In effetti, restano aperti anche scenari meno favorevoli. Molto dipenderà dalle prossime mosse della Regione, la cui agenzia per la protezione ambientale (Arpal) sta operando.
Bucci ricorda poi il dissequestro, da parte della Procura, delle travi tampone del Morandi, cioè i tronconi di viadotto che sono stati calati a terra con gli strand jacks, «che ora possiamo tagliare e portare via». Un passo avanti, che va nella direzione di accelerare i lavori.
Il legame tra i tempi di demolizione e quelli di ricostruzione, peraltro, è evidente. Il cronoprogramma, fanno notare fonti tecniche, presenta stati di sovrapposizione tra le attività di demolizione e quelle di ricostruzione che consentono di assorbire anche imprevisti. Imprevisti come il ritrovamento di tracce di amianto che era anche stato prefigurato tra le eventualità inserite nel decreto numero 5/2018 del commissario, che lanciava l’appalto per la demolizione del viadotto.
È vero, quindi, che per una parte non trascurabile demolizione e costruzione possono procedere in parallelo e, in effetti, così sono state concepite sin dall’inizio. Ed è vero pure che la presenza dell’amianto era stata preventivata dalla struttura commissariale già nel suo primo decreto, per cui i calcoli sulla tempistica tengono già conto dell’eventualità di dover ricorrere a metodi più lenti rispetto all’uso di esplosivi. Ma lo smontaggio del moncone ovest è stato già rimandato più volte. E sono prevedibili problemi peggiori per quello est, il più impegnativo perché è quello con le pile strallate (10 e 11) e la presenza di case.
Le pile strallate sono un problema soprattutto perché potrebbero essere decisive nell’accertamento delle responsabilità del crollo. Una delle ipotesi principali su cui si muove la Procura è che i lavori di rinforzo eseguiti sulla pila 11 nel 1993 dovessero essere fatti già all’epoca sulla 9 (crollata il 14 agosto) e sulla 10. Si profila quindi una battaglia potenzialmente lunga tra i periti nominati dai 74 indagati, quando potranno salire a confrontare le due pile rimaste in piedi per capire se e quanto fosse a rischio anche la 10. A dicembre in ambienti giudiziari circolava la voce che le torri di sostegno necessarie a mettere in sicurezza la demolizione e far salire i periti sarebbero state pronte in aprile. Ora sembra che lo saranno solo a fine mese.