Imprese e sostenibilità

Pmi, ecco come viene valutato oggi il merito creditizio di un’azienda

La solidità di un’impresa, oltre alle performance economiche, dipende anche dalla capacità di adattarsi a eventi imprevisti

di Daniela Russo

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Negli ultimi anni il concetto di solidità d’impresa sta cambiando profondamente. Se in passato l’analisi economico-finanziaria rappresentava il principale parametro di valutazione da parte del sistema bancario e degli investitori, oggi il perimetro si è ampliato in modo significativo. La crescente frequenza di fenomeni climatici estremi, l’interruzione delle catene di fornitura, le tensioni geopolitiche e l’evoluzione normativa hanno reso evidente come la resilienza operativa, ovvero la capacità di adattarsi e riprendersi da eventi imprevisti, sia diventata una componente centrale del merito creditizio di un’impresa.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

«I fattori Esg, insieme ai rischi operativi e assicurativi, stanno progressivamente entrando nel framework di valutazione del credito - afferma Lidia Menduti, Director di PwC -. Le nuove linee guida europee spingono infatti banche e intermediari a considerare non solo la performance economica delle imprese, ma anche la loro capacità di prevenire e gestire eventi potenzialmente critici: interruzioni operative, eventi catastrofali, vulnerabilità cyber, governance e continuità aziendale». Per le micro e piccole imprese questo passaggio rappresenta un cambiamento culturale prima ancora che normativo.

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LA RESILIENZA AZIENDALE INIZIA AD AVERE UN PREZZO

Analisi condotta su 816 operazioni intermediate dal gruppo Nsa nel 2025 su canali bancari digitali specializzati nel credito alle Pmi

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La gestione del rischio

Gli eventi catastrofali registrati negli ultimi anni hanno generato danni economici per decine di miliardi di euro in Europa, con un impatto particolarmente rilevante sul tessuto delle piccole e medie imprese. Il danno diretto, tuttavia, rappresenta solo una parte del problema: la vera criticità è spesso l’interruzione dell’attività e la conseguente tensione finanziaria.

La gestione del rischio non può più essere considerata un tema accessorio o meramente assicurativo. Diventa, invece, un fattore strategico che incide sul costo del capitale, sull’accesso al credito, sulla partecipazione a gare pubbliche e sulla credibilità complessiva dell’impresa. La valutazione di impresa assume quindi un aspetto sempre più multidisciplinare.

Come emerge dall’analisi condotta dall’ufficio sti del Gruppo Nsa, la presenza di elementi legati alla gestione del rischio, alla protezione assicurativa e alla strutturazione Esg consente alle imprese di ottenere condizioni di credito migliorative, in particolare in termini di spread applicato, come emerge dai dati esposti nei grafici a lato.

L’accesso al credito

«Le banche stanno progressivamente integrando le valutazioni di bilanci e business plan, con le evidenze sulla capacità dell’impresa di gestire sostenibilità, rischio climatico, governance e sicurezza informatica - prosegue Lidia Menduti -. L’adeguamento alle indicazioni normative rappresenta un ulteriore elemento da considerare per l’accesso al credito e al mercato, influenzando, in alcuni casi, il livello di competitività aziendale».

Parallelamente, i criteri Esg (Environmental, Social, Governance) stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante nei modelli di valutazione del rischio. Le banche integrano progressivamente indicatori ambientali e di governance nei propri sistemi di rating interni, mentre investitori e stakeholder richiedono maggiore trasparenza e misurabilità delle performance non finanziarie.

L’ecosistema Esg

I temi Esg non possono più essere interpretati esclusivamente come tema reputazionale o come adempimento formale riservato alle grandi aziende. Sempre più spesso diventa uno strumento attraverso cui il sistema finanziario misura la leggibilità dell’impresa, la qualità della governance e la capacità di gestire il rischio nel medio-lungo periodo. «Il punto centrale non è infatti produrre documenti Esg - sostiene Luca Cappuccio, direttore commerciale di ALA Finanza Agevolata - ma rendere l’impresa più comprensibile e leggibile per banche, stakeholder e mercato. Per le Pmi il tema non riguarda più soltanto la sostenibilità in senso etico. Riguarda la capacità di dimostrare solidità, organizzazione e continuità nel tempo. In altre parole: la finanziabilità dell’impresa». Le banche non guardano più soltanto ai numeri di bilancio. «Il bilancio descrive i risultati passati - spiega Cappuccio -; le tematiche Esg, invece, aiutano a capire se un’impresa sarà in grado di reggere i rischi futuri: aumento dei costi energetici, instabilità delle filiere, cambiamenti normativi, difficoltà organizzative o problemi reputazionali. Per questo la sostenibilità sta diventando sempre più una questione finanziaria». I dati Esg abilitano una più completa misurazione della solidità prospettica dell’impresa.

Raccolta e utilizzo dei dati

Tra le principali sfide per le Imprese rileva la raccolta e l’utilizzo dei dati che rafforza potenzialmente il dialogo con il mercato e l’integrazione nei processi decisionali. «Bisogna passare da una logica di raccolta frammentata dei dati - sottolinea Lidia Menduti - a una governance strutturata, in cui le informazioni Esg diventano sempre più parte integrante dell’infrastruttura informativa aziendale». Una capacità di di gestione del rischio che può solo migliorare nel tempo attraverso la leva dei fattori Esg. «Dall’analisi dei dati di rilascio dei Rating Esg rilasciati da Ala - aggiunge Cappuccio - c’è un’alta percentuale di rinnovo del rating, pari all’87%, che denota come le aziende ne abbiano tratto un vantaggio diretto e tangibile in particolare nei rapporti con le banche e gli altri interlocutori lungo la catena del valore. Di queste, circa il 44% ha intrapreso azioni per giungere a un miglioramento del rating nel corso degli anni. Infine segnalo che il 66,7% delle aziende che hanno redatto il Report di Sostenibilità nel corso del 2025 hanno comunque mantenuto in elaborazione il Rating Esg».

Le aziende vanno quindi accompagnate in percorsi di strutturazione graduale del rischio, organizzazione dei dati Esg e protezione assicurativa, con l’obiettivo di rafforzarne nel tempo solidità, credibilità e capacità di accesso al sistema finanziario.

La check list

Cosa devono fare concretamente le Pmi per restare finanziabili? L’errore più comune è pensare che affrontare le tematiche Esg significhi produrre documenti complessi o sostenere immediatamente investimenti elevati. In realtà, per una piccola e media impresa il primo passo è molto più concreto: diventare un’azienda organizzata, leggibile e misurabile. Le banche e gli investitori cercano soprattutto imprese capaci di produrre dati affidabili e dimostrare controllo sui propri processi. Per questo le Pmi dovrebbero iniziare da alcune attività fondamentali.

1) Organizzare i dati aziendali 

Molte aziende possiedono informazioni importanti ma non le raccolgono in modo strutturato. Consumi energetici, costi operativi, gestione dei rifiuti, dati sul personale, fornitori, sicurezza o continuità produttiva sono elementi sempre più richiesti dal sistema finanziario e dalle filiere.Il primo passo consiste quindi nel creare sistemi semplici ma affidabili di raccolta e monitoraggio dei dati.

 2) Rafforzare governance e processi

Uno dei fattori più osservati riguarda la capacità organizzativa dell’impresa. Le Pmi devono iniziare a definire procedure interne, responsabilità chiare e strumenti di controllo gestionale. Non si tratta soltanto di compliance, ma di capacità di gestione del rischio. Un’azienda che pianifica, monitora e documenta viene percepita come più stabile e meno vulnerabile.

3) Valutare i rischi della filiera

Le filiere produttive stanno trasferendo sempre più obblighi Esg anche ai fornitori. Per questo le Pmi devono iniziare a comprendere dove esistono fragilità operative: dipendenza da pochi clienti, fornitori critici, esposizione energetica, problematiche ambientali o difficoltà nella continuità produttiva. La sostenibilità, in questo senso, coincide sempre più con la resilienza aziendale.

4) Integrare sostenibilità e strategia

Per molte imprese l’Esg viene ancora affrontato come un tema separato dal business. In realtà, il mercato sta premiando le aziende che riescono a trasformare sostenibilità e organizzazione in vantaggio competitivo. Riduzione degli sprechi, efficienza energetica, controllo dei costi, formazione del personale e qualità dei processi non migliorano soltanto l’immagine aziendale: migliorano anche marginalità, affidabilità e capacità di accesso al credito.

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