Così, per quel che se ne sa ad oggi, la carta più importante in mano al ministero sembra la relazione della commissione ispettiva sul crollo del Morandi, che ha scoperto non poche anomalie gravi ma ha avuto solo un mese di tempo per operare e quindi non è riuscita a completare l’acquisizione di altri atti. Ci sono poi gli esiti di alcuni controlli svolti nel 2016-2017 dall’ufficio per il Centro-Sud della direzione generale di vigilanza sulle concessioni autostradali (Dgvca), che riguardano soprattutto problemi alle barriere di sicurezza. È possibile che siano in corso altre attività tenute rigorosamente segrete.
Di certo, più approfonditi sono stati gli studi giuridici sulla possibilità di togliere la concessione ad Aspi senza incappare nei pesantissimi costi previsti dalla convenzione in vigore. Ma non meno approfonditi saranno gli studi della controparte.
Il risiko del Triveneto
Ci sono comunque altri segni che indicano una volontà ministeriale di rendere la vita difficile al gruppo Atlantia. Si intravvedono soprattutto su due fronti:
- il mantenimento della promessa di portare anche le concessioni autostradali precedenti al 2011 sotto i poteri dell’Art (l’autorità regolatoria di settore);
- il modo in cui si sta cercando di sciogliere i nodi incrociati delle autostrade del Triveneto.
Quest’ultima partita riguarda anche Aspi, sia pure indirettamente: al centro c’è la Brescia-Padova, controllata da Abertis che ora confluirà in Atlantia.
Questo gestore ha la concessione scaduta e nei mesi scorsi, prima che s’insediasse l’attuale governo, ha cercato di ottenere una proroga, legata al completamento del collegamento autostradale Valdastico Nord. La proroga è stata bocciata dal Consiglio superiore dei lavori pubblici, ma l’ultima parola va al ministero e tra gli enti locali veneti e trentini ora pare prevalere la volontà di fare quest’autostrada.
A giudicare anche da un emendamento al decreto fiscale bocciato ma in lista per confluire nella manovra economica di fine anno, il Governo non si opporrà. Ma metterà paletti per evitare che si ripetano proroghe basate su investimenti di dubbia utilità pubblica o fattibilità, che consentono anche di rincarare i pedaggi e/o di tenerli più alti del necessario.
L’emendamento prevede che, quando una concessione scade e non viene ancora riassegnata, si fissano un programma di investimenti (soprattutto per la sicurezza) e il relativo piano finanziario. Il tutto senza arrivare a una vera e propria proroga.
Nella prima versione dell’articolo era stato erroneamente scritto che tra i rinviati a giudizio (11 persone) c’era l’architetto Michele Donferri. Invece i due dipendenti di Aspi rinviati a giudizio sono Vittorio Giovannercole, trasferito alla Sat (controllata Aspi che gestisce i due tronchi autostradali in esercizio della Livorno Civitavecchia) e Gianni Marchi, che all’epoca dei fatti erano sottoposti dell’architetto Donferri, col quale ci scusiamo.
M.Cap.