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Il fronte Sud della Nato
Podcast Nome in Codice: La guerra ombra del Mediterraneo
L’ottava puntata di Nome in Codice, il Podcast di 24Ore NextMed e Radio24 che vi racconta storie, tecnologie e intrighi dal lato oscuro della politica internazionale, va alla scoperta delle mire espansionistiche del Cremlino nel Nord Africa, e soprattutto in Libia, terra un tempo profondamente legata all’Italia. Ascolta la puntata
La notte tra il 14 e il 15 settembre 2026, al porto di Tobruk, nella Libia Orientale, approdano tre navi: sono il cargo Anastasiia, la Yuri Arshenevskyi e la nave da assalto anfibio Aleksandr Shabalin. Sono tutt’e tre navi militari russe, e sono partite circa un mese prima dalla base navale russa di Baltyisk, a Kaliningrad, l’exclave di Mosca che si trova in territorio polacco.
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I servizi di intelligence di vari Paesi, tra cui l’Italia, seguono con moltissima attenzione lo sbarco, almeno per tre ragioni: la prima è che si tratta del secondo convoglio di navi russe di questo tipo nel Mediterraneo nel giro di poche settimane; la seconda è che Tobruk è il regno del generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica che costituisce la più importante risorsa militare di Mosca. E poi c’è una terza ragione, perché il convoglio militare russo non sta trasportando un carico qualsiasi. Le fotografie ricavate da diversi esperti di Osint, la Open Source Intelligence, identificano il carico come gruppi di camion logistici Ural, veicoli corazzati per il trasporto delle truppe e mezzi militari anti-mina e anti-imboscata. In sostanza, la Russia sta trasportando mezzi militari pesanti sull’altra sponda del Mediterraneo.
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In questa nuova puntata di “Nome in Codice”, Claudio Antonelli e Antonio Talia intervistano esperti del settore per indagare quali siano gli interessi e le mire di Mosca nel bacino del Mediterraneo e come si stia attrezzando per perseguire i suoi obiettivi. Gli ospiti sono Daniele Ruvinetti, analista geopolitico e senior advisor della Fondazione Med Or, ente nato nel 2021 per iniziativa di Leonardo con l’obiettivo di promuovere attività culturali, di ricerca e formazione scientifica per rafforzare i rapporti internazionali tra l’Italia e i Paesi dell’area del Mediterraneo, del Medio ed Estremo Oriente e del Sud America, e l’ingegnere Elisa Villata, head of growth di StarView, un servizio digitale che si basa su immagini satellitari e aeree per aiutare le aziende clienti del settore assicurativo e governativo a risolvere la sfida della valutazione dei disastri utilizzando l’Intelligenza artificiale per semplificare il processo.
Sono giorni in cui sembra che il Mediterraneo sia stato nuovamente riscoperto sulle mappe. Non più tardi del 24 settembre scorso, un articolo di El Mundo, importante quotidiano nazionale spagnolo, aveva fatto saltare sulla sedia i ministri degli Esteri e della Difesa di mezza Europa. il giornale sosteneva di avere uno scoop, raccontato attraverso una fonte vicina ai servizi segreti lituani, il reportage sosteneva che la Cia avrebbe lanciato un allarme su possibili attacchi di droni russi rivolti proprio contro Francia, Spagna e Italia. La notizia è stata smentita nel giro di poche ore, ma tanto è bastato per ridestare interessi – e paure – di cui ci si era dimenticati. Il Mediterraneo è al centro di molte tensioni: dall’altra parte del mare non c’è il nulla, c’è il fianco Sud della Nato e dell’Unione europea e fa gola a molte potenze, prima fra tutte la Russia. Da quando è caduto il governo di Bashar al-Assad in Siria, Mosca ha trasformato la Libia nella sua testa di ponte per l’accesso al Sahel, dove gli Afrika Korps (le ex Brigate Wagner) spadroneggiano tra Niger, Mali e Burkina Faso. Apparentemente impiegati in una missione per combattere il terrorismo, in realtà stanno drenando risorse a quei Paesi.
Sui rischi dei modelli di frontiera passa la linea dell’autoregolamentazione tanto cara a Jensen Huang. Intanto il mercato fa i conti con le acrobazie finanziarie della sua Nvidia per tenere alta la domanda...