attrarre quello che definisce un funding mix da soggetti pubblici e privati, e da bandi europei, nazionali e regionali. Dall’Anci, ad esempio, ha appena ricevuto 350.000 euro per il progetto di Villa Cattaneo. «Il dossier di capitale della Cultura funge da masterplan per la città e si innesta sul lavoro dell’amministrazione comunale, che d’altra parte spinge da tempo sull’intercettazione di fondi per la rigenerazione urbana e la rivitalizzazione degli spazi» osserva Parigi. «A oggi stiamo mettendo a terra ottanta opere pubbliche per 180 milioni di euro».

Un’opportunità per il turismo

Naturalmente l’anno da capitale della Cultura è visto anche come un’opportunità per attirare ulteriori visitatori e accoglierli sia a Pordenone che nelle località dei dintorni, come già succede in occasione di eventi ormai consolidati. Ad esempio Pordenonelegge, che ha visto le presenze aumentare costantemente nelle ultime edizioni, passando dalle circa 100.000 nel 2022 alle 130.000 dell’anno scorso. «Vogliamo essere cerniera tra Venezia e Gorizia, tra le Dolomiti e il mare, in una dimensione diffusa di turismo» dice Parigi.

Focus sulla formazione

Un’altra dimensione importante è quella della formazione. Nel suo programma di capitale della Cultura, Pordenone ha incluso diversi corsi. Ad esempio quello intitolato Il futuro delle città medie, aperto a studenti da tutta Europa e dedicato al ruolo del design nella rigenerazione urbana, soprattutto per le città di provincia; Deep tech for future, una summer school rivolta alle ragazze e incentrata sulle tecnologie di frontiera, l’innovazione e il modo in cui le tecnologie stanno rivoluzionando il nostro modo di vivere: o ancora, Educazione finanziaria al femminile, percorso formativo su finanza e matematica come strumenti per combattere le disuguaglianze di genere, che porterà a Pordenone l’esperienza dell’EFFE Summer Camp dell’Università Bicocca. D’altra parte è da tempo che la città si sforza di ritagliarsi un angolino anche sulla mappa nordestina della formazione, universitaria ma non solo. Sono già in corso, per esempio, i lavori per trasformare un ex birrificio nella sede di un nuovo ITS. E gli spazi del centro direzionale Galvani saranno riconvertiti per ospitare un nuovo polo universitario sotto il Consorzio universitario che riunisce gli atenei di Udine e Trieste, e Isia Roma Design, proprio nel cuore della città.

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