Debito globale a 353 trilioni: perché i mercati «ballano» sull’abisso
di Maximilian Cellino
di Claudia La Via
4' di lettura
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Indietro su molti aspetti, ma non sulla sostenibilità e l’economia circolare. Le imprese italiane, e in particolare quelle del Nord Est del Nord Ovest, hanno dimostrato di saper tenere il passo con l’innovazione e l’attenzione all’ambiente e alle persone, anche come leva competitiva, consapevoli che per avere successo sui mercati esteri è necessario essere “verdi”.
Fra il 2018 e il 2022 sono state più di 510mila (il 35,1% del totale, ovvero più di una su tre) le imprese italiane che hanno effettuato eco-investimenti. In questo quadro, il Nord-Est ha fatto registrare nel 2022 un +14,1% rispetto al 2021, e un numero di assunzioni legate a professioni “verdi” del 35,4%, superiore - assieme al dato positivo del Nord-Ovest - alla media nazionale (35,1%). A dirlo è il 14esimo Rapporto GreenItaly, realizzato dalla Fondazione Symbola e da Unioncamere, con la collaborazione del Centro Studi Tagliacarne e con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
Dati interessanti a cui si aggiungono quelli del rapporto “MutaMenti 2023”, presentato da Bcc Pordenonese e Monsile e dal Fondo Sviluppo Fvg, che fotografa la situazione attuale e le prospettive future di Veneto e Friuli Venezia Giulia. Dall’indagine emerge che le imprese manifatturiere del Nord-Est intraprendono con maggior intensità iniziative di sostenibilità: nel 2022 lo ha fatto il 61,8% contro il 59,5% della media nazionale.
«Il Nord-Est può diventare un laboratorio avanzato sui temi della sostenibilità», spiega Gabriella Chiellino, co-fondatrice, amministratore delegato di IMQ eAmbiente e pioniera delle tematiche ambientali. Si tratta di buone pratiche che però vanno catalogate, studiate, rendicontate e raccontate. Perché oggi per le aziende la sostenibilità non è più solo una buona pratica, ma anche un biglietto da visita per il mercato e gli investitori. L’Europa spinge verso la rendicontazione Esg - anche se pare avere concesso più tempo - e oggi le imprese devono adeguarsi. Per quelle più grandi e strutturate è un processo naturale. Più complesso è invece per le Pmi e le micro-imprese di cui il territorio è ricchissimo, e che devono iniziare ad adeguarsi per tempo alle richieste normative europee.
È per provare a colmare questo divario che Imq eAmbiente, realtà nata in Veneto e specializzata in ingegneria e consulenza ambientale ed energetica, ha messo in piedi un progetto di supporto alle Pmi.