Il patriarca di Gerusalemme

Pizzaballa: «Gaza è un disastro, le città rase al suolo e azzerate»

Il cardinale è reduce da una visita nella Striscia la scorsa settimana

Un palestinese ispeziona il luogo in cui si è verificato un attacco israeliano contro un campo tendato che ospitava sfollati, ai quali era stato intimato di evacuare prima dell’attacco, a Khan Younis, nella parte meridionale della Striscia di Gaza, il 30 giugno 2026. REUTERS/Ramadan Abed REUTERS

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«Gaza è un disastro». Lo ha detto il cardinale Pierbattista Pizzaballa, dialogando con il direttore di Limes, Lucio Caracciolo, raccontando la sua visita nella Striscia la settimana scorsa: «Le città - dice con parole drammatiche, riportate dai media vaticani - sono rase al suolo, livellate, azzerate. Rafah non esiste più. Ciò che a me colpisce di più è il fatto di viaggiare su strade fortuite, in mezzo alle tende, alle fognature. Qui vive la gente di Gaza. Un aspetto che le immagini non rendono sono gli odori. E una delle piaghe più presenti in questo momento sono i topi, che mordono. Mordono soprattutto i bambini e Gaza è piena di bimbi».

«Siamo pronti a istituire immediatamente tre insediamenti nella fascia settentrionale di Gaza, non appena il primo ministro darà il via libera», ha affermato in un video postato sui social il ministro delle Finanze israeliano, Bezalel Smotrich. Come riportato dal Times of Israel, Smotrich ha rilasciato queste dichiarazioni durante una visita ieri al Sderot, comunità israeliana al confine con la Striscia. Il ministro ha rivolto un appello al premier Benjamin Netanyahu, esortandolo a «dare l’approvazione» al progetto, in modo da «completare la missione di ripristinare la sicurezza per i residenti del sud» di Israele. In aggiunta, riporta ancora il Times of Israel, Smotrich ha sostenuto che l’Idf dovrebbe controllare più del 70% del territorio della Striscia su cui attualmente già esercita predominio.

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Otto vittime negli ultimi attacchi israeliani

 Secondo il Ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas, otto persone sono state uccise e 26 ferite negli attacchi militari israeliani nella Striscia nelle ultime 24 ore. Sempre secondo i dati del ministero, 1.053 persone sono state uccise e 3.406 ferite dall’entrata in vigore del cessate il fuoco tra Hamas e Israele a ottobre. Solo 786 corpi sarebbero stati recuperati. Dall’inizio della guerra a Gaza, il ministero della Salute ha riferito che Israele ha ucciso 73.066 palestinesi e ne ha feriti 173.514.

Il Cogat, l’ente del ministero della Difesa israeliano che si occupa dei Territori, ha incece riferito che Israele ha consentito a oltre 100 civili di lasciare la Striscia di Gaza attraverso il valico di Kerem Shalom per ricevere cure mediche all’estero. «Durante il tragitto, il gruppo è stato trattenuto per oltre un’ora a un posto di blocco allestito da terroristi di Hamas. Anche le Nazioni Unite hanno riferito dell’accaduto, condannando il ritardo nell’evacuazione medica e il danno arrecato al processo umanitario», ha dichiarato il Cogat. «Dall’inizio della guerra è stata autorizzata l’uscita di circa 50.000 civili palestinesi della Striscia verso Paesi terzi, per la maggior parte pazienti bisognosi di cure mediche e i loro accompagnatori. Inoltre, dall’inizio del cessate il fuoco, il valico di Rafah è operativo. Ad oggi, 4.100 persone sono entrate nella Striscia di Gaza attraverso il valico e 4.400 ne sono uscite», scrive su X il Coordinamento.

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Intanto le l’Idf e lo Shin Bet comunicano l’uccisione di un militante della Jihad islamica ritenuto a capo di una cellula infiltratasi in Israele durante il massacro del 7 ottobre e che, nel corso della guerra, avrebbe partecipato alla detenzione di ostaggi. L’attacco è avvenuto domenica nel sud della Striscia di Gaza: l’obiettivo era Talal Jaber Mohammad Abd al-Aal, che aveva ricoperto anche diversi incarichi all’interno dell’organizzazione della Jihad islamica. Prima dell’attacco, l’Idf afferma di aver adottato misure per ridurre al minimo i danni ai civili, tra cui l’impiego di munizionamento di precisione e la sorveglianza aerea.

A Cipro riunione del Board of peace di Trump

Il Board of Peace per Gaza, iniziativa del presidente statunitense Donald Trump, avvia oggi a Cipro una riunione destinata a durare due o tre giorni. Lo hanno riferito fonti ufficiali dell’isola, precisando che l’incontro si svolge in un complesso turistico cipriota.

La riunione ha l’obiettivo di rivedere la strategia dell’organismo e rilanciare il processo di pace per l’enclave palestinese, passato in secondo piano dopo l’inizio, lo scorso febbraio, della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.

Secondo Politico, il focus dell’incontro sarà la “ricalibrazione” dell’iniziativa, che nei suoi primi sei mesi di attività ha incontrato difficoltà finanziarie, ostacoli logistici e contestazioni sulla sua legittimità internazionale.

La lista ufficiale dei partecipanti non è stata diffusa, ma è attesa la presenza dell’alto rappresentante del Consiglio per Gaza, il diplomatico bulgaro Nickolay Mladenov, dell’ex primo ministro britannico Tony Blair e di rappresentanti del Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza, un gruppo di tecnocrati palestinesi che dovrebbe sostituire Hamas alla guida dell’enclave.

Le autorità cipriote hanno chiarito che l’isola agisce solo come sede dell’evento e non partecipa alla sua organizzazione. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha detto mercoledì scorso che rappresentanti di oltre 20 Paesi parteciperanno alla prima riunione.

La Russia non sarà rappresentata al primo incontro e la sua posizione sull’iniziativa è ancora in fase di definizione, ha affermato la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova.

La creazione dell’organismo è stata recepita dall’Onu nel piano di pace in 20 punti per Gaza, anche se le Nazioni Unite gli hanno attribuito un mandato limitato, circoscritto alla Striscia e valido fino al 2027. Diversi diplomatici hanno tuttavia avvertito che l’istituzione del Board potrebbe ostacolare il lavoro dell’Onu.

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