«Più protezione per le Pmi del vino»
di G.d.O.
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In Brasile il vino italiano paga un dazio di circa il 27% sul valore del prodotto contro la tariffa zero dei competitor di area Mercosur Cile e Argentina.
In Cina in assenza di accordi è sopravanzato in termini di quota di mercato sempre dal Cile e dall’Australia che invece vantano accordi commerciali con Pechino.
È quindi evidente che la strada dei negoziati è molto importante per il commercio internazionale per il vino made in Italy. E se ne sta rendendo conto anche una importante organizzazione che in passato non ha risparmiato dure critiche al Ceta e allo Jafta le due intese commerciali che Bruxelles ha stretto rispettivamente con Canada e Giappone.
«Noi non siamo aprioristicamente contrari agli accordi internazionali – ha spiegato a margine della presentazione di Vinitaly il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini –. Le nostre critiche sono legate al livello di protezione garantito ai prodotti di qualità italiani, alle denominazioni d’origine. Un livello troppo basso per quanto riguarda Ceta e Jefta, ma siamo fiduciosi che qualcosa possa cambiare».
Prandini pensa soprattutto a un precedente: l’accordo commerciale col Canada del 2003 che ha garantito protezione a tutti i vini Doc e Docg italiani. «Quel tipo di intesa – ha aggiunto Prandini - non è stata estesa anche agli altri prodotti alimentari Dop e Igp, ma è rimasta limitata al solo vino. Noi invece chiediamo con forza una tutela allargata perché riteniamo che le imprese vadano accompagnate sui mercati indipendentemente dalla loro dimensione».


