Pnrr, da digitale e transizione green spinta agli investimeni
Nel Centro Italia, quasi il 60% delle imprese nel 2024 considera i fondi legati al Recovery plan un fattore di stimolo
di Andrea Marini
2' di lettura
2' di lettura
Per il 58,6% delle imprese del Centro Italia, gli incentivi fiscali, tra cui il Pnrr, avranno un effetto di accelerazioni nei confronti degli investimenti nel 2024. A seguire, ci sono l’introduzione di nuove tecnologie come il digitale (54,3%) e la riduzione dei consumi energetici e le strategie di economia circolare (49,4%). Il dato emerge dalla indagine periodica di Intesa Sanpaolo sul sentiment delle imprese rivelato dalle filiali, che ha calcolato il saldo percentuale per undici variabili tra chi indica un effetto di accelerazione e chi segnaslano un effetto di freno. Tra gli altri dirver degli investimenti indicati dalle aziende ci sono gli acquisti di macchinari (43,9%), le opportunità di fusioni e acquisizioni (22,4%) e l’evoluzione della domanda estera (17,4%) e la liquidità dei depositi bancari (3,2%). Viceversa, tra i fattori che influiranno più negativamente c’è l’incertezza (-75%), l’evoluzione dei tassi di interesse (-68,3%), il livello e l’evoluzione dei margini di guadagno (-23,4%) e l’evoluzione della domanda interna (-8,8%).
A livello regionale, sono Abruzzo (71,8%) e Umbria (69,2%) a scommettere di più sul fattore traino del Pnrr. Ma l’Umbria, insieme alle Marche, spicca anche per l’importanza data alla riduzione dei consumi energetici e alle strategie di economia circolare (70,3% per l’Umbria e 60,2% per le Marche) . L’indagine di Intesa Sanpaolo, si è anche concentrata sul supporto che può venire dalle filinere e dalle comunità energetiche. Il 13,8% segnala nel Centro Italia il ricorso a fornitori che riducono l’impatto ambientale (un dato superiore alla media italiana del 12,9%). Mentre resta inferiore (8,1%) l’affidamento a comuntà energeticoe (8,1% contro l’8,5% della media italiana).
«Nel Centro Italia – spiega Roberto Gabrielli, responsabile direzione regionale Lazio e Abruzzo di Intesa Sanpaolo - la propensione a ricorrere a fornitori che riducono l’impatto ambientale è superiore alla media italiana (più marcata in Abruzzo, più allineato alla media italiana il Lazio); spazi di miglioramento invece sul fronte delle comunità energetiche (in particolare in Abruzzo), strategia che può spingere gli investimenti delle imprese nelle fonti energetiche rinnovabili. In questo contesto – aggiunge – sarà cruciale risolvere il mismatch tra domanda e offerta di lavoro: nel complesso nel 2023 sono state stimate quasi 2,5 milioni di entrate di difficile reperimento (+18,4% rispetto al 2022), il 45,1% del totale; per il Lazio sono 217.000 posizioni di difficile reperimento, il 39% del totale (+28,58% rispetto al 2022); per l’Abruzzo 55.000, il 47% del totale (+17,3% rispetto al 2022)». Per le altre regioni, in Emilia-Romagna sono 238mila le entrate di difficile reperimento, il 48% del totale (+13,8 rispetto al 2022); nelle Marche 69mila, il 49% del totale (+19,8% rispetto al 2022); in Toscana 173mila, il 47% (+26,2% sul 2022); in Umbria 33.000, il 51% (+16,5%).
«L’economia italiana negli ultimi anni – conclude Gabrielli – ha mostrato un’evoluzione migliore rispetto alla crescita media dell’area dell’euro. Si tratta di un cambio di passo significativo rispetto al recente passato. L’80% della spesa effettiva del Pnrr si concentrerà nel triennio 2024-2026, con potenziali ricadute molto positive sul rilancio delle infrastrutture e sulla transizione digitale e green e, in ultima analisi, sull’aumento del tasso di crescita potenziale del Pil».


