L’ultimo miglio del Recovery

Pnrr, revisione da 2,1 miliardi. Un miliardo alle case green e 200 milioni agli alloggi popolari

Tramonta la liberalizzazione ferroviaria. Mezzo miliardo in meno per i crediti di imposta della Zes unica del Mezzogiorno: sarà sostituito da fondi nazionali

di Manuela Perrone e Gianni Trovati

Il ministro per gli affari europei Tommaso Foti  ANSA

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L’ultima rimodulazione del Pnrr italiano prende forma alla vigilia dell’accredito della nona rata da 12,8 miliardi che dovrebbe essere ufficializzato in queste ore. A illustrarne i dettagli è stato il ministro Tommaso Foti prima nella rapidissima cabina di regia riunita ieri in tarda mattinata per un quarto d’ora e poi, soprattutto, nella successiva audizione davanti alle commissioni riunite Affari costituzionali e Bilancio di Camera e Senato.

Una revisione da 2,1 miliardi

I ritocchi riguardano una novantina di misure e, accanto ai consueti correttivi tecnici su milestone e target per assicurarne il raggiungimento, muove in tutto 2,1 miliardi di euro. A perdere risorse è prima di tutto, come largamente annunciato, il progetto di liberalizzazione dei servizi ferroviari Intercity e regionali che avrebbe decollare attraverso la Rosco, la società pubblica chiamata ad acquistare e poi noleggiare i treni per i candidati a offrire il servizio in regime di concorrenza.

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Per le case green nuova facility da un miliardo

L’obiettivo, a cui erano collegati 1,2 miliardi di euro, è stato accantonato dal Governo poche settimane dopo averlo negoziato con la Commissione Ue. Ma la perdita dei fondi è stata scongiurata dalla revisione, che mette in campo una nuova facility da un miliardo da utilizzare per interventi di rafforzamento dell’offerta di case green, a elevata efficienza energetica. Ulteriori 200 milioni saranno impiegati per potenziare la misura già esistente sull’efficientamento energetico dell’edilizia residenziale pubblica (inserita nel Pnrr con la maxi rimodulazione di novembre 2023), che registra un surplus di domande. Per questa via si irrobustisce il Piano casa, come annunciato nelle scorse settimane da diversi esponenti dell’Esecutivo.

Zes unica, meno 500 milioni per i crediti di imposta

Mezzo miliardo se ne va invece dal capitolo che finanzia i crediti d’imposta degli investimenti nella Zes unica del Mezzogiorno, perché - ha spiegato il ministro - «le difficoltà di rendicontazione erano incompatibili con le scadenze del Piano». Le risorse europee saranno però sostituite da fondi nazionali in un bilancio che, sempre in virtù della stessa riscrittura, trova nuovi spazi per il dirottamento sui fondi Ue di altri 700 milioni destinati agli sconti fiscali di Transizione 5.0, oggetto di un eterno balletto nelle continue correzioni del Pnrr. Quest’ultimo dare e avere sembra però preoccupare il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, che in cabina di regia, a quanto risulta al Sole 24 Ore, ha manifestato una forte perplessità sulla fattibilità tecnica dell’operazione. Sotto osservazione è finita anche la riforma degli incentivi sulla quale è alta la tensione tra Mef e Mimit, da cui però trapela serenità sul raggiungimento del target.

L’Ambiente dice addio a 232 milioni

Il ministero dell’Ambiente ha dovuto riprogrammare circa 232 milioni: 33 milioni ancora una volta dalle colonnine elettriche, 73 milioni dall’investimento fognature e depurazione, 100 milioni dall’agro-voltaico e 26 milioni dall’intervento per l’approvvigionamento sostenibile delle materie prime critiche. L’Agricoltura, da parte sua, ha ridotto di 12 milioni la voce “meccanizzazione” e di 158 milioni il parco agri-solare. Altri 90 milioni si liberano dalla misura LogIN del ministero delle Infrastrutture, che ne valeva 157 in tutto e puntava a sostenere la trasformazione digitale delle imprese di trasporto merci e logistica.

Le misure che guadagnano risorse

A ricevere fondi aggiuntivi dal nuovo giro di giostra sono la facility relativa alle comunità energetiche, che guadagna 173 milioni, l’autoproduzione di energia delle Pmi (+32 milioni) e l’elettrificazione delle ferrovie (+94 milioni).

Foti: con la nona rata incassati 166 miliardi

Più in generale, il doppio appuntamento a Palazzo Chigi e in Parlamento ha rappresentato per Foti l’occasione per ringraziare tutti i soggetti attuatori e rivendicare i risultati italiani. «Con la nona rata in arrivo siamo a 166 miliardi effettivamente incassati, pari all’85% della dotazione del Piano», ha sottolineato il ministro. «Siamo gli unici ad aver raggiunto a oggi questo dato assieme alla Francia, che però è titolare di un Pnrr da 40 miliardi contro i nostri 194,4». Alla conclusione mancano 159 obiettivi, che si aggiungono ai 456 raggiunti sinora (il 72% delle milestone e dei target previsti): centrarli entro il 30 giugno servirà a ottenere anche la decima e ultima rata da 28,4 miliardi.

Ora il rush finale

La revisione varata ieri andrà inviata a Bruxelles in queste ore per essere approvata definitivamente dal Consiglio entro il 31 agosto. Parte dunque il rush finale: per dirla con Foti, «la fase più delicata e decisiva». Da qui il monito: «Tutte le amministrazioni preposte sono chiamate a completare le misure e, soprattutto, ad accelerare la rendicontazione».

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