Moda e arte

Pm23, apre a Roma esplorando il rosso la Fondazione Garavani Giammetti

Con la mostra Orizzonti / Rosso inaugura il nuovo spazio culturale voluto da Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, con 50 abiti del couturier e 30 opere d’arte contemporanea. Un invito a guardare al futuro, anche dalle grandezze del passato

di Chiara Beghelli

3' di lettura

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Creare connessioni fra arte e moda, con eventi o mostre, è sempre più frequente in un’industria che cerca di dare nuove profondità ai suoi prodotti. Più raro è pensare e proporre i due mondi come canali di creatività autonomi, e proporre un racconto in cui abiti e tele o sculture si incontrino come mero esperimento estetico, di pura creatività. Quando Valentino Garavani nel 1959 aprì il suo atelier a Roma, dal quale uscirono i primi abiti con il suo speciale rosso, la loro dirompenza (era un colore detestato, emarginato dalla borghesia) fu la medesima dei tagli che Lucio Fontana aveva iniziato un anno prima a infliggere alle sue tele.

La potenza creativa, emozionale e rivoluzionaria del rosso è il cuore della mostra Orizzonti | Rosso, che inaugura a Roma gli spazi della Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, PM23, acronimo del suo indirizzo (piazza Mignanelli 23), in un’ala del settecentesco Palazzo Gabrielli Mignanelli. È lo stesso che in un’altra area ospita ancora oggi il cuore di Valentino, il suo studio originario, il suo atelier, anche se il couturier nel 2008 ha dato il suo addio alle passerelle, con una memorabile sfilata di abiti tutti rosso Valentino al Musée Rodin.

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Era in realtà già dal 1998 che Garavani e Giammetti avevano ceduto la proprietà della loro maison, per 540 miliardi di lire, alla holding Hdp di Maurizio Romiti. Dopo diverse vicissitudini, dal 2012 la maison è controllata (pagata circa 700 milioni di euro) dal fondo qatarino Mayhoola for Investments (al quale due anni fa si è affiancata Kering, che ne rileverà il 100% entro il 2028), mentre alla guida creativa si sono succeduti nel tempo Alessandra Facchinetti (per pochi mesi subito dopo l’addio di Garavani), il duo Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, poi Piccioli da solo e da circa un anno Alessandro Michele, che nella sua visione ha messo al centro una rivisitazione proprio degli archivi di Valentino. Nel 2024 la maison ha fatturato 1,31 miliardi di euro, in calo del 2% rispetto all’anno precedente.

Tornando alla mostra di Roma, sono 50 gli abiti rosso Valentino scelti nel ricco archivio della maison dalla curatrice Pamela Golbin, e 30 le opere d’arte contemporanea, selezionate da Anna Coliva, che accompagnano lungo un percorso che esalta il rosso, colore primario e primordiale, dal momento che fu fra i primi a essere usato dall’essere umano, per le pitture rupestri come per tingere i tessuti. Rare opere di Francis Bacon, Basquiat e Warhol (legati da profondi legami di amicizia con Valentino e Giammetti), ma anche di Louise Bourgeois e Damien Hirst; un Pablo Picasso del 1958, l’opera più antica del percorso, dialoga con una creazione di Francesco Vezzoli, la più recente, un busto ligneo veneziano del Quattrocento che piange lacrime rosse.

Alcune opere provengono da collezioni private - fra cui quella degli stessi Garavani e Giammetti -, altre da musei e da Fondazioni come Louis Vuitton e Beyeler, altre sono site specific come quella firmata da Thomas Paquet, che avvolge in un abbraccio l’ultima sala, dove sono raccolti come protagonisti di un ballo la maggior parte degli abiti rosso Valentino.

In un corridoio che evoca gli anni Sessanta, sotto le volte degli antichi settori della biblioteca (il palazzo ospitava quella di Propaganda Fide, il dicastero vaticano che ha ancora oggi la sua sede dall’altro lato della piazza), gli abiti si intersecano fra le opere di quel periodo, ed ecco gli esempi della Scuola di Piazza del Popolo, movimento fondato a Roma, come il magnifico “Rosso Guzzi” di Alighiero Boetti, che apre riflessioni anche sulla nascita e l’evoluzione del made in Italy e della bellezza conservata anche dall’evoluzione industriale della creatività.

Temi peraltro molto contemporanei, in epoca di intelligenza artificiale. Merito ulteriore della mostra, e più ampiamente della formula PM23, è offrire a Roma un lodevole contributo a una rilettura, in chiave appunto contemporanea, del suo legame con la moda, ancora troppe volte legato a una celebrazione del passato che rischia l’immobilismo. In PM23 il passato certamente non manca, ma è puro trampolino per il futuro.

La mostra aprirà al pubblico il 25 maggio, con ingresso gratuito fino al 10 giugno, per chiudere il 30 ottobre.

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