Fondi europei

Pnrr, inviata a Bruxelles la richiesta per la quinta rata

Inviata la richiesta del pagamento della quinta rata da 10,5 miliardi. Superata quota cento miliardi nei finanziamenti incassati fin qui sui 194,4 a disposizione dal Next Generation Eu

(ANSA)

3' di lettura

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Il governo ha inviato alla Commissione europea la richiesta di pagamento della quinta rata del Pnrr italiano. Ieri Bruxelles aveva versato all’Italia la quarta rata del Pnrr per 16,5 miliardi di euro. Un incasso che porta a superare quota cento miliardi nei finanziamenti incassati fin qui sui 194,4 a disposizione dal Next Generation Eu.

Meloni: determinati a proseguire lavoro nei prossimi mesi

Per la premier Giorgia Meloni si chiude «un anno di grande impegno e di risultati straordinari del Governo nell’attuazione del Pnrr. Siamo molto soddisfatti e determinati a proseguire il lavoro anche nei prossimi mesi».

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Fitto: altro successo del Governo

«La richiesta di pagamento della quinta rata inoltrata oggi alla Commissione europea segna un ulteriore importante successo del Presidente del Consiglio Meloni e del Governo nell’attuazione del Pnrr» ha sottolineato il ministro per gli Affari europei, Sud, politiche di coesione e Pnrr, Raffaele Fitto. «Come già per la quarta, anche per la richiesta della quinta rata l’Italia si conferma in anticipo sui tempi rispetto agli altri Stati membri. Un risultato straordinario frutto di un grande lavoro di squadra e di un dialogo costante e positivo con la Commissione. La fase di assessment sarà molto rigorosa ma siamo fiduciosi» conclude Fitto.

Le riforme tra i 52 obiettivi

Nella nota di Palazzo Chigi si ricorda che tra i 52 obiettivi inseriti nella quinta rata figurano «importanti investimenti nei comparti dell’agricoltura, per aumentare l’efficienza dei sistemi di irrigazione e per implementare la produzione di energia verde, del settore idrico, con nuove opere per il potenziamento delle condotte, dei sistemi di depurazione e per la riduzione delle perdite di rete, dell’ambiente, con la realizzazione di nuovi impianti e l’ammodernamento di quelli esistenti per valorizzazione dei rifiuti».

Metà percorso

Incasso della quarta rata e richiesta della quinta sono due tappe vitali per l’Italia per non perdere slancio sui progetti e le riforme da portare a termine entro il 2026. Ma anche, nel monito del ministro Giancarlo Giorgetti , per ottenere più flessibilità nell’immediato futuro sul rientro del debito scolpito nel nuovo Patto di stabilità appena concordato in Ue. Giunto ormai alla soglia della metà delle dieci rate previste dal cronoprogramma, il Pnrr è nel vivo della fase di spesa. E il sì di Palazzo Berlaymont ai 21 milestone e ai 7 target della quarta tranche - ufficializzato il 28 novembre - nelle prossime ore diventerà realtà dopo un lungo percorso di verifica complicato anche dalle criticità del passato, legate ai ritardi sui nuovi alloggi per studenti previsti nella terza rata.

Italia prima a ricevere il via libera alla quarta rata

A missione compiuta - con l’Ue e il governo che avevano concordato di dilazionare l’obiettivo (e i 500 milioni correlati) alla quarta tranche - l’Italia è diventata la prima tra i Ventisette a ricevere il via libera al quarto pagamento, con la Spagna a ruota che a dicembre ha avanzato la sua richiesta. Ora la radiografia della quinta rata - rivista dopo l’“operazione realismo” condotta per ridisegnare il piano originario targato Mario Draghi - mostra 52 obiettivi da raggiungere contro i 69 previsti all’inizio. E tra loro figurano gli appalti da aggiudicare del settore idrico, l’elettrificazione della rete ferroviaria nel Mezzogiorno e la tratta ferroviaria Salerno-Reggio Calabria, ma anche interventi per il potenziamento delle condotte e per la realizzazione degli impianti per la valorizzazione dei rifiuti, l’entrata in vigore della riforma dell’organizzazione del sistema scolastico e traguardi per la digitalizzazione della pubblica amministrazione.

Le nuove regole del Patto di stabilità

Tutti obiettivi dai quali, dopo lo storico accordo all’Ecofin sulla riforma del Patto di stabilità, passa anche il futuro dialogo sull’asse Roma-Bruxelles per concordare una traiettoria di rientro del debito capace di non soffocare gli investimenti. Il modello dei piani nazionali ritagliati ad hoc è, nella visione dell’esecutivo di Ursula von der Leyen, la strada da seguire per superare l’austerità e rendere i governi più responsabili delle loro finanze pubbliche. I Paesi che presenteranno un deficit oltre il 3% saranno chiamati quindi a concordare cicli di rientro del debito quadriennali sulla base della spesa primaria netta (senza contare dunque gli interessi sul debito), estendibili a sette anni per chi certificherà i suoi sforzi di investimento e riforma volti a mettere a terra i piani di ripresa e resilienza. E questo, è l’impegno di Giorgetti, significa «rispettare il Pnrr».

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