Anniversario

Piero Gobetti, una voce che oggi risuona con la stessa forza

A cento anni dalla morte, Paolo Di Paolo ricorda la lezione del giovane intellettuale antifascista e il monito a non essere apolitici, perché altrimenti si è complici

di Eliana Di Caro

3' di lettura

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Non è una classica biografia, non è un’antologia di testi commentati, non è nemmeno un romanzo né un reportage nei luoghi gobettiani. E dunque che cos’è, questo nuovo omaggio di Paolo Di Paolo all’intellettuale torinese?

Un mondo nuovo tutti i giorni è essenzialmente un messaggio alla politica di oggi, alla società civile e a chiunque voglia coglierlo. Un invito non solo a mettersi in ascolto e lasciarsi ispirare, vincendo la rassegnazione e lo scetticismo di tempi che sembrano non lasciare spiragli, ma anche a dialogare con una figura di straordinaria modernità, in grado di parlare oggi con la stessa forza di allora.

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Pagina dopo pagina, si entra nel flusso di energie profuse da Gobetti in quei sette anni che, ricorda Bobbio, coincidono come in nessun altro percorso esistenziale «con la storia della crisi dello Stato liberale e dell’avvento e del consolidamento del regime fascista»: il suo primo articolo è del novembre 1918, l’ultimo del dicembre 1925. Nel mezzo, una capacità di studio e una produzione infaticabile che sono tutt’uno con la sua precocità intellettuale. Unita a una versatilità con pochi eguali – le riviste, la critica letteraria e teatrale, la casa editrice, l’arte, oltre naturalmente alla politica – che, anniversario dopo anniversario, non ci si stanca di descrivere, sottolineare, esplorare.

Di Paolo ricostruisce, portando chi legge per mano, il mondo fitto di relazioni e legami di una personalità che presto costituisce un punto di riferimento, a dispetto dell’età (oggi “giovane”, nel suo caso, ci sembra persino inappropriato in un Paese in cui a quarant’anni e oltre si è considerati tali). Ritroviamo Carlo Levi ed Eugenio Montale, Natalino Sapegno e Giuseppe Prezzolini, poi i tanti autori che hanno alimentato le riviste dando vita a quel progetto di rivoluzione liberale e di una nuova Italia che aveva ben chiaro: contava di realizzarlo con energie nove (il nome, non a caso, di una delle sue creature), spronando tutti a metterne a disposizione.

E poi, naturalmente, c’è Ada Prospero. «Ci sarà, c’è stata un’Ada senza Piero. È difficile pensare a un Piero senza Ada», scrive Di Paolo. Belli i passaggi in cui si raccontano il loro incontro, le affinità e le specificità di ognuno, il rapporto che cresce e che ritroviamo in tutta la sua pienezza nel carteggio (grazie sempre a Ersilia Alessandrone Perona per l’amore con cui l’ha curato in Nella tua breve esistenza, Einaudi).

Il fascismo e la violenza (più tardi l’esilio nel gelo di Parigi) attraversano il libro per esplodere con l’assassinio di Giacomo Matteotti, cui Gobetti dedica a caldo uno splendido ritratto. Carlo Rosselli non esita a definirlo un «miracolo di penetrazione psicologica»: «il più bel monumento» alla sua memoria, ricorda Di Paolo. E mentre Mussolini scaglia il suo anatema ingiungendo al prefetto di Torino di rendere «impossibile la vita a questo insulso oppositore di governo e del fascismo», Gobetti moltiplica gli sforzi e chiama a raccolta chi pensa di sfuggire all’impegno trincerandosi nell’indifferenza, scegliendo di essere apolitico.

Di Paolo cita parole che sono macigni, nel loro guardare lontano: «Questa non è ancora la nostra Italia. Ma soltanto perché la nostra c’è già in noi e la opponiamo oggi all’Italia mussoliniana. Opposizione senza illusioni e senza ottimismi; ma chi è scettico in altro modo, chi si professa apolitico non è soltanto un letterato o un retore, è un disertore, un complice del regime», ammonisce Gobetti nel ’24. Parole che interrogano tutti, in ogni tempo, chiamandoci in causa per contribuire a un mondo nuovo tutti i giorni, come dichiara opportunamente il titolo (una citazione del protagonista) di questo libro. Nel quale l’autore, qui e là, lascia affiorare passaggi autobiografici che si intrecciano alla sua ricerca e agli incontri che hanno segnato il suo percorso gobettiano, da Tabucchi a Saramago.

Tutto si tiene, in un mosaico di nomi, azioni, sacrifici. Ogni tessera accompagna chi legge, drammaticamente, verso quella «interminabile sconfitta». Con la consapevolezza, però, che «nessun popolo è condannato se non si condanna da sé» (Balbino Giuliano, «Energie nove»). Non un’accusa: una chiamata.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Paolo Di Paolo

Un mondo nuovo tutti i giorni

Solferino, pagg. 150, € 16,50

Riproduzione riservata ©
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