PNRR Cultura, l’ultimo miglio dei cantieri digitali
Con 540 progetti attivi e oltre 65 milioni di risorse digitali già prodotte, la digitalizzazione del patrimonio culturale entra nella fase finale. Permangono i dubbi legati alla sostenibilità tecnologica ed economica oltre il 2026
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I punti chiave
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A poche settimane dalla conclusione formale del PNRR, si intensificano su tutti i fronti le attività per il raggiungimento dei target fissati al 30 giugno 2026. Tra gli interventi più esposti alla pressione delle scadenze figura anche la vasta operazione di digitalizzazione del patrimonio culturale nazionale, un programma senza precedenti per dimensioni e ambizione. Si tratta di 540 cantieri attivi su tutto il territorio, tra soprintendenze, musei, archivi e biblioteche, chiamati nei prossimi mesi a completare le attività di rendicontazione della linea d’investimento M1C3 1.1 “Strategie e piattaforme digitali per il patrimonio culturale”. Tuttavia, le questioni aperte sono innumerevoli: dalle modalità di gestione degli interventi che non saranno completati entro la scadenza europea, fino alla capacità del MiC di garantire nel tempo risorse economiche e tecnologiche adeguate per dare continuità alla visione della Digital Library.
La misura e la visione
Tra gli interventi previsti dal PNRR per il settore culturale, quello dedicato alla digitalizzazione del patrimonio culturale nazionale assorbe la quota più rilevante delle risorse disponibili, configurandosi non solo come l’investimento di maggiore entità economica, ma anche come quello con il più significativo impatto strutturale sull’intero sistema. Con un finanziamento complessivo di 500 milioni di euro, suddiviso in 12 sub-investimenti, il programma è finalizzato a rafforzare l’offerta di contenuti digitali e a incentivare nuove modalità di fruizione e valorizzazione del patrimonio.
Coordinata dall’Istituto centrale per la digitalizzazione del patrimonio culturale - Digital Library, afferente alla Direzione generale Digitalizzazione e comunicazione del Ministero della Cultura, l’iniziativa non va però intesa come un semplice intervento di digitalizzazione, bensì come una leva di trasformazione sistemica sui processi di gestione, accessibilità e valorizzazione del patrimonio culturale nazionale attraverso le potenzialità del digitale. La visione di fondo, orientata a superare la centralità del singolo bene culturale per valorizzare invece le connessioni tra i dati, è ampiamente sviluppata nel Piano Nazionale di Digitalizzazione (PND): un documento preparatorio e di indirizzo strategico elaborato nel 2022 attraverso il confronto con numerose istituzioni culturali. Fulcro di questo modello è la realizzazione di un vero e proprio ecosistema digitale, l’ ECoMiC: un’infrastruttura centralizzata progettata per gestire e valorizzare i contenuti digitalizzati prodotti dai diversi attori del sistema, favorendo l’interoperabilità e la collaborazione tra banche dati finora non comunicanti, anche in ambito europeo. A questo punto, è importante sottolineare che l’ecosistema non sostituisce le piattaforme esistenti, ma le integra e le potenzia, migliorando la qualità dei dati, promuovendone il riuso anche attraverso l’impiego di tecnologie come l’intelligenza artificiale. ECoMiC rappresenta un passaggio decisivo nella gestione e valorizzazione del patrimonio nazionale, segnando il superamento di una logica frammentata a favore di un sistema integrato e interconnesso.
Tra i 12 sub-investimenti previsti nell’investimento M1C3 1.1, la componente più rilevante in termini di risorse e impatto è rappresentata proprio dall’azione dedicata alla campagna di digitalizzazione del patrimonio culturale nazionale. Con un investimento complessivo che ammonta a 200 milioni di euro, di cui 70 dedicato al patrimonio delle Regioni e delle province autonome, come previsto dal decreto-legge n. 152 del 2021, il sub-investimento 1.1.5 “Digitalizzazione del patrimonio culturale” costituisce uno degli assi portanti dell’intero intervento. Ad esso sono associati due target principali: il primo, sottoposto a monitoraggio europeo, prevede la produzione di 65 milioni di risorse digitali entro dicembre 2025. Mentre il secondo, sottoposto a monitoraggio Mef, prevede la produzione di ulteriori 10 milioni di risorse entro giugno 2026, per un totale complessivo di 75 milioni di nuove risorse digitali alla conclusione del progetto. Dopo il raggiungimento del primo target, quello europeo, le attività di produzione, metadatazione e conferimento delle risorse digitali proseguono, con l’obiettivo di rispondere in modo sempre più completo ai fabbisogni di digitalizzazione degli istituti culturali coinvolti.
Prospettive future
Come già evidenziato, la campagna di digitalizzazione promossa dal Ministero rappresenta solo il punto di avvio di un programma più ampio, volto a superare la tradizionale frammentazione nella gestione del patrimonio culturale a favore di un sistema che integra e mette in relazione le diverse banche dati, in grado di sostenere nuove forme di valorizzazione culturale ed economica. Nonostante ciò, restano aperte alcuni questioni cruciali: da un lato, la sostenibilità tecnologica ed economica del modello oltre la scadenza del 2026, dall’altro, la capacità effettiva dei singoli istituti di adattarsi a un sistema di interoperabilità così esteso e complesso.
Su questi temi abbiamo raccolto il punto di vista di Andrea De Pasquale, direttore della Direzione generale Digitalizzazione e comunicazione, incarico conferito con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 15 marzo 2024, n. 57.







