Tempo di bilanci

Pieno di utili a Piazza Affari: il 65% delle società batte le attese di mercato

L’analisi di Intermonte su 62 società quotate rivela che ben 40 hanno superato le aspettative nel secondo trimestre. Nonostante le incertezze in Medio Oriente, i profitti complessivi del Ftse Mib salgono da inizio anno del 19% a 37,3 miliardi di euro. Guida il settore finanziario, ma arrivano segnali positivi anche da industria, lusso e difesa.

 Imagoeconomica

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Un esame superato a pieni voti, anzi addirittura con lode, quello dei bilanci societari a Piazza Affari. I conti trimestrali presentati ormai dalla quasi totalità delle quotate sul listino milanese hanno in gran parte superato le aspettative già piuttosto improntate all’ottimismo che gli analisti nutrivano un mese fa. L’insidia rappresentata dai temuti effetti della guerra scoppiata in Medio Oriente su crescita e inflazione sembra essere ormai alle spalle, nonostante la situazione nel Golfo sia ancora lontana dall’essere risolta, e l’incremento significativo degli utili aziendali già registrato nei primi sei mesi dell’anno rende gli esperti di mercato ancora più fiduciosi nelle capacità di centrare l’obiettivo da molti indicato di una crescita complessiva a doppia cifra per l’intero 2026 e sul quale pochi probabilmente erano disposti a scommettere a fine febbraio, dopo l’attacco lanciato all’Iran.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’effetto sorpresa

L’analisi effettuata da Intermonte per Il Sole 24 Ore rivela come ben 40 delle 62 società quotate del nostro Paese seguite dalla Sim milanese e che finora hanno diffuso i risultati del secondo trimestre 2026 abbiano superato le attese degli analisti, contro 16 che hanno pubblicato dati in linea e soltanto 6 che hanno deluso. Si tratta in fin dei conti di una percentuale di sorprese positive che «supera la media del 45-50% che ha caratterizzato i trimestri precedenti» osserva Alberto Villa, responsabile della ricerca azionaria di Intermonte, quindi di un risultato comunque degno di nota e forse non del tutto atteso.

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Ciò che ha stupito non sono stati nello specifico i risultati delle banche e in generale quelli ottenuti in ambito finanziario, dove le sorprese non rappresentano certo una novità da ormai molti trimestri. Qui la tendenza favorevole si è infatti confermata, ma le buone notizie sono arrivate stavolta anche da altrove. Intermonte indica in particolare alcuni comparti industriali e anche il settore consumi che comprende lusso, beverage e salute caratterizzati in precedenza da trend difficili, oltre che la componentistica per l’auto e la difesa. «In questo caso il fattore sorpresa è in parte dovuto anche al fatto che nei mesi precedenti le aspettative erano state riviste al ribasso, mentre i conti si sono rivelati alla fine positivi» ammette Villa, che sotto tale aspetto accomuna l’Italia al resto d’Europa, che in fondo ha registrato dinamiche simili.

La marcia dei profitti

All’origine della spinta che ha portato il Ftse Mib a segnare record a ripetizione anche nella settimana appena conclusa risiedono soprattutto ragioni di carattere generale, tra le quali l’inevitabile attesa di una riapertura dello stretto di Hormuz e di un conseguente raffreddamento dei prezzi petroliferi. Non c’è dubbio tuttavia che anche le notizie provenienti dal fronte societario abbiano avuto il loro peso nel favorire gli acquisti degli investitori. Prese nel complesso, le aziende quotate nel listino principale di Milano, il Ftse Mib, sono state in grado di mettere assieme da inizio anno profitti per ben 37,3 miliardi di euro secondo i dati raccolti dal Centro Studi Il Sole 24 Ore a valle delle trimestrali appena rivelate.

Chi guida la classifica

Protagoniste assolute di un aumento che rispetto allo stesso periodo dello scorso anno vale in termini generali oltre il 19% sono state ovviamente le banche, capaci di mettere assieme oltre il 40% dei profitti semestrali realizzati all’interno del listino principale. A tutto ciò si aggiunge idealmente l’apporto fornito dalle compagnie assicurative (che vale un ulteriore 9%) e dalle società di gestione del risparmio (quasi l’8%) per disegnare una Borsa legata per più della metà in termini di redditività al comparto finanziario in senso lato. I primi cinque nomi «macina-utili» - nell’ordine UniCredit, Intesa, Enel, Eni e Generali - sommano invece insieme quasi il 60% del valore complessivo.

Al di là dei singoli casi o exploit, l’elemento più importante e degno di nota sembra essere la coralità del fenomeno. «Le indicazioni pervenute per questo trimestre e per i successivi – sostiene Villa - sono state quasi ovunque incoraggianti e tali da dare visibilità alla crescita a due cifre degli utili che ci aspettiamo per l’intero 2026». Il timore contrario che trapelava alla vigilia dell’avvio della stagione delle trimestrali, cioè quello di un livello di profitti non all’altezza delle aspettative che avrebbe potuto innescare un’ondata di prese di beneficio, si è rivelato da questo punto di vista per fortuna infondato. La favola di Piazza Affari può quindi proseguire, almeno per il momento.

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  • Maximilian Cellino

    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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