Piero Gobetti, una voce che oggi risuona con la stessa forza
A cento anni dalla morte, Paolo Di Paolo ricorda la lezione del giovane intellettuale antifascista e il monito a non essere apolitici, perché altrimenti si è complici
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Non è una classica biografia, non è un’antologia di testi commentati, non è nemmeno un romanzo né un reportage nei luoghi gobettiani. E dunque che cos’è, questo nuovo omaggio di Paolo Di Paolo all’intellettuale torinese?
Un mondo nuovo tutti i giorni è essenzialmente un messaggio alla politica di oggi, alla società civile e a chiunque voglia coglierlo. Un invito non solo a mettersi in ascolto e lasciarsi ispirare, vincendo la rassegnazione e lo scetticismo di tempi che sembrano non lasciare spiragli, ma anche a dialogare con una figura di straordinaria modernità, in grado di parlare oggi con la stessa forza di allora.
Pagina dopo pagina, si entra nel flusso di energie profuse da Gobetti in quei sette anni che, ricorda Bobbio, coincidono come in nessun altro percorso esistenziale «con la storia della crisi dello Stato liberale e dell’avvento e del consolidamento del regime fascista»: il suo primo articolo è del novembre 1918, l’ultimo del dicembre 1925. Nel mezzo, una capacità di studio e una produzione infaticabile che sono tutt’uno con la sua precocità intellettuale. Unita a una versatilità con pochi eguali – le riviste, la critica letteraria e teatrale, la casa editrice, l’arte, oltre naturalmente alla politica – che, anniversario dopo anniversario, non ci si stanca di descrivere, sottolineare, esplorare.
Di Paolo ricostruisce, portando chi legge per mano, il mondo fitto di relazioni e legami di una personalità che presto costituisce un punto di riferimento, a dispetto dell’età (oggi “giovane”, nel suo caso, ci sembra persino inappropriato in un Paese in cui a quarant’anni e oltre si è considerati tali). Ritroviamo Carlo Levi ed Eugenio Montale, Natalino Sapegno e Giuseppe Prezzolini, poi i tanti autori che hanno alimentato le riviste dando vita a quel progetto di rivoluzione liberale e di una nuova Italia che aveva ben chiaro: contava di realizzarlo con energie nove (il nome, non a caso, di una delle sue creature), spronando tutti a metterne a disposizione.
E poi, naturalmente, c’è Ada Prospero. «Ci sarà, c’è stata un’Ada senza Piero. È difficile pensare a un Piero senza Ada», scrive Di Paolo. Belli i passaggi in cui si raccontano il loro incontro, le affinità e le specificità di ognuno, il rapporto che cresce e che ritroviamo in tutta la sua pienezza nel carteggio (grazie sempre a Ersilia Alessandrone Perona per l’amore con cui l’ha curato in Nella tua breve esistenza, Einaudi).









