Previsioni

Pil: Upb alza stima a +0,9% nel 2026, conferma +0,6% nel 2027

L’economia italiana mostra una tenuta migliore del previsto, con l’inflazione che risale a causa delle tensioni energetiche, influenzando il potere d’acquisto e le prospettive di crescita

Un'operaio metalmeccanico al lavoro in un'immagine d'archivio.  Il Pil italiano nel I trimestre del 2010 e cresciuto dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dello 0,5% rispetto al primo trimestre 2009. Lo comunica l'Istat,che ha rivisto al ribasso la stima preliminare (+0,5% congiunturale e +0,6% tendenziale). GIORGIO BENVENUTI ANSA

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - L’economia mostra una capacità di tenuta superiore alle attese, nonostante il quadro internazionale sottoposto a shock, causati dalla elevata instabilità geopolitica e commerciale: le previsioni sulla crescita sono state migliorate per il 2026. Lo sottolinea la Nota sulla Congiuntura di agosto dell’Ufficio parlamentare di bilancio, che aggiorna il quadro sulla congiuntura: per il 2026 l’Upb stima un Pil allo 0,9% con una revisione di quattro decimi di punto percentuale rispetto alle precedenti valutazioni di aprile, formulate in occasione dell’esercizio di validazione del Documento di finanza pubblica; è invece confermata la previsione allo 0,6 per il 2027.

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Inflazione: Upb stima +3,1% in media 2026, +2,3% nel 2027

L’accelerazione dei prezzi rappresenta uno degli elementi di maggiore attenzione dello scenario. Nel secondo trimestre del 2026 l’inflazione è risalita al 3%, sospinta prevalentemente dall’aumento dei prezzi energetici conseguente alle tensioni in Medio Oriente, per poi flettere lievemente in luglio (al 2,8%). Lo rileva l’Upb nella Congiuntura di agosto. La dinamica dei prezzi ha reagito più rapidamente rispetto al resto dell’Area Euro, chiudendo il differenziale inflazionistico negativo con i partner europei precedentemente registrato. Nello scenario previsivo, il deflatore dei consumi delle famiglie è atteso aumentare di circa tre punti percentuali nella media dell’anno 2026, per poi rallentare al 2,3% nel 2027; il costo del lavoro aumenterebbe a un ritmo inferiore rispetto ai prezzi al consumo, determinando una temporanea erosione del potere d’acquisto dei redditi da lavoro.

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