Ponte Genova, la strategia di Autostrade per salvare la concessione
di Maurizio Caprino
9' di lettura
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Se Giovanni Castellucci ha di fatto confermato le anticipazioni del Sole 24 Ore che lo vedevano in uscita da Autostrade per l’Italia (Aspi), probabilmente non è stato solo per l’esigenza di concentrarsi sulla capogruppo Atlantia in vista dell’integrazione con la neoacquisita Abertis. Ci sarebbero anche ragioni legate alle strategie difensive del manager e della società nei due più importanti processi in cui sono coinvolti: il crollo del Ponte Morandi (43 morti) e l’incidente del bus precipitato dal viadotto Acqualonga (40 morti). Sono strategie raffinate. Lo si capisce non solo dal calibro dei legali messi in campo (come Paola Severino, ex ministro della Giustizia, che ha accompagnato Castellucci ieri al primo interrogatorio in Procura a Genova), ma anche da una serie di dettagli.
Mettiamoli tutti insieme. Ne uscirà un quadro che consentirà di capire anche come sta andando la battaglia per conservare la concessione, di cui il Governo ha avviato la «caducazione» subito dopo la tragedia di Genova e che teoricamente dovrebbe dare un primo esito entro febbraio.
L’uscita da Aspi
Castellucci pianificava di abbandonare il ruolo di amministratore delegato di Aspi già nella seduta di consiglio di amministrazione del 3 agosto, 11 giorni prima prima del crollo del Ponte Morandi. Ma è possibile che la mossa non sia stata determinata solo dal successo nell’operazione Abertis: negli stessi mesi, diveniva anche meno remota la possibilità di essere condannato ad Avellino per la tragedia del bus, dopo che il perito del giudice ha confermato e rafforzato il parere degli esperti nominati dai pm. Tanto che il 10 ottobre la pubblica accusa ha chiesto per lui 10 anni di reclusione.
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Altri potenziali problemi potrebbero venire dall’inchiesta sul crollo del cavalcavia di Camerano (Ancona) avvenuto sull’A14 il 9 marzo 2017 (due morti). Risale invece a dopo la tragedia di Genova il provvedimento che a Roma avvia il processo su difetti costruttivi e infiltrazioni camorristiche avvenuti nel decennio scorso; qui Castellucci non è indagato, ma lo sono altri dirigenti. L’udienza preliminare è prevista per il 6 dicembre e potrebbe svolgersi in un clima di tensione per ragioni che non dipendono da Aspi: a Gennaro Ciliberto, il testimone di giustizia le cui denunce hanno fatto partire le indagini, è stata negata (verbalmente e senza spiegazioni) la scorta per recarsi quel giorno al Tribunale di Roma.

