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Più occupati nel turismo, ma un’assunzione su due è difficile da trovare

Uno studio dei Consulenti del lavoro evidenzia come la mancanza di personale rischia di arrestare bruscamente la corsa del settore che traina l’economia italiana da anni. Le imprese faticano a trovare cuochi, pasticcieri, gelatai e camerieri, e a farne le spese sono soprattutto le aziende del Centro Nord

di Giorgio Pogliotti

(Adobe Stock)

3' di lettura

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Il turismo rappresenta un volano per il mercato del lavoro in Italia, l’occupazione continua a crescere, ma le imprese devono fare i conti con la mancanza di personale rischia di arrestare bruscamente la corsa del settore che traina l’economia italiana da anni. Le imprese faticano a trovare cuochi, pasticcieri, gelatai e camerieri, e a farne le spese sono soprattutto le aziende del Centro Nord.

Il 51,8% di posizioni cercate sono introvabili dalle imprese

Nel 2024 questo comparto ha superato 1,5 milioni di addetti (+2,1% rispetto al 2023 e +21,5% rispetto al 2014). Ma sono aumentate fortemente anche le posizioni introvabili: secondo le previsioni Unioncamere-Excelsior, le entrate previste nel settore alloggi, ristorazione e servizi turistici lo scorso anno ammontavano a oltre 1 milione 167 mila, pari al 21,2% del totale delle assunzioni previste dalle aziende italiane. Rispetto al 2019, quando le entrate erano poco più di 854 mila, la difficoltà di reclutamento è cresciuta in modo esponenziale: il tasso di irreperibilità dei profili per le aziende che operano nel settore è passato dal 24,6% (2019) al 51,8% (2024) mentre il numero dei lavoratori introvabili è quasi triplicato, da 210 mila a 604 mila. E nel primo semestre 2025 Excelsior ha previsto previsto 647 mila assunzioni nel settore, il 12,5% in più di assunzioni del 2024.

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Un rapporto della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, “L’occupazione nel turismo, tra opportunità e limiti di crescita”, elaborata su dati Istat, evidenzia che a mancare sono soprattutto cuochi (irreperibili nel 61,7% dei casi), pasticcieri e gelatai (59,8%), camerieri (54,7%), baristi (50,6%) e, ancor di più, i tecnici della produzione e preparazione alimentare (76,4%). La difficoltà riguarda in modo particolare le regioni che negli ultimi anni hanno assistito a una crescita del fabbisogno di figure per il comparto ricettivo-ristorativo: come Sicilia, Calabria e Sardegna. Le regioni con più alti livelli di mismatch tra domanda e offerta di lavoro sono invece nel Centro Nord: Molise (66,6% dei profili giudicati irreperibili dalle aziende), Umbria (61,1%), Trentino Alto Adige (58,4%), Lazio (58,1%), Piemonte e Val D’Aosta (55,7%).

Le criticità che rendono il settore meno attrattivo

Il settore sconta criticità strutturali che rischiano di comprometterne la capacità di attrazione dal punto di vista occupazionale: tra i principali fattori c’è l’elevata incidenza del lavoro irregolare che ancora caratterizza il 13,5% dell’occupazione del settore, la stagionalità dei rapporti di lavoro, l’intensità delle attività e una qualità dell’offerta occupazionale che, in molti casi, si mantiene su livelli modesti. A pesare negativamente è anche l’assenza sistemica di percorsi formativi idonei che producano personale qualificato in misura adeguata alle richieste, stagionalità e intensità del lavoro.

Cresce la richiesta di personale qualificato

Non mancano segnali positivi, considerando che negli ultimi anni è cresciuta la domanda di lavoratori con qualifica di formazione professionale, la cui incidenza sul totale delle assunzioni previste è passata dal 43,2% del 2019 al 51,7% del 2024. Il settore va strutturandosi: a crescere sia soprattutto il lavoro dipendente. nell’ultimo quinquennio a fronte di un incremento del 5,9% del numero dei lavoratori, gli autonomi diminuiscono (-1,9%), mentre i dipendenti registrano un balzo in avanti del 9%.

«Il turismo rappresenta un volano per l’economia del nostro Paese - spiega il presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca -, ma non possiamo ignorare l’altra faccia della medaglia: la difficoltà crescente nel trovare lavoratori qualificati rischia di trasformarsi in un’emergenza strutturale che mette a rischio lo sviluppo futuro del comparto e l’andamento positivo dell’occupazione. Oggi più che mai è fondamentale vincere la sfida del reperimento delle competenze investendo nella formazione mirata, soprattutto aumentando gli Its».

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