Debito globale a 353 trilioni: perché i mercati «ballano» sull’abisso
di Maximilian Cellino
di Manuela Perrone e Gianni Trovati
3' di lettura
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Il testo finale della Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione del Pnrr è figlio di una trattativa su più fronti condotti dal ministro Raffaele Fitto con ministeri e amministrazioni territoriali. Il confronto è servito a smussare i punti più critici sul piano politico e a definire meglio il perimetro degli interventi in difficoltà. Questo spiega l’attesa di più giorni del testo che era stato presentato in bozza alla cabina di regia del 31 maggio e che secondo i piani dell’Esecutivo sarebbe dovuto arrivare alle Camere già lunedì scorso.
Tra i risultati più significativi ottenuti nell’operazione di drafting va segnalato quello ottenuto dai sindaci: la riscrittura del paragrafo 7.3, dedicato a «capacità amministrativa dei soggetti attuatori e criticità organizzative e di rendicontazione». Nella versione definitiva scompaiono i rilievi più duri all’operato degli enti locali e alle loro chance di progettazione e realizzazione degli interventi. E compare invece il riconoscimento del fatto che «le amministrazioni locali hanno assicurato su tutto il territorio nazionale un intenso impegno nelle varie fasi di attuazione del Piano, contribuendo in maniera significativa ai risultati finora raggiunti».
Una grossa mano, rivendica la Relazione, è arrivata però anche dal Governo, con le misure di semplificazione dei decreti Pnrr-ter (13/2023) e Pa (Dl 44/2023) che «hanno favorito l’azione delle amministrazioni, anche per le realtà più piccole». Il quadro non resta però privo di allarmi. Nel mirino rimangono «l’adeguatezza delle risorse umane e delle competenze gestionali e tecniche necessarie a fronte di una sfida così ambiziosa» e un rischio di sovraccarico, segnalato soprattutto per i Comuni del Centro-Sud.
In un contesto del genere, è complicato realizzare quel balzo che imporrebbe nel 2023-2026 un aumento di spesa dell’83% rispetto alla media annua registrata nel 2017-2020 (quando però non c’erano i fondi del Pnrr). L’impennata sarebbe ancora più consistente nei Comuni del Centro e del Sud (+100%) e raggiungerebbe il picco nelle Isole (+126,6%).
In vista della rimodulazione del Piano che il Governo ha intenzione di proporre a Bruxelles, il nodo cruciale nel rapporto con gli enti territoriali resta quello della «frammentazione» degli investimenti. Sul punto la Relazione porta l’esempio della misura M2C4 «Investimento 2.2: Interventi per la resilienza, la valorizzazione del territorio e l’efficienza energetica dei comuni», di cui è titolare l’Interno, che, a fronte di un finanziamento di 6 miliardi, «prevede circa 39mila cosiddetti “piccoli interventi”, dalla dimensione media di 75mila euro, e circa 7 mila “medie opere”, dalla dimensione media pari a 450mila euro». Si tratta, va ricordato, di progetti che erano già stati finanziati dai programmi nazionali e che sono poi stati trasferiti nel Pnrr trasmesso a Bruxelles nell’aprile 2021.