Terzo Fattore

Politiche integrate per contrastare la violenza sulle donne

La condizione di svantaggio economico è tra i motivi per cui le donne non riescono ad allontanarsi da contesti violenti: le raccomandazioni di ActionAid

di Giorgia Ginaldi

3' di lettura

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Gennaio 2024 non è ancora terminato e sono già sei le vittime di femminicidio in Italia. Che seguono le 118 dell’anno precedente. Per contrastare il fenomeno servono azioni collettive come garantire alle donne un proporzionato supporto economico e finanziario, fornire adeguati strumenti per favorire il loro inserimento lavorativo e il mantenimento dell’occupazione, assicurare strumenti idonei al raggiungimento dell’autonomia abitativa. Sono alcune delle raccomandazioni che ha sviluppato ActionAid in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Le raccomandazioni, pubblicate nel report “Diritti in bilico. Reddito, casa e lavoro per l’indipendenza delle donne in fuoriuscita dalla violenza”, hanno evidenziando l’urgenza dell’adozione di politiche integrate, affinché venga garantita anche alle donne in fuoriuscita da percorsi di violenza, una vita decorosa, un lavoro dignitoso e una casa. Senza un adeguato supporto economico e finanziario, infatti, il percorso di allontanamento dal partner violento diventa sempre più lungo e complesso. Se nel mondo sono il 56% gli omicidi di donne commessi da partner/ex partner o familiari, i dati in Italia non sono rincuoranti. È proprio tra le mura domestiche che la violenza trova la sua massima espressione.

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Il ruolo dell’autonomia economica

La condizione di svantaggio economico è tra i motivi principali per cui le donne non riescono ad allontanarsi da contesti violenti. Viene infatti tolta loro ogni possibilità di provvedere autonomamente al sostentamento e nega loro una autonomia abitativa di cui avrebbero bisogno per chiudere ogni rapporto con i soggetti maltrattanti. I dati Istat dicono che per 4 donne su 10 nella fascia di età lavorativa (30-59 anni), non si riscontra autonomia economica. Le donne che hanno subito violenza e che riescono a uscire da una relazione con un partner violento, si ritrovano spesso sole, senza più una rete di sostegno e con una vita da ricostruire. 

ActionAid Italia rientra nella più ampia federazione internazionale, presente in 71 paesi nel mondo e con i suoi 155 dipendenti nel nostro paese, lavora per promuovere e animare spazi di partecipazione democratica, collaborando su scala locale, nazionale e internazionale per raggiungere il cambiamento sociale.

Supporto nella fase di emersione dalla violenza

L’unità di Gender&Economic Justice, in questa direzione, si impegna quotidianamente per abbattere le disuguaglianze di genere e lavorare sull’empowerment, in particolar modo socio-economico, di donne in fuoriuscita da percorsi di violenza e per supportarle nella fase di emersione dalla violenza. Con il progetto WeGo, co-finanziato dall’Unione Europea, lavora dal 2016 per promuovere l’indipendenza socio-economica nelle donne impegnate in percorsi di fuoriuscita dalla violenza. Le tre edizioni del progetto si sono poste come obiettivi quelli di potenziare i servizi a supporto delle donne e rafforzare in seguito i sistemi locali, nazionali ed europei, promuovendo buone pratiche e realizzando reti che favorissero la cooperazione tra attori pubblici e privati.  L’impegno dell’unità di Gender&Economic Justice mira a prevenire e contrastare anche altre forme di violenza di genere, come le mutilazioni genitali femminili e i matrimoni precoci e forzati, pratiche lesive dei diritti delle donne e delle bambine che negano loro la libertà e il diritto all’autodeterminazione.

Una rete di community trainer

Dal 2016, prima con il progetto After e poi con il progetto Chain, ActionAid lavora sul territorio di Milano con il supporto di community trainer, figure esperte e riconosciute dalla propria comunità. È nata così una rete europea di community trainer e vengono portate avanti campagne ed incontri di sensibilizzazione per promuovere una maggiore conoscenza dei due fenomeni. In campo corsi di formazione per le figure professionali, le iniziative di sensibilizzazione rivolte alle leader e ai leader delle comunità, la definizione di un modello di catena di intervento per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno.

Giorgia Ginaldi partecipa a “Terzo Fattore”, una partnership tra Il Sole 24 Ore e l’Università Cattolica con il sostegno di TechSoup. L’iniziativa vuole promuovere la conoscenza del terzo settore. Gli studenti effettuano stage in organizzazioni non profit e raccontano gli aspetti più significativi delle loro esperienze.


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