Digital Library

PNRR Cultura, l’ultimo miglio dei cantieri digitali

Con 540 progetti attivi e oltre 65 milioni di risorse digitali già prodotte, la digitalizzazione del patrimonio culturale entra nella fase finale. Permangono i dubbi legati alla sostenibilità tecnologica ed economica oltre il 2026

di Roberta Capozucca

Video-trailer campagna “Cantieri del digitale”

7' di lettura

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A poche settimane dalla conclusione formale del PNRR, si intensificano su tutti i fronti le attività per il raggiungimento dei target fissati al 30 giugno 2026. Tra gli interventi più esposti alla pressione delle scadenze figura anche la vasta operazione di digitalizzazione del patrimonio culturale nazionale, un programma senza precedenti per dimensioni e ambizione. Si tratta di 540 cantieri attivi su tutto il territorio, tra soprintendenze, musei, archivi e biblioteche, chiamati nei prossimi mesi a completare le attività di rendicontazione della linea d’investimento M1C3 1.1 “Strategie e piattaforme digitali per il patrimonio culturale”. Tuttavia, le questioni aperte sono innumerevoli: dalle modalità di gestione degli interventi che non saranno completati entro la scadenza europea, fino alla capacità del MiC di garantire nel tempo risorse economiche e tecnologiche adeguate per dare continuità alla visione della Digital Library.

La misura e la visione

Tra gli interventi previsti dal PNRR per il settore culturale, quello dedicato alla digitalizzazione del patrimonio culturale nazionale assorbe la quota più rilevante delle risorse disponibili, configurandosi non solo come l’investimento di maggiore entità economica, ma anche come quello con il più significativo impatto strutturale sull’intero sistema. Con un finanziamento complessivo di 500 milioni di euro, suddiviso in 12 sub-investimenti, il programma è finalizzato a rafforzare l’offerta di contenuti digitali e a incentivare nuove modalità di fruizione e valorizzazione del patrimonio.

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GLI INTERVENTI

Schema dei 12 sub-investimenti (PNRR M1C3 1.1)

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Coordinata dall’Istituto centrale per la digitalizzazione del patrimonio culturale - Digital Library, afferente alla Direzione generale Digitalizzazione e comunicazione del Ministero della Cultura, l’iniziativa non va però intesa come un semplice intervento di digitalizzazione, bensì come una leva di trasformazione sistemica sui processi di gestione, accessibilità e valorizzazione del patrimonio culturale nazionale attraverso le potenzialità del digitale. La visione di fondo, orientata a superare la centralità del singolo bene culturale per valorizzare invece le connessioni tra i dati, è ampiamente sviluppata nel Piano Nazionale di Digitalizzazione (PND): un documento preparatorio e di indirizzo strategico elaborato nel 2022 attraverso il confronto con numerose istituzioni culturali. Fulcro di questo modello è la realizzazione di un vero e proprio ecosistema digitale, l’ ECoMiC: un’infrastruttura centralizzata progettata per gestire e valorizzare i contenuti digitalizzati prodotti dai diversi attori del sistema, favorendo l’interoperabilità e la collaborazione tra banche dati finora non comunicanti, anche in ambito europeo. A questo punto, è importante sottolineare che l’ecosistema non sostituisce le piattaforme esistenti, ma le integra e le potenzia, migliorando la qualità dei dati, promuovendone il riuso anche attraverso l’impiego di tecnologie come l’intelligenza artificiale. ECoMiC rappresenta un passaggio decisivo nella gestione e valorizzazione del patrimonio nazionale, segnando il superamento di una logica frammentata a favore di un sistema integrato e interconnesso.

Tra i 12 sub-investimenti previsti nell’investimento M1C3 1.1, la componente più rilevante in termini di risorse e impatto è rappresentata proprio dall’azione dedicata alla campagna di digitalizzazione del patrimonio culturale nazionale. Con un investimento complessivo che ammonta a 200 milioni di euro, di cui 70 dedicato al patrimonio delle Regioni e delle province autonome, come previsto dal decreto-legge n. 152 del 2021, il sub-investimento 1.1.5 “Digitalizzazione del patrimonio culturale” costituisce uno degli assi portanti dell’intero intervento. Ad esso sono associati due target principali: il primo, sottoposto a monitoraggio europeo, prevede la produzione di 65 milioni di risorse digitali entro dicembre 2025. Mentre il secondo, sottoposto a monitoraggio Mef, prevede la produzione di ulteriori 10 milioni di risorse entro giugno 2026, per un totale complessivo di 75 milioni di nuove risorse digitali alla conclusione del progetto. Dopo il raggiungimento del primo target, quello europeo, le attività di produzione, metadatazione e conferimento delle risorse digitali proseguono, con l’obiettivo di rispondere in modo sempre più completo ai fabbisogni di digitalizzazione degli istituti culturali coinvolti.

Video-trailer campagna “Cantieri del digitale”

Prospettive future

Come già evidenziato, la campagna di digitalizzazione promossa dal Ministero rappresenta solo il punto di avvio di un programma più ampio, volto a superare la tradizionale frammentazione nella gestione del patrimonio culturale a favore di un sistema che integra e mette in relazione le diverse banche dati, in grado di sostenere nuove forme di valorizzazione culturale ed economica. Nonostante ciò, restano aperte alcuni questioni cruciali: da un lato, la sostenibilità tecnologica ed economica del modello oltre la scadenza del 2026, dall’altro, la capacità effettiva dei singoli istituti di adattarsi a un sistema di interoperabilità così esteso e complesso.
Su questi temi abbiamo raccolto il punto di vista di Andrea De Pasquale, direttore della Direzione generale Digitalizzazione e comunicazione, incarico conferito con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 15 marzo 2024, n. 57.

Quali erano le intenzioni originarie della Digital Library? Gli obiettivi sono stati raggiunti?

Il Ministero della Cultura ha storicamente sofferto di una forte frammentazione nei sistemi di catalogazione e gestione del patrimonio. Le diverse Direzioni Generali, in particolare quelle dedicate ad archivi, biblioteche e musei, hanno infatti sviluppato nel tempo piattaforme e basi dati autonome, costruite su esigenze settoriali. L’idea alla base della Digital Library è stata dunque quella di superare questa disomogeneità, creando un ecosistema dove tutti i patrimoni potessero confluire, permettendo loro di dialogare nello stesso ambiente. Alla base dell’iniziativa vi è dunque la volontà di ricostruire la complessità del patrimonio culturale nella sua interezza: basti pensare a come, entrando in un museo, non si percepiscano come elementi separati l’architettura dell’edificio, le opere esposte o, ad esempio, l’archivio che lo accompagna, ma un insieme unitario e coerente. Ecco, questo ecosistema digitale consente proprio di replicare tale esperienza collegando i diversi beni culturali digitalizzati tramite “grafi della conoscenza cross-domain”. Questo significa che l’ecosistema digitale della Digital Library non si limita a “mettere online” i beni culturali, ma li collega tra loro in maniera intelligente. In pratica, i diversi contenuti digitalizzati, l’opera d’arte, il documento d’archivio, la fotografia, il libro o il reperto non vengono trattati come elementi isolati, ma come nodi di una rete. Questa rete è costruita attraverso i cosiddetti “grafi della conoscenza”, cioè sistemi che mettono in relazione dati diversi in base a legami significativi: per esempio lo stesso autore, lo stesso periodo storico, lo stesso luogo o lo stesso evento. Il risultato è che l’utente non si limita a cercare un singolo oggetto, ma può esplorare il patrimonio seguendo connessioni: ad esempio passando da un autore alle sue opere, poi ai luoghi in cui ha vissuto, agli eventi storici collegati, e così via.
Un secondo obiettivo ha riguardato il recupero del patrimonio digitale sommerso. Il patrimonio culturale italiano, infatti, è estremamente ampio e, nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, una quota rilevante non è stata ancora digitalizzata. Con il PNRR si è quindi impresso un forte impulso alla digitalizzazione anche di materiali meno noti o mai esposti, come il medagliere o i catasti storici conservati negli archivi. In questa direzione si inserisce anche il progetto di ricostruzione dell’emeroteca nazionale, che punta proprio a riunire e digitalizzare le diverse testate dei giornali italiani. L’obiettivo è favorire la collaborazione tra diversi istituti per ricomporre, in forma digitale, l’unità del patrimonio periodico nazionale. Allo stesso tempo, si interviene su un patrimonio digitale spesso disperso o difficilmente riutilizzabile, tra supporti obsoleti, archivi non strutturati e digitalizzazioni non ancora pienamente integrate. Attraverso ECoMiC, le informazioni diventano interrogabili in maniera unitaria, consentendo una lettura complessiva del patrimonio e contribuendo anche alla ricomposizione di fondi archivistici e bibliografici dispersi.

In che modo questo progetto di trasformazione digitale cambierà concretamente il modo di gestire e valorizzare il patrimonio culturale in Italia? Quali sono gli impatti principali?

Questo percorso incide in modo significativo sia sulla gestione sia sulla valorizzazione del patrimonio culturale, perché interviene alla base dei processi di catalogazione e digitalizzazione, che costituiscono il primo livello della tutela. Digitalizzare, infatti, significa anche “fotografare” lo stato di conservazione di un bene in un determinato momento, creando una documentazione stabile e verificabile che diventa parte integrante delle attività di conservazione e restauro.
Sul piano della valorizzazione, l’ecosistema ECoMiC consente di riutilizzare le risorse digitali in modo molto più ampio rispetto al passato: non solo per l’accesso e la consultazione avanzata, ma anche per applicazioni innovative come il restauro predittivo, la creazione di esperienze immersive e forme di gamification, fino allo sviluppo di nuovi strumenti di ricerca e fruizione. In questa prospettiva, ECoMiC è destinato a diventare la principale vetrina del digitale culturale italiano e, al tempo stesso, l’interfaccia naturale verso l’Europa. Se il sistema riuscirà a integrare l’intero patrimonio digitale, includendo istituti statali, territoriali e regionali, e a renderlo pienamente fruibile, questo diventerà una risorsa strategica non solo a livello nazionale, ma anche internazionale come vetrina della nostra nazione.

 Che cosa succederà agli istituti che non hanno aderito a ECoMiC o che non dispongono delle risorse necessarie per avviare la digitalizzazione?

Dunque, il Ministero ha già avviato una campagna di comunicazione per promuovere l’adesione alla piattaforma ECoMiC e sono stati attivati anche piccoli finanziamenti nazionali destinati a quegli istituti che non disponevano di sistemi digitali adeguati, con l’obiettivo di recuperare anche le digitalizzazioni già realizzate “in proprio”. In questa fase è fondamentale far comprendere agli istituti i vantaggi del sistema, non solo in termini di accesso e interoperabilità, ma anche di maggiore sicurezza nella conservazione dei dati. Al tempo stesso, è importante chiarire che il modello non si configura come un accentramento da parte del Ministero: gli istituti continueranno a mantenere piena autonomia nella gestione dei propri sistemi, dei propri standard e delle proprie procedure, in ambito museale, archivistico e bibliotecario. L’obiettivo non è sostituirsi alle singole realtà, ma metterle nelle condizioni di operare in modo interoperabile, valorizzando basi dati eterogenee all’interno di un quadro comune e coerente. In questo senso, il ruolo del Ministero, attraverso la Digital Library, è quello di fornire un’infrastruttura tecnologica condivisa, capace di rimettere a sistema esperienze frammentate senza cancellarne le specificità.

Che cosa succederà dopo la fine dell’investimento?

Con un investimento complessivo di circa 500 milioni di euro, è evidente che lo sforzo realizzativo non potrà esaurirsi entro la scadenza del 30 giugno. La questione della sostenibilità economica resta però cruciale: da un lato, il Ministero dovrà farsi carico della gestione e della manutenzione evolutiva del sistema; dall’altro, sarà necessario garantire risorse adeguate per nuove campagne di digitalizzazione, indispensabili a mantenere continuo e vitale il flusso di metadati e contenuti digitali. Le modalità di finanziamento sono attualmente in fase di definizione. In questo contesto, la principale sfida dei prossimi mesi sarà quella di consolidare l’infrastruttura esistente e assicurarne la continuità oltre la fase straordinaria del PNRR, trasformando un intervento eccezionale in una piattaforma strutturale e permanente. Solo così sarà possibile garantire la piena integrazione dei diversi patrimoni digitali, la loro reale interoperabilità e una diffusione stabile dei contenuti su scala nazionale ed europea, facendo del digitale culturale non un progetto a termine, ma una componente ordinaria e duratura delle politiche di tutela, conoscenza e valorizzazione del patrimonio.

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